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A fine agosto 2018, il presidente della FIFA Gianni Infantino si era trovato ospite per la prima volta nello studio ovale della Casa Bianca. I video di quell’incontro mostrano un Infantino sorridente, intento a illustrare al Presidente americano Donald Trump il funzionamento dei cartellini gialli e rossi: “Penso che potrebbe esserti utile. – esordisce il capo della FIFA – Il giallo è per mandare un avvertimento, il rosso è se vuoi cacciar fuori qualcuno”. Trump appare molto interessato da quest’ultimo, suscitando le risate dei presenti, quindi prende il cartellino rosso e lo mostra ai fotografi scimmiottando un arbitro. Sebbene il calcio non sia certo lo sport più popolare degli Stati Uniti, poche immagini spiegano l’ideologia politica di Trump quanto mostrare orgogliosamente un cartellino rosso per espellere gli indesiderati.

Quell’incontro era servito a formalizzare l’assegnazione dei Mondiali del 2026 agli Stati Uniti – e non a caso Infantino aveva poi consegnato a Trump una maglietta della FIFA con il numero 26 sulle spalle. All’epoca era abbastanza logico pensare che il Presidente repubblicano non avrebbe mai assistito al torneo ancora in carica: se fosse stato rieletto nel 2020 avrebbe raggiunto il limite di mandati, e se invece avesse perso difficilmente si sarebbe ripresentato nel 2024, all’età di 78 anni. Come sappiamo oggi, invece, Donald Trump sarà il Presidente degli Stati Uniti fino al 2028, e tra le prime figure di spicco della politica mondiale che si sono complimentate con lui c’è stato proprio Gianni Infantino.

È abbastanza insolito che il capo di un’associazione sportiva faccia pubblicamente le congratulazioni al nuovo Presidente di un paese, e in effetti questa situazione non pare avere alcun precedente. Di sicuro, quattro anni fa Infantino non scrisse nulla del genere quando venne eletto Joe Biden, anche banalmente perché il profilo Instagram del capo della FIFA è stato aperto solo nel 2022. Tuttavia che tra il dirigente sportivo italo-svizzero e i Democratici non ci sia proprio della simpatia è passato per la mente di tanti: ai tempi di Trump, Infantino era stato alla Casa Bianca anche a settembre 2018 per discutere dell’organizzazione del Mondiale, mentre in quattro anni di amministrazione Biden non ha ricevuto alcun invito a Washington DC. I due si sono incontrati una sola volta, al summit del G20 di Bali nel novembre 2022, e anche quando lo scorso maggio Infantino ha raggiunto la capitale americana per discutere di nuovo del Mondiale ha parlato con vari deputati, ma non con il Presidente.

Potrebbero sembrare delle inezie, ma Infantino ha dedicato la sua leadership alle relazioni diplomatiche più di qualsiasi altro suo predecessore. Sfogliandone il profilo Instagram o gli archivi della FIFA, si possono trovare numerose foto di incontri con politici di ogni parte del mondo, dai più ai meno noti a livello internazionale: l’assenza totale del Presidente degli Stati Uniti non può non stonare. Soprattutto se pensiamo che, oltre all’organizzazione del Mondiale per nazionali del 2026, gli USA ospiteranno la prossima estate anche l’attesa prima edizione del nuovo Mondiale per club, un progetto a cui Infantino tiene moltissimo e che punta a essere la principale legacy della sua presidenza.

Entrambe queste competizioni – le due più importanti del prossimo biennio del calcio globale – vedranno dunque il via sotto la nuova amministrazione Trump. E a esse si potrebbero aggiungere anche i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028 (organizzati dal CIO, ma in cui la FIFA ha un’influenza non irrilevante per quanto riguarda i tornei di calcio maschile e femminile). Il Presidente repubblicano sarà dunque responsabile dei tre più importanti eventi sportivi internazionali del prossimo futuro.

La principale preoccupazione della FIFA, sei anni fa, era stata quella dei limiti al viaggio negli Stati Uniti per i cittadini di alcuni paesi, come quelli musualmani o latinoamericani (il torneo sarà organizzato assieme a Canada e Messico), ma già all’epoca Trump aveva rassicurato che non ci sarebbero stati problemi di alcun tipo. Ci sarà invece un prevedibile silenzio tombale da parte di Infantino sulle altre problematiche sociali e di diritti umani negli USA, dalle limitazioni all’aborto alle violazioni dei diritti delle minoranze – che si teme possano essere ulteriormente incentivate dalla nuova presidenza. In questo modo, la Coppa del Mondo del 2026 rischia di assomigliare molto più a Qatar 2022 che non a USA 1994.

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