La corda era già tesa, tesissima, e con questa mossa Donald Trump rischia di strapparla irrimediabilmente. I rapporti tra Giappone e Stati Uniti sono sul punto di non ritorno. Tutto ruota attorno alla presenza militare americana sul territorio giapponese: Tokyo è sempre più a disagio, frustrata per non essere in possesso della propria sovranità, così come numerosi cittadini nipponici hanno iniziato a mostrare una certa insofferenza contro la permanenza di truppe Usa a Okinawa e dintorni. Eppure, nonostante l’insofferenza generale, Washington ha gettato ulteriore benzina sul fuoco chiedendo a Shinzo Abe di quadruplicare i pagamenti per i militari statunitensi di stanza in Giappone. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, la mossa della Casa Bianca rientra nella campagna dell’amministrazione Trump per convincere gli alleati americani a sborsare più soldi al fine di avere la garanzia di essere difesi dai Marines.

Tokyo e Seul strette all’angolo

L’iniziativa può essere assai pericolosa, e per un motivo molto semplice. Gli Stati Uniti hanno sempre fatto affidamento sul Giappone per presidiare la regione indo-pacifica, una zona chiave per estendere la potenza americana in Asia e contrastare l’ascesa del Dragone. Nel caso in cui le relazioni dovessero farsi tese, per Washington sarebbe un bel problema perdere un alleato chiave come Tokyo. Ricordiamo che ci sono oltre 50 mila truppe statunitensi stanziate in Giappone, e che la loro presenza è in parte finanziata dallo stesso governo nipponico. Lo scorso luglio l’ex Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, e l’ex direttore dell’Asia del Consiglio di sicurezza nazionale, Matt Pottinger, hanno consegnato all’alleato asiatico la richiesta di quadruplicare il pagamento necessario al mantenimento della protezione americana. Lo stesso trattamento è stato riservato anche alla Corea del Sud, con l’eccezione che a Seul è stato chiesto un aumento di cinque volte per 28.500 uomini.

La pericolosa strategia di Trump

Perché Trump ha deciso di chiedere più soldi agli alleati? Il presidente americano non vuole rompere alcuna relazione, anzi vorrebbe addirittura rafforzarle. L’idea di The Donald è aumentare l’arsenale statunitense nell’indo-pacifico per spaventare la Cina, ma un simile passo costringerebbe Giappone e Corea del Sud a mettere mano al portafoglio e sganciare ulteriore denaro. Tokyo e Seul non sarebbero proprio felici, in parte per l’insofferenza dei cittadini, stanchi di vedere militari stranieri “in casa”, e in parte per una questione economica.  E qui arriviamo all’inevitabile effetto boomerang, più volte attivato dalle maldestre uscite di Trump. Le pressioni Usa sugli alleati asiatici potrebbero esacerbare le tensioni in tutta la regione e innescare la bomba dell’antiamericanismo. È pur vero che gli Stati Uniti si trovano di fronte a un rompicapo: fare un passo indietro offrirebbe a Cina e Corea del Nord una prateria da conquistare. Senza l’ingombrante presenza statunitense, infatti, Pechino e Pyongyang si sentirebbero autorizzate a fare il bello e il cattivo tempo.

Le cifre in gioco

Diamo uno sguardo alle cifre. L’accordo con il Giappone, in scadenza nel marzo 2021, obbliga Tokyo a pagare circa 2 miliardi di dollari per compensare il costo di 54 mila truppe americane, la metà delle quali in stanza nella base di Okinawa. Washington avrebbe chiesto al governo giapponese un aumento del 300%: 8 miliardi di dollari. Molto simile anche il discorso riguardante la Corea del Sud: Seul paga 1 miliardo di dollari nell’ambito di un accordo che scade quest’anno, ma Trump chiede un aumento del 400% per arrivare a circa 5 miliardi di dollari. Prendere o lasciare: ma a quale prezzo?

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