“L’indagine di John Durham è molto importante – credo – una delle indagini più importanti nella storia del nostro Paese. Va bene?”. Parola del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’ora della verità si avvicina. Entro novembre probabilmente conosceremo i dettagli dell’inchiesta condotta dal procuratore John Durham sulle origini del Russiagate che potrebbe coinvolgere anche l’Italia: come rivela il Washington Post, infatti, il Dipartimento di Giustizia di William Barr intende completare le indagini entro il giorno del Ringraziamento, cioè il 28 novembre. Le rivelazioni contenute nell’indagine potrebbero avere ripercussioni anche sul nostro Paese e sul governo, che al momento si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e di non avere nulla a che fare con il professor Joseph Mifsud, l’agente sabotatore che secondo gli 007 americani è invece legato “all’intelligence occidentale”.

Come ricorda il Washington Examiner, testata conservatrice molto vicina alla presidenza Trump, l’Italia ha un ruolo centrale nello Spygate proprio per via di Mifsud, e pubblica una lunga lista di personalità che sono transitate a Roma da agosto ad oggi, tra cui l’Attorney general William Barr e il Procuratore John Durham, l’ex assistente di Trump alla Casa Bianca Sebastian Gorka (recentemente intervistato da InsideOver), il segretario di Stato Mike Pompeo, Jared Kushner e la figlia del presidente, Ivanka Trump, oltre alla direttrice della Cia Gina Haspel. “A questa lista – scrive il Washington Examiner – si aggiungono l’ex consigliere di Trump Steve Bannon, l’ex presidente della Camera New Gingrich, la cui moglie è ambasciatrice degli Usa in Vaticano”.

Un via vai di personalità che pongono Roma al centro delle attenzioni. “Queste persone non arrivano tutte in città per le stesse ragioni – spiega Franceso Gailietti al Washington Examiner, co-fondatore di Policy Sonar – ma queste visite dimostrano che Roma ha ancora un certo tipo di rilevanza e che potrebbe persino svolgere un ruolo importante nelle prossime elezioni presidenziali americane”.

Cosa farà Trump con “Giuseppi”?

La contraddittoria linea difensiva del premier Giuseppe Conte sul Russiagate è stata messa in seria discussione dalle notizie che provengono dagli Stati Uniti. “Giuseppi” ha scaricato la patata bollente sulla natura degli incontri fra i nostri servizi segreti del 15 agosto e 27 settembre con William Barr e il procuratore John Durham su Gennaro Vecchione, direttore del Dis, che la scorsa settimana si è presentato dinanzi al Copasir in una seduta non certo semplicissima, durate ben tre ore. Come abbiamo riportato, è stato lo stesso William Barr a smentire ciò che ha dichiarato Giuseppe Conte.

Intervistato da Fox News, il ministro della giustizia Usa ha chiarito la natura degli incontri con i vertici dei servizi segreti italiani datati 15 agosto e 27 settembre, confermando che il nostro Paese può essere molto utile all’indagine del procuratore John Durham sulle origini del Russiagate. “Alcuni dei Paesi che John Durham riteneva potessero avere alcune informazioni utili volevano discutere preliminarmente con me della portata dell’indagine, della sua natura, di come intendessi gestire informazioni confidenziali e via dicendo”, ha spiegato Barr. “Inizialmente ho discusso queste questioni con quei Paesi e ho stabilito un canale attraverso il quale il Procuratore Durham potesse ottenere assistenza da loro”.

Conte pronto a rimuovere Vecchione?

Come racconta Dagospia, che ha sempre buone entrature, “Donald Trump non ha ancora deciso cosa fare con Giuseppi: se fare uscire altre notizie per stroncarlo definitivamente o lasciarlo così, un po’ azzoppato (e dunque più facile da controllare), senza infierire”. Secondo il sito fondato da Roberto D’Agostino, The Donald sarebbe urtato dall’atteggiamento dal premier italiano. Cosa succederà nel frattempo in Italia? “Vecchione ritiene di essere uscito indenne dalla sua deposizione al Copasir – scrive Dagospia -. Invece Conte è ormai sicuro al 90% di sostituirlo, e di farlo subito prima delle feste natalizie”. Avendo con lui un ottimo rapporto, tuttavia, “intende promuoverlo/rimuoverlo nominandolo consigliere militare della Presidenza del Consiglio”.