Turingia e Sassonia, l’altra Germania prende a schiaffi il governo Scholz

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Il voto di ieri ha terremotato la Germania: il trionfo di Alternative fur Deutschland in Turingia, il risultato altrettanto robusto dell’ultradestra in Sassonia, dove è seconda a un’incollatura dall’Unione Cristiano-Democratica (Cdu), l’emergere dell’Alleanza Sarah Wagenknecht (Bsw) a prima forza di sinistra in entrambi i Lander e il tracollo in contemporanea dei tre partiti che governano a Berlino, sembrano una campana a morto per l’esecutivo a poco più di un anno dal voto per il rinnovo del Bundestag.

E in definitiva si manifesta un messaggio fondamentale: c’è una Germania profonda che, premiando con il il 48% dei suffragi in Turingia e il 43,8% in Sassonia Afd e Bsw, due partiti che dai lati opposti degli schieramenti politici incarnano una rivolta esplicita contro l’establishment istituzionale, boccia apertamente Spd, Verdi e liberali Fdp, le tre formazioni al governo a Berlino e chiede un’aperta discontinuità.

Si critica l’esecutivo sui dossier che sono ritenuti più scottanti a Est: la precarietà economica, il sostegno all’Ucraina ritenuto fonte di diversione di risorse e di una rottura con la Russia che era tra i primi partner commerciali dell’Est, la crisi industriale, l’aumento dell’inflazione, la critica dell’agenda green. A cui si aggiunge il sempreverde cavallo di battaglia dell’immigrazione.

E così, l’ultradestra di Afd diventa il primo partito di estrema destra a primeggiare in un Lander, proprio in quella Turingia dove nel 1931 Wilhelm Frick, nominato ministro dell’Interno, fu il primo esponente del Partito Nazista a essere ammesso nel gabinetto di uno Stato tedesco. E Bsw emerge a sinistra cavalcando la commistione tra un’agenda socialisteggiante in economia, il rifiuto di un progressismo “woke” su ambiente e diritti civili e un sostanziale conservatorismo sociale che a Est fa presa. Il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, ha commentato su X sdegnato l’exploit dei due partiti.

“Vince il rancore contro tutto e tutti”, nota l’ex presidente del Consiglio. Una lettura che si ripropone da un decennio a ogni vittoria delle formazioni esterne al tradizionale establishment politico europeo. E che, ovviamente, è superficiale. Si tende, tradizionalmente, a associare il successo delle forze anti-sistema in Germania Est a un meccanismo di reazione all’insoddisfazione generale verso la disuguaglianza Ovest-Est. Ma al netto delle differenze sulle politiche, questo non spiega l’intera storia.

L’ascesa delle forze anti-sistema è infatti avvenuto nel decennio in cui, pur con difficoltà, il “muro” invisibile tra Est e Ovest si è ridotto di dimensioni. E in cui grandi aziende dell’Occidente tedesco hanno avviato proficui investimenti. Come dice il Guardian,” l’economia e la demografia spiegano solo fino a un certo punto l’esito delle votazioni di domenica”, gli orientamenti identitari sono più profondi. L’Est, insomma, è un’altra Germania. E i partiti al governo a Berlino farebbero bene ad accettarlo. Pena un disastro elettorale da qui a un anno. Quella orientale è un’altra Germania. E non basterà demonizzare i “populisti” per cambiarne le logiche.