Trump prepara un altro divorzio Adesso a rischiare è Tillerson

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Il matrimonio di Trump e Tillerson potrebbe finire prima del previsto a giudicare dalle ultime indiscrezioni provenienti dagli Stati Uniti e dalle parole pronunciate da Rex Tillerson riguardo i fatti di Charlottesville. La reazione di Trump alle violenze in città aveva provocato le immediate proteste di un ampio settore del Partito repubblicano, oltre che quella generale del Partito democratico. In molti, fra i politici statunitensi, hanno condannato le parole del presidente, considerate eccessivamente pacate nei confronti dei suprematisti bianchi, e fra questi anche illustri funzionari dell’amministrazione del presidente, che hanno voluto mettere subito in chiaro di non avere nulla a che fare con le idee di Donald Trump a riguardo. Fin qui nulla di particolarmente importante: parole gravi certamente, ma da ricondurre ai canoni dello scontro politico all’interno di una fase molto convulsa della partitocrazia statunitense. Diventa invece estremamente rilevante il fatto che fra coloro che prendono le distanze dalle parole del presidente, ci sia il Segretario di Stato. In un’intervista rilasciato al canale televisivo Fox, il 27 agosto scorso, Rex Tillerson, incalzato riguardo all’equiparazione di Trump fra i violenti che si sono scontrati a Charlottesville, ha detto senza mezzi termini che “il presidente parla per se stesso”. Una frase molto chiara, che rivela la profonda divergenza di vedute fra presidente e segretario riguardo una questione così importante e divisiva per l’opinione pubblica americana.

Le parole di Tillerson, inoltre, arrivano in una fase in cui il rapporto di fiducia fra l’ex dirigente della Exxon Mobile e il presidente degli Stati Uniti è peggiorato, così come l’unione d’intenti. Indiscrezioni della stampa americana, rivelano che Trump sia rimasto abbastanza contrariato dalle recenti scelte di Tillerson, considerato dal presidente un uomo più dell’establishment che legato alla sua visione politica. Divergenze che non riguardano solo i metodi, ma anche le stesse idee di politica estera fra i due uomini, e che sono diventate sempre più chiare con riguardo alla crisi coreana e, prima ancora, con quella in Qatar. Tillerson si è molto spesso prodigato in un ruolo quasi da pompiere, per spegnere le parole incendiarie del presidente ei suoi tweet a dir poco eterodossi, cercando di incanalare il dialogo nei binari della diplomazia. Sulla crisi del Qatar, mentre Trump inviava tweet sul terrorismo e si allineava totalmente alle scelte dell’Arabia Saudita, Tillerson si è immediatamente attivato per intavolare un accordo che coinvolgesse tutti gli attori nel conflitto. Un ruolo che Tillerson ha giocato bene, soprattutto costruendo legami con il Kuwait e con gli Emirati, ma che ha mostrato inevitabilmente profonde divergenze di vedute che fra presidente e segretario di Stato non dovrebbero esistere.



L’escalation in Corea del Nord è stata un altro caso di divisione fra le due figure. Mentre Trump inviava messaggi bellicosi nei confronti delle minacce di Kim Jong Un, Tillerson aveva aperto ogni tipo di canale con Pechino per riuscire a fermare il prima possibile le velleità balistiche coreane, con la speranza che anche il presidente fermasse i suoi messaggi nei confronti della repubblica nordcoreana. E così se da una parte il presidente degli Stati Uniti minacciava l’uso della forza, dall’altro lato sia il segretario di Stato che il segretario alla Difesa, Mattis, ricordavano alla presidenza i rischi enormi di un conflitto, anche solo presumibilmente preventivo, contro l’arsenale di Kim, chiedendo moderazione. Un doppio binario che ha anche aiutato gli americani a creare una piattaforma di dialogo ma nello stesso tempo a mostrare la forza stessa degli Usa, ma che nel tempo rischia di apparire una debolezza della geopolitica di Washington sotto l’amministrazione Trump.

Sotto questo profilo, non deve essere sottovalutato il dossier Iran. Anzi, potrebbe essere proprio lì a nascondersi non soltanto la frattura più profonda tra Tillerson e il presidente, ma anche il successore del segretario di Stato. Trump ha deciso da tempo di non voler continuare con l’accordo sul nucleare siglato a Vienna nel 2015 dal cosiddetto 5+1. Il presidente degli Stati Uniti è stato chiaro nel ritenere l’Iran una minaccia per il mondo e a credere che non rispetti gli accordi e non ha intenzione di ratificare la conformità dell’Iran al rispetto degli accordi. Tillerson, al contrario, non ha mai nascosto di avere una visione diversa, considerando gli accordi sul nucleare un’ottima base, pur con i necessari cambiamenti dettati dalla nuova amministrazione americana. All’interno della diplomazia americana, Trump ha però trovato una grande sostenitrice e alleata: Nikki Haley. La rappresentante degli Usa alle Nazioni Unite è in profonda sintonia con il presidente riguardo l’Iran, tanto da che da tempo chiede all’Onu interventi politici, economici e militari su Hezbollah e sull’Iran e ha chiesto all’AIEA di premere sull’Iran per far entrare i suoi funzionari all’interno della basi statunitensi. Proprio per questo motivo, indiscrezioni giornalistiche da Oltreoceano vedono un futuro scenario con Nikki Haley come segretario di Stato, una volta che Tillerson sia stato messo fuori gioco, e Dina Powell al posto dell’attuale rappresentante al Palazzo di Vetro.