Un nuovo bipolarismo, ben diverso da quello della Guerra Fredda ma centrato sul riconoscimento di due potenze-leader del sistema-mondo chiamate, se non obbligate a dialogare tra loro: ciò che emerge dal terzo incontro in meno di dodici mesi tra Donald Trump e Xi Jinping, andato in scena in un clima di grande cordialità, è un risultato sostanziale di metodo che andrà visto in prospettiva, anche alla luce del fatto che nei prossimi mesi The Donald e il presidente cinese avranno almeno altre due potenziali occasioni di incontro. La prima: il vertice Apec di Shenzhen, “capitale” della tecnologia cinese, a ottobre. La seconda: il G20 di Miami, a novembre. En passant, questo periodo proseguirà con un ampliamento della tregua nella guerra commerciale raggiunta a Busan nel vertice dell’ottobre 2025 di altri due mesi, fino al 10 gennaio 2027.
Xi-Trump, Cina e Usa: la forma è sostanza
Il summit è stato commentato dal Financial Times e da Bloomberg come caratterizzato da una prevalenza della cerimonia diplomatica e dalla sontuosità dei toni sulla sostanza concreta. Ma va detto che rivoluzioni concrete non erano attese e non ci sarebbero potute essere: i vertici bilaterali che cambiano il mondo lo fanno se arrivano a valle di un processo di confronto diplomatico tra attori convinti, oltre i leader, della necessità di imprimere determinate svolte o se danno alle strutture degli Stati la capacità e lo slancio di imprimere profondità a un dialogo a tutto campo.
Ebbene, nel caso di Trump e Xi si è a metà del guado tra queste due prospettive, con il sistema del Dipartimento del Tesoro guidato da Scott Bessent e gli apparati commerciali che hanno unito confronto e dialogo negli ultimi tempi con le controparti cinesi e al contempo la prospettiva concreta che il vertice e ciò che ne seguirà possa istituzionalizzare un metodo per governare una rivalità strategica a tutto campo, che dal commercio si spande fino all’intelligenza artificiale, dall’Indo-Pacifico tocca le filiere dei minerali critici e plasma le relazioni internazionali. In tal senso, la forma è anche sostanza: il fatto che Donald Trump abbia rotto il protocollo accogliendo Xi Jinping al suo arrivo in aereo negli Usa, una prassi che negli ultimi decenni è stata seguita solo da Ronald Reagan, George W. Bush e Barack Obama per accogliere tre pontefici (Giovanni Paolo II nel 1984, Benedetto XVI nel 2008, Francesco nel 2015) richiama, come ha sottolineato il politologo Graham Allison, l’accoglienza di Dwight Eisenhower a Nikita Kruschev.
Evitare la “trappola di Tucidide”
Allison, lo ricordiamo, è l’autore di una serie di analisi e riflessioni orientati attorno al concetto della “trappola di Tucidide”, il rischio di scontri tra potenze egemoni e rivali in ascesa nelle relazioni internazionali, da lui codificata in un saggio del 2017, Destinati alla guerra, in cui analizzava il confronto Usa-Cina e i rischi di una possibile deflagrazione bellica alla luce di paragoni con altre rivalità storiche. Ebbene, Xi Jinping ha evocato proprio questo concetto ricordando che “la trappola di Tucidide può essere superata” e usato un lessico che richiama le fasi della distensione della Guerra Fredda, spiegando che “dovremmo coesistere in pace”, dato che Usa e Cina “trarrebbero vantaggio dalla cooperazione e perderebbero entrambi in caso di confronto”.
Per Xi “i nostri due eserciti dovrebbero mantenere un dialogo regolare e migliorare i meccanismi di comunicazione e prevenzione delle crisi”, fattore che peraltro sarebbe in discussione anche in riferimento all’istituzione di un “telefono rosso” sull’intelligenza artificiale. Una risposta che mostra l’elaborazione strategica e la conoscenza del dibattito occidentale interno alle questioni strategiche: non a caso Allison, più volte, si è incontrato con Wang Huning presidente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese e figura decisiva dello Stato profondo di Pechino, che a novembre 2024 proprio di queto tema parlò in un bilaterale in cui proprio le dissertazioni sull’analisi della lettura moderna dello storico greco, che ne “La Guerra del Peloponneso” spiegò perché tra Atene e Sparta il conflitto divenne inevitabile, furono al centro del confronto. Alessandro Aresu, studioso di scenari geopolitici e della rivalità Cina-Usa e autore del saggio La Cina ha vinto in cui la parabola di Wang è ben ricostruita, ha segnalato su X che l’ultimo bilaterale Wang-Allison risale a marzo, prima dei due bilaterali Trump-Xi andati in scena nel 2026.
Un nuovo bipolarismo diverso da tutti gli altri
Convivenza nella competizione: sul summit si era posto le riflessioni giuste il World Economic Forum pubblicando prima del bilaterale Xi-Trump un’analisi, firmata da Miriam Schive (viceresponsabile dell’Agenda geopolitica del Wef) e Spencer Feingold (caporedattore), in cui si faceva notare che “il vertice di Washington non porrà fine alla rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina, ma potrebbe definire se la prossima fase sarà caratterizzata da una competizione gestita entro limiti ben definiti o da una rinnovata escalation e frammentazione”. Ad aprile era stato il China Daily, controllato dal Dipartimento della Propaganda del Partito Comunista Cinese, a parlare di “competizione complementare“ nel settore più di frontiera, l’intelligenza artificiale, segnato da rivalità sistemiche e sovrapponibilità in molte delle filiere più critiche non tranciate ancora da una spinta al disaccoppiamento che esiste ma può e deve essere governata.
