Adesso è di nuovo scontro fra Turchia e Stati Uniti. Il presidente Recep Tayyip Erdogan si è rifiutato di incontrare il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton in visita ad Ankara. La capitale turca è la seconda tappa del tour in Medio Oriente del consigliere Usa, che prima aveva visito Israele per incontrare Benjamin Netanyhau. Anche in quel caso, il nodo da sciogliere è stato solo uno: la Siria.

L’annuncio del ritiro americano dal conflitto ha avuto immediatamente effetto sullo scacchiere mediorientale. Gli alleati vogliono garanzie da parte di Washington. E se Israele continua ad affermare la volontà di colpire qualsiasi postazione iraniana o di Hezbollah in Siria – e lo ha fatto anche concretamente con l’ultimo bombardamento a Damasco -, la Turchia vuole ottenere da quel ritiro la possibilità di controllare il territorio settentrionale siriano. Quello che vede sul campo le truppe Usa e soprattutto le milizie curde, vero obiettivo dell’offensiva di Erdogan in Siria.

Bolton era arrivato in Turchia per pianificare il ritiro delle forze statunitensi e aggiornare il governo turco (che è parte della Nato) del piano di Washington. Ma le parole dette dal consigliere di Donald Trump a Gerusalemme non sono piaciute per niente al presidente turco. Che ha così deciso per una delle sue solite mosse a sorpresa: respingere la richiesta di incontro del potente funzionario americano.

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Secondo il quotidiano Daily Sabah, il rifiuto di Erdogan è dovuto alle condizioni che Bolton ha posto per il ritiro delle truppe americane. Una, in particolare, è quella che ha destato l’ira della Turchia: non mettere in pericolo le milizia curde delle Ypg. Una milizia che i turchi considerano un’organizzazione terroristica, ma che per il Pentagono è un alleato sul campo in Siria. E nonostante l’editoriale apparso oggi sul New York Times , Erdogan non sembra avere alcun interesse a proteggere le milizie del Kurdistan siriano.

Durante una riunione del suo partito, l’Akp, il presidente turco ha tuonato contro le affermazioni di Bolton in Israele. “La Siria sta rapidamente venendo liberata dalla minaccia di Daesh grazie agli sforzi eroici dei nostri soldati. Ma non possiamo accettare le dichiarazioni del consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton”, ha dichiarato Erdogan. E commentando il rifiuto all’incontro, il Sultano ha detto, quasi con sarcasmo, che il suo consigliere e portavoce, Ibrahim Kalin, è l’omologo di Bolton. E che bastava l’incontro fra loro due. Una mossa che ha provocato l’ira del consigliere Usa, che ha deciso di abbandonare la Turchia prima del previsto.

Lo scontro  fra Stati Uniti e Turchia non sembra doversi ricucire in tempi brevi, poiché le divergenze sulla Siria fra Ankara e Washington sono profonde. Gli strateghi turchi hanno da sempre l’obiettivo primario di eliminare le milizie curde dalle regioni settentrionali della Siria. E le due campagne militari di Scudo dell’Eufrate e Ramoscello d’Ulivo contro i “terroristi” hanno avuto nel mirino proprio i curdi, come confermato dall’assedio di Afrin e di altre città curde. Gli Stati Uniti, dal canto loro, pur con posizioni estremamente incerte, hanno sempre considerato le milizie dello Ypg i veri “boots on the ground” della guerra in Siria, trasformandoli nella milizia locale più vicina ai desiderata dal Pentagono.

La decisione di Donald Trump di ritirare il contingente americano dalla Siria e il via libera dato proprio alla Turchia per combattere l’Isis sostituendosi agli americani, era stata vista da Erdogan come un’occasione perfetta per raggiungere due scopi: togliere di mezzo i curdi ed entrare definitivamente nel nord-est siriano. Ma Washington, subito dopo l’annuncio di Trump, ha voluto chiedere immediate garanzie ad Ankara. Mentre Erdogan si era mantenuto sulla linea decisa durante una lunga conversazione telefonica con il suo omologo negli Stati Uniti.

E l’idea turca di entrare in Siria è stata ribadita anche oggi dallo stesso presidente turco: “Per la Turchia non c’è differenza tra Pkk, Ypg, Pyd o Daesh”, ha detto il Sultano secondo Anadolu. “Molto presto agiremo per neutralizzare i gruppi terroristici in Siria. Ed elimineremo altri gruppi terroristici che potrebbero cercare di impedirci di farlo”. Una dichiarazione che ha un solo significato: l’esercito turco si prepara a entrare di nuovo in Siria.