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Nel corso del 2024 i rapporti diplomatici tra Russia e Corea del Nord si sono rafforzati come mai era accaduto negli ultimi due decenni. Vladimir Putin e Kim Jong Un si sono incontrati più volte e hanno cementato la loro alleanza firmando un patto di difesa reciproca. Non solo: mentre Mosca ha inviato a Pyongyang know how militare e tecnologico, Kim ha replicato spedendo sul fronte ucraino forze speciali e armamenti.

La Cina, partner di entrambi i Paesi citati, non ha commentato la convergenza tra russi e nordcoreani. Pechino ha celebrato, non più tardi di tre anni fa, una partnership senza limiti con il Cremlino e incrementato a dismisura i rapporti commerciali con la Federazione Russa. Non ha però più avuto particolare voce in capitolo su Pyongyang, precisamente dal naufragio dei negoziati tra Kim e Donald Trump nel 2018 e in seguito alla pandemia di Covid-19 (con conseguente auto isolamento da parte del Nord).

Nonostante il triangolo Russia-Cina-Corea del Nord non sia perfettamente equilatero, i legami tra i tre attori citati continuano comunque ad esistere. Certo, c’è chi dice che Xi Jinping possa esser preoccupato dalla vicinanza di Kim a Putin, in primis per il fatto che il leader del Nord potrebbe sentirsi più libero di provocare gli Stati Uniti e scatenare quindi una reazione di Washington nel cortile di casa cinese. Ma c’è anche chi sostiene che il Dragone si goda, a distanza di sicurezza, la pressione esercitata dalla coppia Mosca-Pyongyang sugli Usa e, più in generale, sul blocco occidentale.

Il triangolo Kim-Putin-Xi

Il vero stress test tra Russia, Corea del Nord e Cina coincide con i territori di confine condivisi dai tre Paesi. I riflettori sono puntati, in particolare, sul fiume Tumen, un corso d’acqua di frontiera lungo 549 chilometri che nasce sull’altopiano Changbai Shan, vicino al vulcano Paektu, in Nord Corea, e sfocia nel Mar del Giappone.

Da decenni Pechino cerca di convincere Mosca e Pyongyang ad aprire un tratto di quel fiume al trasporto di merci made in China. In caso di fumata bianca, il Dragone otterrebbe infatti uno strategico accesso diretto al mare dalla sua provincia nord-orientale di Jilin (priva di sbocchi marittimi).

Come detto, i tre Paesi condividono relazioni e legami più o meno stretti, eppure pare che russi e nordcoreani nutrano delle riserve nel consentire alle navi cinesi, in particolare a quelle della sua Marina, di accedere al fiume Tumen. Dall’altro lato, ha fatto presente il South China Morning Post, alcuni analisti ritengono che sarebbe Pechino a essere cauta nell’avvicinarsi troppo alla coppia Kim-Putin per paura di danneggiare ulteriormente i suoi rapporti con l’Occidente. Eppure, in una dichiarazione congiunta rilasciata dopo l’incontro tra Putin e Xi a Pechino, lo scorso maggio, si leggeva che i due leader avevano concordato di avviare un “dialogo costruttivo” con la Corea del Nord in merito alla possibilità di consentire alle navi cinesi di navigare attraverso il corso inferiore del Tumen fino al Mar del Giappone.

L’importanza del fiume Tumen

Il fiume Tumen segna parte del confine tra la Corea del Nord e i suoi due vicini. Un tratto di 17 chilometri che costeggia il confine russo è in gran parte non navigabile per le navi da carico a causa di un ponte ferroviario di epoca sovietica che collega le due parti. Ebbene, può essere sfuggito a molti osservatori, ma durante la recente visita di Putin in Corea del Nord, Mosca e Pyongyang hanno firmato un accordo per costruire un nuovo ponte stradale transfrontaliero.

In attesa di capire cosa partoriranno i dialoghi silenziosi tra i tre Paesi, la Cina sogna di poter usare il fiume per accorciare il viaggio delle sue merci verso il Giappone e l’Europa e ridurre i costi di spedizione. Una ipotetica fumata bianca porterebbe teoricamente vantaggi a tutti gli attori coinvolti.

putin

Se, infatti, Pechino potrà raggiungere il Mar del Giappone, Mosca sarà in grado di sviluppare appieno la sua regione dell’Estremo Oriente con l’aiuto cinese – con investimenti che affluiranno per stimolare la crescita economica locale – e Pyongyang ottenere ossigeno vitale sotto forma di commercio di vario tipo.

È pur vero che Russia e Nord Corea sono sempre state restie a vedere la Cina acquistare maggiore influenza in quest’area. Qui, infatti, nel XIX secolo l’impero zarista approfittò della debolezza cinese per mettere le mani su quello che oggi è il porto di Vladivostok. Non sembra, tuttavia, che il peso del passato possa infrangere la realpolitik di Xi. Almeno a queste latitudini.

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