Il “nuovo bipolarismo” che può prendere piede non sarà certamente una replica di quello della Guerra Fredda: il portato dell’interscambio economico è molto maggiore e la postura ideologica dello scontro molto minore rispetto al confronto Usa-Urss; Washington è asimmetricamente avvantaggiata in materia di alleanze e proiezione geostrategica, la Cina plasma la sua via alla globalizzazione sotto forma di investimenti, complementarietà tecnologica, rotte alternative a quelle dominate dagli Usa. Non sarà una competizione a blocchi, ma un sistema a geometria variabile.
Nessuno pensa più che la relazione Cina-Usa possa portare a un dialogo tale da riportare in auge l’immagine della “Chimerica” integrata strutturalmente che si ipotizzò nel primo decennio degli Anni Duemila, perché allora i rapporti di forza erano più sbilanciati e c’era un maggior positivismo sul possibile superamento delle divisioni geostrategiche tramite l’approccio economico.
Cina e Usa, “due soli” nel sistema-mondo
Il primato della sicurezza nazionale sull’economia, l’esplosione multilivello della competizione in molti sistemi, la stessa frammentazione dell’ordine globale parla chiaramente in tal senso, e del resto nemmeno un format bilaterale strutturato sino-americano potrebbe, da sé, risolvere ogni problema. Ma potrebbe sicuramente dare impulso alla diplomazia su ciò che conta davvero e nel confronto bilaterale National Interest nota, sottolineando la contemporaneità dell’evento con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che “al tavolo non c’è alcun quadro multilaterale né un gruppo più ampio: solo i due paesi al centro del potere globale”, ragionando che “è probabile che i loro incontri abbiano conseguenze concrete ben più di tutti i discorsi pronunciati all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite messi insieme”.
Usa e Cina sono rivali che devono capire i margini di convivenza in un quadro di dualismo e rivalità, spesso aspra, e riconoscere legittimamente nell’avversario un attore dell’ordine globale con interessi codificati. Interessi, magari, ritenuti inaccettabili ma da non squalificare in quanto tali.
La “trappola di Tucidide” si potrà rompere se Cina e Usa comprenderanno che nel mondo c’è abbastanza spazio per due grandi potenze anche in un contesto frammentato e in tal senso un richiamo iconico potrebbe essere all’immagine medievale del dualismo tra Papato e Impero in Europa, immortalata da Dante nel De Monarchia, che vedeva nella guida della Chiesa di Roma e nell’autorità imperiale due astri capaci di splendere in contemporanea, senza che uno sovrastasse l’altro. Due Soli magari in competizione per attrarre i corpi minori del sistema-mondo nella loro orbita, desiderosi in alcuni momenti di veder l’altro, in parte, eclissato, ma concordi nel definirsi su un piano di parità. L’attuale fase impone un confronto più serrato: ai prossimi, possibili, vertici Trump-Xi il compito di concretizzarlo, agli apparati di Cina e Usa quello di declinare competizione, cooperazione, coesistenza e comprensione reciproca per dare prevedibilità a una rivalità che, di per sé, trasforma il mondo con la sua evoluzione. Se Shenzen e Miami daranno continuità politica al clima di Washington, la prassi di un confronto bilaterale potrebbe produrre sviluppi strategici interessanti e tutti da monitorare.
Fonti
- https://www.icis.com/explore/resources/news/2026/09/24/11234650/us-china-agree-to-extend-trade-truce-by-two-months-to-10-january-bessent/
- https://www.reuters.com/world/china/four-takeaways-trumps-summit-with-xi-washington-2026-09-24/
- https://www.ft.com/content/cdff194b-8106-4f71-b5b8-d0dbaf2c4d79?syn-25a6b1a6=1
- https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-25/trump-xi-summit-goes-big-on-pomp-but-small-on-substance?srnd=homepage-europe
- https://mo.ocmfa.gov.cn/eng/zxxw/szyw/202412/t20241225_11518124.htm
- https://www.hk01.com/%E5%9C%8B%E9%9A%9B%E5%88%86%E6%9E%90/60288924/%E7%BF%92%E7%89%B9%E6%9C%83%E5%89%8D%E7%9A%84%E4%B8%AD%E7%BE%8E-%E5%88%9D%E6%AD%A5%E5%85%B1%E8%AD%98-%E4%BC%91%E6%95%B4-%E6%88%96-%E4%BC%91%E6%88%B0-%E9%82%84%E7%9C%8B%E6%9C%AA%E8%A8%80%E9%87%8D%E9%BB%9E
- https://www.theguardian.com/us-news/2026/sep/24/xi-jinping-trump-china-cooperation-thucydides-trap
- https://x.com/GrahamTAllison/status/2102882557620830335
- https://x.com/alearesu/status/2103216971995140517
- https://johnmenadue.com/post/2025/03/escaping-thucydidess-trap-a-discussion-between-graham-allison-and-henry-huiyao-wand/
- https://www.weforum.org/stories/geo-economics-and-politics/what-to-expect-from-the-trump-xi-summit-in-washington/
- https://www.chinadaily.com.cn/a/202604/01/WS69cc5aaea310d6866eb41024.html
- https://nationalinterest.org/feature/the-us-china-g2-leaves-out-the-rest-of-the-world