Divide et impera: è la strategia che sta adottando Donald Trump nell’affrontare l’asse eurasiatico Russia-Cina-Iran. Mettendo in atto i consigli del vecchio “guru” Henry Kissinger, il presidente americano vuole sedurre la Russia e tentare di allontanarla dalla sua partnership strategia con la Cina, consolidatasi negli ultimi 8 anni per via della politica estera di Barack Obama. Di contro, nella strategia di Trump vi è la necessità di colpire l’anello più “debole” della catena: l’Iran.I test effettuati da TeheranI segnali, in questo senso, sono abbastanza chiari, anche se appaiono confuse e ambigue le modalità con cui l’entourage del presidente americano adotterà questa strategia. Per ora Trump ha promesso una politica più “aggressiva” nei confronti di Teheran, annunciando nuove sanzioni a seguito dei recenti test di missili balistici effettuati dall’Iran il 29 gennaio nei pressi di Semnan, ad est di Teheran. Il paragrafo 3 dell’allegato B della risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esorta la Repubblica Islamica a non intraprendere attività di questo genere. L’Iran, al contrario, sostiene la piena legittimità dei test , poiché non si tratterebbe di missili progettati per trasportare una testata nucleare.No a nuove truppe in Medio OrienteCome riporta l’agenzia di stampa Reuters, il Segretario alla Difesa americano James “Mad Dog” Mattis ha ribadito, sabato scorso a Tokyo, di non prendere considerazione l’ipotesi di impiegare nuove forze statunitensi in Medio Oriente per far fronte al “comportamento scorretto” di Teheran. Una dichiarazione importante che sembra scongiurare eventuali interventi militari: “Per quanto riguarda l’Iran – ha affermato Mattis – va rilevato che si tratta dell’unico grande sponsor del terrorismo nel mondo e credo sia opportuno che ammetta quello che sta facendo. Tuttavia – ha aggiunto Mad Dog – non vedo alcuna necessità di aumentare il numero delle nostre forze in Medio Oriente in questo momento. Avremmo la possibilità di farlo, ma non credo ce ne sia bisogno”.Gli Stati Uniti hanno già inviato un cacciatorpediniere della Marina per il pattugliamento delle coste dello Yemen al fine di contrastare i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall’Iran. Tra le azioni concrete che potrebbe adottare Trump c’è quella di schierare nel Golfo anche una portaerei.Rinegoziare i termini dell’accordo, il piano di TrumpÈ verosimile pensare che l’amministrazione Trump non voglia del tutto cassare l’accordo sul nucleare con l’Iran ma rinegoziarne i punti chiave ed esigere delle misure più stringenti.  Secondo Reuters, l’entourage del presidente potrebbe chiedere il coinvolgimento dell’International Atomic Energy Agency (IAEA), l’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Vienna che controlla e monitora le attività nucleari in tutto il mondo, costringendo Teheran a collaborare e a concedere delle ispezioni accurate. Gli Usa potrebbero anche valutare di eliminare alcune disposizioni contenute nell’accordo. Secondo i termini attuali, infatti, Iran potrà condurre attività di ricerca e sviluppo sulle centrifughe nucleari nel corso dei primi 10 anni. Donald Trump e James Mattis contestano quest’aspetto.Gli interessi delle aziende americane in IranA Washington conviene davvero cassare l’accordo? Interessante in merito l’analisi di Peter Korzun pubblicata su Strategic Culture Foundation: “Se il presidente degli Stati Uniti decidesse di cestinare l’accordo, le altre potenze mondiali potrebbero intraprendere una via diplomatica indipendente con l’Iran. È improbabile che il resto del mondo segua l’esempio degli Stati Uniti e imponga delle nuove sanzioni. Gli Stati Uniti si metterebbero in aperto contrasto con gli altri firmatari del patto – Russia, Cina Francia, la Germania e il Regno Unito – che sostengono l’accordo. Sfidando le altre potenze mondiali, Washington si ritroverebbe a fare il terzo incomodo, mentre il resto del mondo continuerebbe a commerciare con l’Iran. Non va dimenticato, inoltre, che le aziende americane vogliono fare profitti e hanno un occhio di riguardo per il mercato iraniano. Cestinare l’accordo con l’Iran avrebbe molte implicazioni e non tutte a beneficio degli Stati Uniti”.L’obiettivo di Donald Trump e James Mattis è dunque quello di indebolire la posizione dell’Iran per costringere la Russia a scendere a patti e costruire un terreno su cui poi negoziare. Putin non è uno sciocco ma Mosca vuole una nuova distensione con Washington e l’Occidente. Si siederà al tavolo delle trattative, purché Trump riesca a frenare i centri di poteri interni, contrari alla pacificazione con la Federazione Russa.

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