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Il governo della Turchia ha comunicato di aver esteso il tempo delle manovre militari nelle acque al largo di Cipro fino al 10 marzo. Una notizia che può avere pesanti ricadute sulla questione tra l’Eni e la marina militare turca. Sfruttando la giustificazione di queste esercitazioni, la marina di Ankara aveva bloccato il 10 febbraio scorso la nave Saipem 12000, affittata dall’italiana Eni, mentre era diretta in un’area di esplorazione nella zona economica esclusiva (Zee) cipriota. Il presidente Anastasiades ha convocato per stasera alle 19,:5 ora locale una riunione di emergenza del governo per discutere sulle “prossime mosse” da intraprendere. Lo ha scritto l’agenzia di stampa cipriota Cna, che ha anche riferito che Anastasiades ha discusso della questione con il premier greco Alexis Tsipras durante un colloquio telefonico.

I media ciprioti hanno riferito la notizia sottolineando che il prolungamento delle esercitazioni che dovevano avere termine il 22 febbraio, possa implicare un’automatica estensione del blocco della Saipem 12000. Evidentemente, in questo caso, la scelta del prolungamento delle esercitazioni diventa una scusa per mostrare di non avere ancora raggiunto un accordo soddisfacente per la parte turca nella querelle internazionale con Eni e Cipro. Il governo cipriota, alcuni giorni fa, aveva definito (non a torto) un “pretesto” il blocco della nave per via delle esercitazioni, e aveva denunciato la violazione del diritto internazionale da parte della Turchia, che avrebbe infranto, a detta di Nicosia, i diritti sovrani di Cipro nelle sua Zona economica esclusiva. La Zee cipriota, va ricordato, non è proprio riconosciuta dalla Turchia.

L’annuncio turco, dicevamo, è un chiaro segnale che le trattativa intraprese fra Turchia, Italia, Eni e Unione europea sono ancora lontane da una conclusione. E Ankara fa la voce grossa. La scorsa settimana, il governo italiano, attraverso le parole del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, aveva comunicato che l’Italia “ha aperto tutti i canali diplomatici con la Turchia” sperando di raggiungere “una soluzione condivisa”. Ma l’Italia non è la sola ad agire. La Rappresentante speciale del Segretario generale dell’Onu per Cipro, Elizabeth Spehar, ha incontrato a Nicosia Anastasiades. “Sono state intraprese azioni molto mirate, che non possono essere rese pubbliche per non minare tali sforzi”, ha detto il portavoce del governo di Cipro, Nikos Christodoulides. “Le iniziative sono portate avanti a vari livelli, non solo a livello diplomatico”, ha aggiunto, “credo che le prossime 24 ore saranno decisive”. Una preoccupazione confermata anche da Jean-Claude Juncker.

Anche la Russia, gigante energetico interessato all’esplorazione dei giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale segue con “estrema preoccupazione” il blocco della nave Saipem 12000 nelle acque della Zee di Cirpo. Il governo di Nicosia ha ottimi rapporti con quello di Mosca e spera nell’intercessione del Cremlino per far desistere Erdogan dal proseguire in una provocazione che rischia di minare il già fragile equilibrio del Levante. Per la Russia è fondamentale avere l’area in una situazione stabile, dal momento che gli interessi sono enormi e i giacimenti di gas di tutto il bacino hanno un valore economico, politico e strategico che incide sensibilmente sugli equilibri geopolitici del Mediterraneo.

Nelle ore successive al blocco, il ministero degli Esteri di Ankara aveva dichiarato che i ciprioti stessero ignorando “i diritti inalienabili sulle risorse naturali” dei turco-ciprioti, agendo come se la repubblica di Cipro fosse “l’unico proprietario dell’isola”. Frasi molto importanti che devono essere messi in correlazione con i recenti incidenti avvenuti nel Mar Egeo fra la marina turca e quella greca, data la storica alleanza e sinergia totale fra Nicosia e Atene. Una motovedetta turca ha speronato il 13 febbraio un’imbarcazione della guardia costiera greca vicino all’isolotto disputato di Imia (Kardak in turco), e due navi da guerra turche e greche il 17 gennaio scorso si erano scontrate sempre vicino all’isola contesa.