Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Il Ttip non sarà “un accordo a ribasso con gli Stati Uniti”, e se si dovesse arrivare ad un punto tale nelle trattative, l’accordo che da tre anni gli Usa stanno negoziando con la Commissione Europea, “non si chiuderà”. Parola di Carlo Calenda, il ministro dello Sviluppo Economico,  intervistato oggi dal Corriere della Sera sullo stato dei negoziati sul trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, che punta a creare un’area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti.Proprio il ministero dello Sviluppo Economico, per la prima volta da quando sono partiti i negoziati nel 2013, ha messo oggi a disposizione di parlamentari e funzionari governativi i documenti relativi alla Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip). Proprio la pressione dell’opinione pubblica sulla necessità di maggiore trasparenza sui negoziati tra la Commissione e i partner atlantici, che sinora sono stati condotti nella più assoluta segretezza, probabilmente sta alla base della decisione di pubblicare parte del testo dei negoziati. Che, però, ancora non potrà essere portato a conoscenza dell’opinione pubblica, visto che i parlamentari sono tenuti ad attenersi a rigide disposizioni di sicurezza e a mantenere, a loro volta, il segreto su quello che leggeranno nelle sale del palazzo di via Veneto, a Roma.Per approfondire: La crisi europea tra Ttip, Ue e NatoCosì l’Italia si prepara, assieme ai partner europei, a partecipare ad un nuovo round negoziale. Quello di luglio, in cui, a detta del ministro, si deciderà se sarà opportuno o meno chiudere la partita sul Ttip prima della fine dell’amministrazione Obama. Un’eventualità improbabile per lo stesso ministro. La strada, infatti, sarebbe “in salita”, e molti sono i punti ancora aperti. In primis, secondo quanto afferma Calenda, la modifica delle regole sugli appalti statunitensi, per ora inaccessibili ad imprese che non siano americane, ed in secondo luogo, il raggiungimento di “regole precise” sui prodotti che scimmiottano il Made in Italy, come, per fare l’esempio portato dal ministro, l’Asiago del Wisconsin. Tutto sommato però, a parte queste eccezioni, per Calenda, l’Italia è un Paese che più di altri trarrà beneficio da questo accordo, che determinerebbe un’impennata del nostro export, grazie alla riduzione di dazi e barriere non tariffarie, senza dover rinunciare, per contro, ai nostri standard.Ma è proprio per questo motivo, invece, che i negoziati sarebbero pressoché bloccati. Secondo quanto è emerso all’inizio di maggio dopo la diffusione dei “Ttip Papers”, i documenti hackerati da Greenpeace Olanda, che coprono due terzi del testo totale del negoziato, emerge un quadro che si discosta non poco da quello dipinto dal ministro dello Sviluppo Economico. Lo stallo maggiore dei negoziati, infatti, sarebbe dovuto proprio a dossier come quello su ambiente e agricoltura. Dalle carte si evince, infatti, che gli americani sarebbero, al contrario, piuttosto agguerriti nel chiedere all’Europa di sacrificare sull’altare dell’ultraliberismo statunitense il “principio di precauzione”, riguardo sostanze chimiche, pesticidi e Ogm.In più, secondo gli oppositori del trattato, con il Ttip l’Europa si impoverirebbe. Altro che aumento delle esportazioni: ad un incremento dell’export dei nostri prodotti verso gli Stati Uniti, corrisponderebbe un crollo dell’interscambio interno ai confini europei, dove circolano merci controllate, invece, secondo gli standard comunitari. Non solo. Oltre che essere invasi da prodotti con standard qualitativi di gran lunga inferiori a quelli europei, come le famose carni imbottite di antibiotici, con l’entrata in vigore di questo trattato, o di un accordo quadro in questo senso, andremo incontro ad un sistema di regole che tuteleranno prima di tutto le esigenze dei grandi gruppi economici internazionali, e poi, forse, quelle dei consumatori. L’altro tasto dolente, infatti, è quello del meccanismo di risoluzione delle dispute commerciali, che sarà affidato, secondo le indiscrezioni ad un tribunale internazionale privato che avrà la meglio sulle sentenze dei tribunali nazionali e sulle leggi dei nostri parlamenti.Nel capitolo relativo all’abolizione delle barriere “non tariffarie” rientrano, infine, anche la privacy online e la libertà digitale nell’utilizzo di internet:  i nostri dati, in sostanza, diventeranno accessibili e potranno essere messi a disposizione delle grandi multinazionali e corporation. L’America insomma, punta ad un livellamento verso il basso degli standard europei su tutti i dossier chiave del negoziato. E il Ttip, per molti, a partire da Movimento 5 Stelle, Lega Nord e associazioni dei consumatori, è un gioco a perdere per l’Europa e per l’Italia.Federconsumatori e Adusbef hanno chiesto maggiore trasparenza al ministero dello Sviluppo Economico, mentre i parlamentari grillini hanno annunciato che oggi una delegazione di deputati e senatori si recherà a via Veneto per visionare i documenti. Durissimo anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, che, scrive su Twitter, giudica il TTIP come “un altro danno miliardario per le imprese italiane”.L’accordo che Renzi giudica, se non “vitale”, comunque positivo per la crescita economica di questo Paese, quindi, rischia di sacrificare tutto il sistema di regole e tutele costruito in questi anni, dalla protezione dell’ambiente e dell’agricoltura, alle tutele lavorative e della privacy, in nome delle priorità geostrategiche degli Stati Uniti. Che con il Ttip e il suo gemello orientale, il Trans-Pacific Partnership (Ttp) puntano chiaramente a contenere lo sviluppo delle potenze emergenti, come la Russia e la Cina.

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