È ufficialmente partito il countdown alle elezioni presidenziali americane del 2020. Nonostante la piaga sanitaria del coronavirus, l’appuntamento tanto atteso dovrebbe tenersi il prossimo 3 novembre. I due sfidanti, il presidente Donald Trump da una parte e il democratico Joe Biden dall’altra, sono pronti a contendersi ogni singolo voto in ogni singolo Stato. Va da sé che i riflettori saranno puntati sui cosiddetti battleground states, cioè su quegli Stati chiave in cui gli aspiranti vincitori si giocheranno il tutto per tutto.

Gli ultimi sondaggi hanno evidenziato come il divario tra Trump e Biden si fosse ridotto in quasi tutto il Paese, anche all’interno di 15 aree in bilico. Se fino a pochi mesi fa i media mainstream consideravano l’esponente democratico ormai lanciato verso la Casa Bianca, facendo leva sugli errori di The Donald, ora la situazione sembrerebbe esser diventata molto più complessa. È vero: il tycoon ha commesso alcune leggerezze nella gestione sanitaria del Sars-CoV-2. Ma tutto sommato, e in relazione a quanto accaduto altrove, l’economia statunitense ha retto all’onda d’urto provocata dal Covid.

È forse anche per questo che la distanza tra Trump e Biden si è ridotta a pochi punti percentuale. In uno degli ultimi sondaggi diffusi dalla Cnn gli elettori che hanno affermato di preferire il candidato democratico equivalgono al 50% dei votanti, a fronte del 46% che invece vorrebbe la riconferma di Trump.

La previsione di Norpoth

Per capire come finirà il testa a testa Trump-Biden, oltre ai sondaggi, è interessante chiamare in causa la statistica. Già, proprio così. Helmut Norpoth, politologo statunitense e docente alla Sony Brook University, ha elaborato un modello statistico citato dai giornali americani. Il professore ha assegnato a Donald Trump la vittoria con un margine di possibilità altissimo, addirittura pari al 91%.

“Certo, la convention democratica darà a Joe Biden una nuova spinta nei sondaggi – ha spiegato Norpoth – Ma mancano tre mesi alle elezioni e questo spettacolo sarà dimenticato. Alla fine vincerà Donald Trump. Lo dice la statistica: e, al contrario dei sondaggi, non mente”. Molti esperti sono rimasti dubbiosi di fronte a questa previsione ma il politologo non si è lasciato abbattere.

“Dicono che questa elezione è troppo particolare per rispondere ai parametri del mio modello – ha aggiunto – Ma lo dissero pure nel 2016, quando previdi la vittoria di Trump all’87%. Gli altri sbagliano. Troppo coinvolti per accettare una previsione basata sui numeri e non sulle emozioni”. Il modello Norpoth applica e unisce formule matematiche a una serie di informazioni relative alle varie campagne presidenziali americane a partire dal 1912. Il professore ha dichiarato di applicare questo modello statistico dal 1996, e che da allora ha sempre indovinato ogni previsione.

La sfida entra nel vivo

Certo è che la sfida elettorale sta entrando sempre di più nel vivo della contesa. Durante un comizio elettorale in Pennsylvania, commentando la proposta dei democratici di imporre il voto per corrispondenza in tutto il paese a causa della pandemia di coronavirus, Trump non ha risparmiato un duro attacco alla controparte democratica, affermando che l’unico modo che ha Biden per arrivare alla Casa Bianca è “un’elezione truccata”.

Netta anche la presa di posizione del vicepresidente in carica, Mike Pence, che ha puntato il dito contro il candidato Dem dichiarando che nelle prossime elezioni di novembre sono in gioco l’economia, la legge e l’ordine degli Stati Uniti. “L’unica vera minaccia all’economia è una presidenza Biden” perché le sue politiche produrranno “più violenza e più caos nelle nostre strade”, ha spiegato il numero due di Donald Trump, evidenziando che “il contrasto con quello che Biden e i Democratici offrono è incredibile”. La scelta di Biden di inserire Kamala Harris nel ticket dem per la Casa Bianca, a detta di Pence, è la conferma di quanto “il presidente Trump ed io abbiamo sempre detto”, ovvero che Joe Biden e il partito Democratico “sono stati sopraffatti dalla sinistra radicale”.

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