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Perché il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, minaccia di abbandonare la Nato e da cosa nasce il suo astio verso quella partnership di sicurezza come l’Alleanza ancorata in Europa, ma tradizionalmente guidata dall’America?PremessaLa Nato è stata strutturata in chiave logistica ed in funzione di supporto alla prima linea affidata agli Stati Uniti. Per rispondere ad un’eventuale crisi, gli Usa dovrebbero schierare un esercito permanente in Europa, con costi impossibili da sostenere unilateralmente in tempo di pace. Nei prossimi mesi si assisterà ad un graduale aumento della presenza militare lungo i fianchi orientali e meridionali della Nato, ma qualora scoppiasse un conflitto con le truppe russe, l’Alleanza non avrebbe la forza per contrastarle. I quattro gruppi tattici operativi dal prossimo gennaio, sono una risposta politica della Nato, strategicamente inutile. Un attacco russo, qualora avvenisse, comporterebbe un’escalation e l’inevitabile impiego di testate nucleari. Ritenere i battaglioni come un efficace deterrente sarebbe utopistico e fin troppo presuntuoso, considerando che migliaia di soldati russi, centinaia di blindati e milioni di munizioni termo-bariche potrebbero piegare facilmente la resistenza e raggiungere le capitali baltiche entro sessanta ore.La soglia del 2%L’intervento russo in Ucraina avrebbe dovuto innescare un’inversione di tendenza per la Nato, ma la preoccupazione espressa dai paesi membri dell’Alleanza non si è riflessa nella spesa per la Difesa. Mentre alcuni paesi, in particolare quelli che si sentono minacciati direttamente dalla Russia, come la Polonia e la Romania, hanno iniziato gradualmente ad aumentare la spesa per la Difesa, altri continuano a tagliare fondi, sollevando seri dubbi sullo stato di prontezza operativa della Nato. In realtà, sia l’Ucraina con lo spauracchio di scenario bellico moderno, ma convenzionale, sia lo Stato Islamico ed il suo contesto prettamente asimmetrico, rappresentano minacce molto reali per la sicurezza europea e per l’Alleanza.Nel 1990, subito dopo la caduta del muro di Berlino, le nazioni europee spendevano circa il 60 per cento di quello che gli Stati Uniti investivano nella spesa militare: 186 miliardi dollari (Paesi Nato) contro i 306 miliardi di dollari (USA). I membri europei della Nato contano circa 230 milioni di persone in più rispetto agli Stati Uniti, con un prodotto interno lordo combinato che è leggermente superiore a quello americano. Ogni paese membro della Nato avrebbe dovuto investire il 2 per cento del PIL per la Difesa. Un obiettivo che, al 2016, è stato raggiunto soltanto da quattro (Usa esclusi) delle 28 nazioni alleate, anche se la Francia e Turchia sono vicine a raggiungere quell’obiettivo. La soglia del 2 per cento è chiaramente ipotetica. Ideale, per certi versi, ma solo in un paese con una forte economia.  Nel 2014 gli Stati Uniti hanno investito 581 miliardi di dollari nella Difesa. La Germania 44, Regno Unito 62, Francia 53, l’Italia 24.La spesa nella Difesa dei paesi della Nato.Gli Stati Uniti coprono per oltre il 70 per cento dell’attività militare dell’ Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, investendo nell’ultimo anno il 3,6% del PIL. Ricordiamo che la soglia dell’obiettivo di spesa per tutti i paesi membri è del 2%. Grecia (2,4%), Gran Bretagna (2,2%), Estonia (2,2%) e Polonia (2%), hanno raggiunto l’obiettivo fissato dall’Alleanza. Francia (1,8%) e Turchia (1,6%) sono vicini alla soglia di spesa richiesta. Norvegia, Lituania, Romania e Lettonia hanno investito nella difesa l’1,5% del Prodotto interno lordo. Portogallo e Bulgaria sono ferme all’1,4%. Un tale livello di spesa è già ritenuto insoddisfacente per rispondere una possibile crisi, ma considerando le percentuali degli altri paesi, si capisce la reale forza complessiva della Nato senza gli Usa.LEGGI ANCHE: Le manovre della Nato contro PutinCroazia, Albania, Germania, Danimarca, Olanda, Slovacchia sono ferme all’1,2% del PIL per la Difesa. L’Italia attualmente investe l’1,1% del PIL. Canada, Repubblica Ceca ed Ungheria hanno una spesa dell’1,0%. Slovenia, Spagna e Belgio ferme allo 0,9%. Fanalino di coda il Lussemburgo con lo 0,4%. L’obiettivo del 2% del PIL è stata adottato dagli Stati membri della NATO nel 2002. L’Alleanza ha stabilito le linee guida del 2 per cento quattro anni dopo, durante il vertice di Riga. Sono tre i parametri di riferimento, ratificati nel 2014, per tutti i paesi dell’Alleanza. Il primo prevede la fine immediata di ulteriori riduzioni delle spese per la Difesa. Il secondo richiede una crescita della spesa coerente con quella complessiva del PIL. Il terzo punto, infine, richiede agli Stati membri di raggiungere l’obiettivo del 2 per cento nell’arco di un decennio.LEGGI ANCHE: Quale futuro per la Nato?Dal 1985 al 1989, i membri europei dell’Alleanza hanno speso una media del 3,3 per cento del PIL per la Difesa. Dal 1990 al 1994 la spesa è stata ridotta al 2,7 per cento. Nel periodo tra il 1995 ed il 1999, la spesa è diminuita all’2,2 %, fino ad arrivare all’1,9 % tra il 2000 ed il 2004. Entro il 2009, la media scese all’1,7 per cento per arrivare al punto basso dell’ 1,45 per cento nel 2015.banner_cristianiIl termine del 2 per cento del PIL, è stato fissato analizzando il livello medio di spesa dell’Alleanza tra la fine della guerra fredda fino al 2003. Il 2 per cento rappresentava lo standard medio degli alleati, quindi facilmente gestibile. Da rilevare che l’importo di spesa di una nazione è solo un input, mentre il processo di traduzione degli ingressi fiscali nella spesa militare è eccezionalmente complicato e difficile da controllare. I livelli di spesa, infine, derivano direttamente dalle decisioni politiche. La soglia del 2 per cento, quindi, è una sorta di indicatore per quanti sono politicamente impegnati nella Nato, che determina un livello di responsabilità.

Articolo di Franco Iacch