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Politica

Turchia e Somalia, un legame sempre più inscindibile (grazie al petrolio)

Ankara da tempo ha gettato lo sguardo ben oltre la penisola anatolica e la regione circostante. Il vero sogno di Erdogan è sempre stato quello di avere proprie fonti di approvvigionamento energetico e, per andarle a pescare, si è spinto...

Ankara da tempo ha gettato lo sguardo ben oltre la penisola anatolica e la regione circostante. Il vero sogno di Erdogan è sempre stato quello di avere proprie fonti di approvvigionamento energetico e, per andarle a pescare, si è spinto fino al Corno d’Africa. Qui ci sono potenzialità poco espresse per via della situazione politica e militare in cui da decenni versa l’intera area. La guerra perenne (e mai del tutto terminata) tra Etiopia ed Eritrea e soprattutto l’instabilità in Somalia, non hanno quasi mai permesso un’attenta esplorazione del sottosuolo. Per la Turchia tutto questo si è tradotto in una grande opportunità, molto vicino adesso ad essere sfruttata. Proprio in Somalia infatti, la Turkish Petroleum Corporation ha scoperto giacimenti off shore con imponenti scorte di greggio. Diverse stime parlano anche di 20 miliardi di barili potenzialmente estraibili.

Il lavoro politico dietro la scoperta del greggio somalo

Ovviamente, la compagnia turca che ha sondato i giacimenti a largo delle coste somale non era presente nel Corno d’Africa per caso. Il permesso di operare lì dove si sospettava da tempo l’esistenza di importanti giacimenti è stato dato dal governo somalo. E, a sua volta, Mogadiscio ha concesso tutte le autorizzazioni per via dei rapporti molto stretti che intrattiene con le autorità di Ankara. Turchia e Somalia da tempo appaiono come alleate, grazie a una collaborazione sviluppata su vari fronti. A partire da quello economico, passando poi per quello commerciale e militare. Un matrimonio di interessi in cui entrambe le parti guadagnano qualcosa: Erdogan contratti e maggiore incidenza politica nella regione più orientale del continente africano, la Somalia appoggi e armi per provare a uscire dallo stallo in cui è piombata dal 1991, anno della caduta di Said Barre.

La Turchia nell’implementare i suoi rapporti con la Somalia, ha sfruttato poi il vuoto lasciato soprattutto dagli Stati Uniti e dall’Europa. Ankara si è insinuata sia con il suo soft power, arrivando anche a costruire il più grande ospedale del Corno d’Africa a Mogadiscio, sia con l’hard power, come testimoniato dall’accordo di difesa tra le due parti sottoscritto nel febbraio del 2024. L’influenza assunta da Erdogan nel Paese dunque, si è rivelata decisiva poi nel momento di concludere i contratti legati all’esplorazione dei giacimenti.

Cosa vuol dire il petrolio somalo per Ankara

Così come accennato in precedenza, il presidente turco con il greggio somalo è riuscito a centrare due obiettivi importanti: avere più fonti energetiche e aumentare l’influenza nel Corno d’Africa. Sul primo punto, è noto come l’economia turca necessiti di una certa diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Il lavoro di esplorazione portato a termine dalla compagnia petrolifera di Ankara, ha segnato un passo importante per la ricerca di idrocarburi in grado di alimentare il Paese anatolico. Peraltro il lavoro ancora non è stato del tutto portato a termine: così come comunicato dalla Turkish Petroleum Corporation, il greggio è stato scoperto in due dei tre giacimenti esplorati. La quantità di petrolio somalo potenzialmente sfruttabile potrebbe quindi crescere con ulteriori esplorazioni nel terzo settore dato in concessione da Mogadiscio.

A livello politico, è ben noto che quando due Paesi firmano un accordo basato sul petrolio, il rapporto è destinato a cementificarsi. La Turchia si è così assicurata una certa influenza nel contesto somalo e, di riflesso, anche in quello regionale. Del resto, Ankara già lo scorso anno è intervenuta con successo nel mediare sulle dispute sorte tra Somalia ed Etiopia. Segno di come Erdogan oramai abbia messo radici profonde in questo angolo di continente.

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