Tucker Carlson & Zohran Mamdani: la rivolta contro l’unipartito Usa

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L’America va controcorrente rispetto all’onda anomala che ha sommerso l’Europa, dove, nella risacca della sinistra, la rivolta contro le élite che l’hanno governata nel post ’89, è appannaggio della destra nazionalista (salvo eccezioni che confermano la regola) che, al netto delle divergenze, pure eclatanti, condivide con il potere che sta sfidando certa indifferenza-disprezzo per la democrazia e le norme che ne discendono, da cui i rischi. Tra i quali, non ultimo, quello di essere strumentalizzata dal potere che stanno sfidando, che potrebbe usarle per conservare tale potere sotto altre e più brutali spoglie (è accaduto in passato, può perfettamente ripetersi).

Solo il futuro dirà se tale rischio sarà sventato, come solo il futuro potrà dire se dalle ceneri dell’autodafé potranno rinascere forse progressiste non consegnate alla religione liberal-neocon che impera sul Vecchio Continente.

Al netto di quanto accade o accadrà in Europa, dove la disfida in oggetto, sebbene i toni siano accesi, si consuma in un contesto stagnante e decadente, si rileva che, al contrario, in America la sollevazione contro le élite si gioca in un clima più che vivace e al di fuori del rigido orizzonte nazionalista-destroso che limita il gioco politico delle forze cosiddette anti-sistema europee (dove quel cosiddette discende dai rischi di cui sopra).

C’è poi un’altra e più incisiva variabile che amplia al parossismo il divario tra la sollevazione anti-sistema europea e quella americana, ed è la variabile Israele o, meglio, la variabile genocidio palestinese.

Se le cosiddette forze anti-sistema europee conservano per lo più un rapporto di sudditanza verso Israele – e una sudditanza all’attuale Israele genocida – identico a quello delle attuali élite al potere – alle quali semmai rimproverano di essere poco condiscendenti verso il genocidio – le forze anti-sistema americane, di destra e di sinistra, contestano al potere imperiale proprio tale subordinazione.

La primarie democratiche hanno visto montare a sorpresa l’onda anomala dei cosiddetti socialdemocratici, generata dalla vittoria di Zohran Mamdani a sindaco di New York, i quali si sono imposti sugli antagonisti del loro stesso partito proprio criticando il loro sostegno a Israele e i finanziamenti ricevuti dall’AIPAC, la lobby pro-Israele che nelle precedenti elezioni politiche ha fatto eleggere 362 membri del Congresso (su un totale di 441 deputati e 100 senatori, molto più della metà).

L’effetto Mamdani gode del sostegno di Bernie Sanders, che nel sindaco di New York ha trovato un erede e un kingmaker che probabilmente riuscirà a far eleggere al Congresso un nutrito gruppo di parlamentari che andranno così a rinfoltire i ranghi della cosiddetta Squadra, il gruppuscolo che fa riferimento al senatore del Vermont. Potrebbe accadere che tale nutrito gruppo abbia un’incidenza negata alla precedente Squadra, che in fondo ha avuto solo un ruolo di testimonianza o poco più.

Ciò che accade nel partito democratico ha un corrispettivo con quanto inizia a muoversi nell’ambito della destra, con diversi esponenti del movimento Maga che iniziano a prendere in considerazione la creazione di un nuovo partito, abbandonando il sostegno finora accreditato ai repubblicani.

Ad annunciarlo è stato l’anchorman Tucker Carlson che, oltre ai suoi tanti sostenitori, è diventato il punto di riferimento di diversi esponenti politici del movimento Maga oltre che di tanti che avevano votato Trump nella speranza che ponesse fine alle guerre infinite e alla subordinazione degli States a Israele, fattore diventato sempre più dirimente anche a destra. Non per nulla questi ultimi punti sono parte essenziale del partito che Carlson & soci hanno in mente.

Se riusciranno, dovranno trovare un candidato presidente, dal momento che Carlson ha già escluso di voler correre. Uno dei più papabili è Thomas Massie, rappresentante della Camera per il Kentucky che ha appena perso le primarie del suo partito a causa del fiume di soldi inviati dall’AIPAC al suo avversario, l’ignoto Ed Gallrein,le primarie della Camera più costose della storia Usa (qui i venti convenuti al party celebrativo della vittoria).

Insomma, un momentum vivace per gli Stati Uniti, anche se è alquanto arduo ad oggi prevederne esiti incisivi. Ciò perché l’effetto Mamdani resta imprigionato nell’alveo del partito democratico, limite che ha sempre avuto Sanders e che lo ha sempre condannato alla sconfitta; mentre la creatura politica di Carlson, pur se aperta ad apporti di sponde diverse, difficilmente ne avrà, sia per il citato limite di Sanders sia perché certe tematiche Maga risultano ostiche ai cittadini che si riconoscono nel partito democratico.

L’unico modo che avrebbero tali movimenti politici di incidere veramente, almeno ad oggi, sarebbe quello di cumulare le forze, cosa appunto che non sembra fattibile. Ci vorrebbe uno spariglio: una possibilità, ipotizziamo tanto per gioco, potrebbe essere quella di candidare alla presidenza Massie e alla vicepresidenza Ro Khanna, rappresentante per la Camera dei democratici per lo Stato della California (o vice l’uno e presidente l’altro).

I due in questi ultimi anni si sono distinti per aver presentato insieme molteplici emendamenti bipartisan contro le guerre infinite (puntualmente bocciati). Ma anche tale tandem potrebbe non avere la forza di sottrarre Sanders alla malia del suo partito.

Al di là del gioco in questione, il momentum di crisi di popolarità di Israele negli Usa e una conseguente – relativa – perdita di influenza la evidenzia quanto accaduto alla norma sul National Defense Authorization Act (i finanziamenti alla Difesa) che, passata in sordina, è volta a rivoluzionare il rapporto tra Israele e Stati Uniti, dal momento che di fatto fonde l’intelligence e l’esercito dei due Paesi (prospettiva devastante, soprattutto in un momento come questo).

Diversi parlamentari, anzitutto Khanna e Massie, avevano provato a bloccare tale mostruosità, fallendo. L’approvazione sembrava inesorabile quando, in extremis, la ribellione di un manipolo di repubblicani l’ha fermata. Tutto sospeso. Non è finita e riproveranno a far approvare la norma, ma già aver frenato l’inesorabile segnala certo sommovimento in atto. Momento vivace in America, appunto.