L’asse di ferro tra Turchia e Azerbaigian è stato rinvigorito enormemente dalla fine della seconda guerra del Nagorno Karabakh. Dopo gli accordi sulla costruzione della linea ferroviaria Nakhchivan–Baku e di un parco tecnologico nei territori liberati, il dialogo incessante tra i vari livelli del potere politico ed economico ha condotto, tra le altre cose, all’espansione della rete Maarif in Azerbaigian, all’apertura di un regime di libero movimento e all’avvio di discussioni preliminari circa la cooperazione nello spazio.

Ankara nello spazio

Recep Tayyip Erdogan ha in serbo dei piani destinati a fare la storia per il 2023, anno-chiave in cui ricorreranno il centenario della repubblica e le presidenziali che determineranno il fato dell’epopea neo-ottomana. L’ultimo di questi piani è stato svelato il 9 febbraio: trasformare la Turchia in una potenza spaziale.

L’agenda interstellare dei figli di Turan è stata curata nei minimi dettagli e verrà implementata progressivamente, ovvero a tappe: la prima nel 2023, con l’allunaggio di una sonda turca costruita grazie al supporto internazionale, la seconda nel 2028, con l’atterraggio di una sonda puramente turca avente a bordo un astronauta, e la terza prevede la costruzione di un porto spaziale sul satellite.

L’invito a Baku

In conformità al credo panturco che regge e guida le azioni di Ankara nell’arena internazionale, Baku è stata invitata a partecipare al programma lunare. L’argomento è stato discusso nelle giornate del 17 – tra Mustafa Varank, il ministro dell’industria e della tecnologia turco, e Rashad Nabiyev, il ministro delle comunicazioni e della tecnologia dell’informazione azero – e del 18 – durante la visita di una delegazione dell’Agenzia spaziale turca presso il centro per le operazioni satellitari di Azercosmos.

Varank e Nabiyev si erano incontrati per discutere anche di commercio, infrastrutture e ferrovie, e il loro vertice è terminato con il raggiungimento di un’intesa propedeutica alla firma di un accordo sullo spazio. Nell’attesa che l’accordo venga finalizzato, e il suo contenuto reso pubblico, una possibile ed embrionale roadmap è stata già illustrata e prevede, tra le varie cose, l’allestimento a Baku della prossima edizione di Teknofest, il più importante evento sulla tecnologia aerospaziale e spaziale della Turchia, e l’organizzazione di attività congiunte nei rispettivi parchi tecnologici.

Un’alleanza tra popoli turchi

L’Azerbaigian non è stata l’unica nazione a ricevere un invito ufficiale di partecipazione al programma spaziale turco. Secondo quanto dichiarato da Varank nei giorni successivi all’annuncio dei sogni interstellari di Erdogan, la Turchia è prossima alla finalizzazione di un accordo di cooperazione con il Pakistan – un’insospettabile (piccola) potenza spaziale che ha lanciato il suo primo satellite artificiale nel lontano 1990 –, mentre il direttore dell’Agenzia spaziale nazionale, Serdar Huseyin Yildirim, ha svelato di avere un anelo: un’alleanza panturca per lo spazio.

Yildirim ha spiegato che l’invito lanciato al governo azero si inquadra in un contesto più ampio, ovverosia lo “sviluppo della cooperazione nel campo spaziale tra i Paesi turcofoni”, perché la Turchia crede che “ogni nazione sviluppata debba figurare tra le potenze-guida dello spazio”. I fatti suggeriscono che quello di Yildirim sia un sogno realizzabile: i rapporti con Baku e Islamabad sono ottimi e un memorandum d’intesa con Nur-Sultan sulla collaborazione nell’aerospazio è stato siglato lo scorso ottobre.

Il 2023 è alle porte e, grazie al supporto della prole numerosa di Turan, Erdogan potrebbe realmente gettare le basi per la spedizione del primo “turconauta” nello spazio e, così facendo, scrivere con inchiosto indelebile sui libri che verranno letti dalla posterità che in quest’epoca, sullo sfondo dello scontro tra il secolo americano e quello cinese, il mondo ha assistito al risveglio della grande nazione turca.