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L’incontro tra Donald Trump e il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping è previsto tra il 6 e il 7 aprile, quando il neo-insediato presidente degli Stati Uniti ospiterà il suo omologo cinese per un incontro informale (“no necktie”) nella residenza di Mar-a-Lago, situata a Palm Beach, in Florida e soprannominata da Trump la“Casa Bianca d’inverno”.Tutti i riflettori sono puntati su questo incontro, in particolar modo perché la convinzione comune è che Trump proseguirà con i toni aggressivi utilizzati durante la campagna elettorale: anche se, con tutte le probabilità, non sarà così. Se i media internazionali si aspettano un incontro teso, Trump li sorprenderà e smentirà ancora una volta.Il nuovo inquilino della Casa Bianca ha ripetutamente accusato il governo cinese di svalutare lo yuan per attaccare il dollaro e ha apparentemente individuato in Pechino il nuovo nemico numero uno degli Stati Uniti. Ma Trump non è lo sprovveduto che ci hanno voluto far credere durante la campagna elettorale, perché oltre la xenofobìa e il presunto maschilismo di cui è accusato, c’è un business-man autore di un bestseller come “The Art of Deal” (L’Arte del Compromesso).Quindi, piuttosto che credere che il nuovo presidente statunitense sia in cerca di uno scontro frontale con la Cina, è più probabile che Donald Trump si sia accorto fin da subito – soprattutto grazie al suo background di uomo d’affari – che il centro del mondo si stia inesorabilmente spostando verso Oriente e che, di conseguenza, abbia risposto con un “Make America Great Again”, che in realtà è più uno slogan dettato dalla paura del futuro prossimo e dallo spettro di una Cina egemone mondiale che dalla reale, concreta, possibilità di un’America di nuovo al “centro del mondo”.Un esempio di come gli Stati Uniti stiano progressivamente perdendo la loro autorevolezza è la decisione del monarca saudita Salman di intraprendere un tour asiatico, che lo impegnerà per più di un mese e che lo ha già portato in Giappone e Cina mentre, per incontrare il nuovo presidente americano ha incaricato il figlio Muhammad Bin Salman, principe ereditario nonché ministro della Difesa saudita, che ha incontrato Trump in concomitanza dell’incontro del padre con Xi Jinping.Proprio in questi giorni la notizia che Riad e Pechino hanno firmato una serie di accordi, dal settore economico a quello commerciale, da quello energetico a quello aerospaziale, per un valore che si aggira intorno ai 65miliardi di dollari  . Inoltre, dopo averne discusso con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, Salman si è confrontato con il presidente cinese per l’imminente entrata in borsa del colosso petrolifero Aramco, che presto farà il suo debutto nella borsa di Hong Kong.Trump è ben consapevole del ruolo marginale a cui sono destinati gli Stati Uniti se non capiranno al più presto come ritagliarsi uno spazio nel Nuovo Mondo, ma la maggior parte dei media si focalizza sul suo “Travel ban” e sulle recenti accuse lanciate al governo cinese , che secondo il presidente degli Stati Uniti “non si impegna abbastanza per contrastare la minaccia di Pyongyang.”Viene ripetuto che Trump potrebbe causare una nuova escalation di tensioni tra Washington e Pechino, ma quello che cercherà durante l’incontro previsto tra il 6 e il 7 aprile non sarà uno scontro, ma un compromesso. E’ vero, con un tweet ha accusato la Cina di “fare poco” per fermare la corsa alle armi del regime nord-coreano provocando una risposta stizzita da parte di Pechino, ma proprio in quei minuti Rex Tillerson stava per atterrare sul suolo cinese per preparare il terreno in vista dell’incontro tra Xi Jinping e Trump. Trump che ha cercato di corteggiare la Cina cambiando posizione riguardo l’influenza cinese su Taiwan , che ora si ritrae saggiamente dal criticare. Anche il tanto discusso “Travel ban”, che ha colpito paesi come lo Yemen e la Siria ma non l’Arabia Saudita, unico vero burattinaio dell’estremismo islamico e vero architetto dell’11 settembre, dimostra quanto Trump sappia distringuere bene la propaganda dagli affari. Affari che in prima persona porta avanti a Riad già da tempo, anche con la sua catena di Golf Resort.L’apparente aggressività del presidente degli Stati Uniti deve essere vista come l’atteggiamento di chi sceglie una posizione ‘offensiva’ non per arroganza, ma per fini ‘difensivi’. La Cina però, è risaputo, è avversario difficile da intimorire e, al momento, si potrà sedere al tavolo delle trattative in una posizione di netto vantaggio. Per l’incontro di aprile molti si aspettano un Trump aggressivo e “instabile”, ma si troveranno davanti un pragmatico uomo d’affari, conscio della posizione sempre più marginale degli Stati Uniti rispetto alla Cina. Due giorni fa il primo ad abbassare i toni è stato proprio Tillerson , che dopo l’incontro con Xi Jinping ha augurato “l’inizio di una nuova era di relazioni” con Pechino. Tillerson che    non parteciperà al summit della Nato  per assistere Trump durante l’incontro di aprile a Mar-a-Lago. Anche le priorità degli Stati Uniti si spostano inesorabilmente verso Oriente.

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