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Saranno gli ex fedelissimi, a loro modo “falchi”, di Boris Johnson a giocarsi la partita per la leadership del Partito Conservatore e la successione al primo ministro nel ballottaggio del prossimo 5 settembre: l’ex Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak se la vedrà con il ministro degli Esteri Liz Truss in un voto che sarà affidato al giudizio degli iscritti della formazione di governo del Regno Unito.

Sono simili e diversi al tempo stesso, Sunak e la Truss. Simili perché legati entrambi in forma ombelicare a Johnson. Che ha permesso loro di spiccare il volo: Sunak, classe 1980, eletto nello storico seggio Tory di Richmond che il partito non perde da oltre un secolo nel 2015, vicinissimo allo spin doctor della Brexit, Dominic Cummings, è stato promosso da BoJo vicesegretario per la politica economica e poi Cancelliere dello Scacchiere dal febbraio 2020. La 47enne Truss è stata promossa da ministro per il Commercio Internazionale (nominata nel 2019) a titolare del Foreign Office (2021) su iniziativa personale di Johnson. Sono simili, inoltre, perché hanno incorporato entrambi il disegno della Global Britain, pensata da Sunak come Tortuga finanziaria, Singapore sul Tamigi capace di competere con le grandi piazze globali e dalla Truss come bastione antirusso e anticinese. Sono simili, inoltre, perché conservatori vecchio stampo, nei modi e nei toni. Il loro mito comune è Margareth Thatcher: un esempio per la Truss, che guarda alla Iron Lady per diventare la terza donna premier della storia britannica, un faro politico per Sunak che ha tenuto a freno l’esuberanza fiscale di Johnson a più riprese.

Molte, però, le diversità. In primo luogo, la storia personale politica: Sunak è stato forte sostenitore del Leave alla Brexit, la Truss era una Remainer. In secondo luogo, la strategia con cui giungono alla sfida: la Truss è rimasta fedele fino all’ultimo a Johnson, è ancora parte del governo e nei primi voti di qualificazione che hanno scremato le candidature, compiuti dai parlamentari, ha conquistato il sostegno dei seguaci ferrei di BoJo. Sunak, creatura di Johnson e dell’ex stratega Cummings, ha invece dato il via alla slavina con le sue dimissioni di inizio luglio. Infine, il focus politico di riferimento della campagna dei due è differenziato: il ministro degli Esteri in carica parla di armi all’Ucraina, sicurezza nazionale, continuità, Sunak invece chiede un mandato forte per poter affrontare da Downing Street la tempesta energetica e i problemi economici interni.

In quest’ottica, la partita per il futuro dei Conservatori si combatterà sulla scia dell’eredità di Johnson tra due figure che lo stesso premier uscente ha valorizzato oltre ogni barriera tradizionale nella leadership e che sono state scelte da un gruppo parlamentare in larga parte facente riferimento al primo ministro. Ma che non sono, ed è curioso sottolinearlo, coloro che avevano riscontrato i maggiori consensi tra gli elettori del partito: gli iscritti Tory in un sondaggio YouTrend del 6-7 luglio davano la maggioranza relativa dei consensi al Ministro della Difesa Ben Wallace (13%), con Sunak terzo (10%) e Truss quarta (8%). Seconda, in questa rilevazione, l’ex Ministro della Difesa Penny Mordaunt (12%), salita al 27% dopo il ritiro di Wallace una settimana dopo, più della somma dei due contendenti per il ballottaggio, appaiati al 13%.

La Mordaunt è stata eliminata nell’ultimo voto tra i deputati precedente il ballottaggio, e ora Sunak e Truss si daranno battaglia tra gli oltre 150mila iscritti che decideranno il nome del nuovo primo ministro britannico, per la terza volta in sei anni scelto per via interna dai Tory. Sarà, a suo modo, anche una partita sull’eredità di Johnson e della sua leadership. Cummings, ex consigliere principale di Johnson e fan di Sunak, ha definito Truss “la bomba a mano umana” che “fa esplodere tutto ciò che tocca”: si prepara a tornare in partita dopo esser stato estromesso da Downing Street e aver dato via alla marea di scandali che ha picconato il premier? Truss si concentra incessantemente nelle sue critiche sulle decisioni di Sunak come cancelliere di aumentare le tasse al livello più alto degli ultimi settanta anni, attaccandolo come responsabile della lenta crescita economica del paese. Tra le testate, il Daily Mail e il Daily Telegraph apprezzano la Truss come erede di Johnson, il Financial Times invece prefisce la posa più compassata di Sunak

Johnson, dal canto suo, vuole fare di tutto per sbarrare la strada a Sunak, ritenuto un vero e proprio voltagabbana. Non a caso la base del partito più vicina a lui sta muovendosi per far conoscere sempre di più la Truss come vera erede del premier. I sondaggi YouGove le danno una leadership consistente (54% contro 35% al 19 luglio) ma tutto può ancora succedere, dato che Sunak vuole riattivare le sue basi nel mondo imprenditoriale e finanziario per riconquistare la fiducia dei votanti. Sarà una corsa dura e complessa, che rischia ulteriormente di indebolire i Conservatori in una nuova guerra politica interna. E la prospettiva di vedere il voto del 5 settembre trasformato in un referendum sull’eredità di BoJo, e dunque di dilaniare il partito, è reale.

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