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Nell’intreccio di misteri e colpi di scena che hanno caratterizzato il fallito golpe, con cui una frangia delle forze armate ha maldestramente cercato di rovesciare il presidente turco Erdogan, appare anche una “flotta fantasma”.

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Dalla sera del mancato putsch, infatti, non si hanno più notizie di alcune navi della Marina turca, dislocate sul Mar Egeo e sul Mar Nero, sospettate d’aver preso parte alla congiura contro il sultano.

Le navi “scomparse”, in tutto, sarebbero quattordici. Come già accaduto per sette militari turchi e un civile che – dopo esser atterrati con un Blackhawk nell’aeroporto di Alexandroupoli – hanno chiesto asilo al governo di Atene, anche la “flotta fantasma” potrebbe aver tentato una disperata manovra di salvataggio. Secondo i rumors, il gruppo di navi avrebbe cercato di riparare in Grecia per sottrarsi alla cattura e alle famigerate “purghe” di Erdogan.

Dalle colonne del quotidiano turco Hurriyet, inoltre, si apprende che anche due elicotteri e venticinque soldati delle unità speciali mancherebbero all’appello.

Sul giallo della “flotta fantasma” si sono pronunciate anche Ankara e Atene. Per il vice presidente turco Numan Kurtulum “nessuna nave risulterebbe dispersa”, mentre, secondo il Ministero della Difesa greco, nell’immediato dopo golpe, alcune navi “avrebbero cercato di entrare nelle acque territoriali della Grecia. Tuttavia, questo non è accaduto”. Resta da chiarire, allora, dove si trovano fisicamente le imbarcazioni militari e il loro equipaggio.

Anche l’ammiraglio Veysel Kosele è irrintracciabile, come riporta il The Times. Al momento non è ancora chiaro se il comandante abbia preso parte al tentato putsch o se, come hanno suggerito i media locali, sia stato attirato a bordo con l’inganno e preso in ostaggio.

Per approfondire: Turchia, cinquant’anni di colpi di Stato

Kosele potrebbe ricevere lo stesso trattamento del generale Akin Ozturk, ex capo dell’aviazione turca ritenuto responsabile d’aver pianificato l’operazione sovversiva. Il viso contuso di Ozturk è il simbolo della furia con cui la vendetta di Erdogan si è abbattuta sui presunti golpisti e, più in generale, su tutti gli elementi dell’establishment turco non graditi al presidente.

Dallo scorso venerdì ad oggi, in Turchia, nonostante gli inviti alla moderazione e al rispetto dello stato di diritto da parte della comunità internazionale, arresti ed epurazioni hanno coinvolto quasi 10mila persone.

Le ire del sultano, che si è detto pronto a ratificare la reintroduzione della pena capitale, non si sono scagliate solo su forze armate e corpi di polizia, anche centinaia di magistrati e 15mila docenti sono stati sospesi dai loro incarichi. Tra le file dei servizi segreti oltre 100 agenti sono stati destituiti dalle loro funzioni, il Consiglio supremo radiotelevisivo della Turchia ha revocato le licenze a 20 emittenti televisive e nemmeno la chiesa islamica è al riparo, sono quasi 300 gli imam finiti nell’occhio del ciclone.

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