La Turchia e l’Ucraina sono sempre più vicine, anche grazie al rafforzamento della cooperazione bilaterale in ambito bellico.  La visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky ad Ankara è stata l’occasione giusta per siglare un “accordo quadro in ambito militare” ed uno riferito all’industria bellica. I dettagli delle intese non sono stati resi noti ma Zelensky ha parlato di “nuove opportunità” ed ha affermato che “la cooperazione in questo settore è importante per il rafforzamento della partnership strategica”.

Le parole al miele del presidente ucraino hanno trovato sponda in quelle dell’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, che ha chiarito come i rapporti tra le parti siano migliorate in molti ambiti, da quello della difesa a quello della salute passando per quello turistico. Nel mese di febbraio era stato proprio Erdogan a recarsi a Kiev e ad impegnarsi a versare quasi 26 milioni di dollari per rinforzare l’esercito ucraino. Nel 2019 l’Ucraina aveva acquistato sei velivoli Bayraktar TB2 e tre stazioni di controllo per i voli aerei dalla Turchia.

La Russia è un avversario ingombrante

L’avvicinamento di Ankara e Kiev non è casuale ma dettato da esigenze precise e soprattutto dalla presenza di un rivale comune: la Federazione Russa, potenza dominante nel Mar Nero e nella regione. I dissidi tra Federazione Russa ed Ucraina sono noti e tutto sembra dividere le due nazioni, un tempo alleate. Kiev rivendica il possesso della Crimea, annessa da Mosca in seguito alla rivoluzione di Maidan nel 2014 e punta il dito contro il Cremlino per quanto è accaduto nel Donbass. Secondo l’Ucraina, infatti, Mosca ha fomentato i disordini in loco e dovrebbe sfruttare il suo ruolo di guida politica per indurre gli insorti a più miti consigli. C’è poi, sullo sfondo, la diatriba geopolitica generata dall’avvicinamento di Kiev ad Unione Europea ed Alleanza Atlantica, desiderose di erodere la sfera d’influenza russa negli ex territori sovietici.

Le controversie tra Putin ed Erdogan, invece, sono legate al Caucaso e soprattutto alla Siria. Nel Paese mediorientale la Turchia nutre una profonda ostilità nei confronti di Bashar al-Assad, fido alleato del Cremlino e non ha mai fatto mistero di preferirgli le opposizioni islamiste. Nel Nagorno-Karabakh, invece, Erdogan è molto vicino all’Azerbaigian mentre la Russia ha una base militare in Armenia, che prende parte tanto all’Unione Euroasiatica quanto al Trattato per la Sicurezza Collettiva, due organizzazioni, rispettivamente politiche e militari, dominate da Vladimir Putin e dalle elite politiche russe.

Luci ed ombre

La Federazione Russa deve adottare una serie di contromisure per evitare che la minaccia formata dalla (potenziale) alleanza tra Turchia ed Ucraina minacci i propri interessi. Non si tratta, però, di un compito facile ed a gravare su Mosca è la carenza di alleati in questa parte del mondo. Erdogan e Zelensky, nel mese di febbraio, avevano espresso l’intenzione di far crescere il volume degli scambi commerciali fino a raggiungere i 4 miliardi di dollari ed avevano aperto, in un arco temporale di cinque anni, alla nascita di un accordo commerciale da 10 miliardi di dollari.

Le relazioni bilaterali sembrano destinate a rafforzarsi (anche) grazie al comparto energetico. Il presidente ucraino aveva accennato alla possibilità, per l’Ucraina, di importare gas naturale proveniente dal Mar Caspio tramite Bulgaria e Turchia. Ankara ha dato vita (o preso parte) ad una serie di progetti ambiziosi in questo ambito, come il gasdotto TurkStream lanciato all’inizio del 2020. Non tutto, però, va a gonfie vele. Gli investitori turchi non sembrano molto attratti dal mercato ucraino a causa di alcune incertezze politiche presenti mentre in passato ci sono stati disaccordi sulla realizzazione di infrastrutture e sulla cooperazione per la sicurezza del Mar Nero. Nubi che potrebbero rivelarsi temporanee e dare seguito ad importanti schiarite ma che, nel giro di pochi tempo, potrebbero portare a sviluppi imprevisti.