Politica /

Donald Trump ha rinnovato la proposta di mediare tra India e Pakistan sulla complessa questione del Kashmir. Durante un incontro con Imran Khan, primo ministro di Islamabad, il presidente americano ha affermato di poter aiutare i due Paesi a risolvere la crisi, sempre che entrambi siano disposti ad accettare la mediazione. Una simile offerta, in luglio, era stata respinta dal governo indiano e aveva provocato una certa tensione con Washington. Nuova Delhi considera infatti le il Kashmir come un suo problema interno. Islamabad, invece, sarebbe favorevole all’intervento di una terza parte e ad un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale. Le tensioni nella regione si sono riaccese a partire dal 5 agosto, quando il governo nazionalista di Narendra Modi ha revocato lo statuto di autonomia di Srinagar. Il Kashmir è l’unico stato a maggioranza musulmana dell’India e la decisione ha portato a nuove tensioni, scontri con la polizia ed arresti di massa.

Il ruolo del Pakistan

Il premier indiano ha lanciato un durissimo attacco verbale, nel corso del suo intervento di domenica all’assemblea generale delle Nazioni Unite, nei confronti del Pakistan, pur senza nominare apertamente questa nazione. Modi ha accusato il Paese di promuovere l’odio nei confronti dell’India e di supportare il terrorismo nella regione. Parole al vetriolo che sono destinate ad alzare ulteriormente la tensione nell’area. Tensione che gli Stati Uniti vorrebbero ridurre, anche per evitare di doversi schierare in maniera netta con Nuova Delhi o Islamabad in caso la crisi peggiori. La Casa Bianca intrattiene infatti ottimi rapporti con l’India, una nazione di importanza vitale per la strategia americana di contenimento della Cina in Asia. Il Pakistan, però, non è da meno. Islamabad ha una grande influenza sulla stabilità dell’Afghanistan, un teatro chiave per gli Stati Uniti ed inoltre Khan si è proposto come mediatore per provare a risolvere la crisi tra Washington e Teheran, con cui ha buoni rapporti. Lo stesso primo ministro ha anche ricordato, però, di non poter escludere un conflitto con l’India a causa del Kashmir, uno scenario fosco anche perché entrambi i Paesi sono in possesso di arsenali nucleari e sono, da sempre, mossi da un forte nazionalismo nelle reciproche relazioni bilaterali.

Gli sviluppi

La sfortunata regione contesa sembra non riuscire a trovare pace. Un forte sisma, con una magnitudo di 5.8 sulla scala Richter, ha colpito ieri quella parte di Kashmir amministrata dal Pakistan. Il bilancio provvisorio di decine di morti e centinaia di feriti è destinato ad aggravarsi, così come le stime dei danni. La situazione non è migliore nel Kashmir indiano. Un gruppo di attiviste indiane hanno riferito di arresti effettuati dalle forze di sicurezza anche nei confronti di adolescenti, poi torturati e di intimidazioni nei confronti delle donne. Il trasporto pubblico continua ad essere interrotto così come le comunicazioni telefoniche. Gli avvocati della regione sono in sciopero, dopo una serie di arresti che hanno colpito alcuni giuristi di spicco. Questo stato di cose rende difficile fornire assistenza legale ed effettuare ricorsi contro le detenzioni, effettuate secondo il Jammu and Kashmir Public Safety Act (Psa). Questo provvedimento consente  la detenzione senza processo di un sospettato fino ad un periodo massimo di due anni. La Corte Suprema indiana ha recentemente invitato il governo centrale a riportare la situazione nella regione verso la normalità e Nuova Delhi ha affermato che ciò è quanto sta effettivamente accadendo. Le limitazioni alla libertà personale, gli arresti e le detenzioni però proseguono e l’economia del Kashmir è paralizzata. I turisti si tengono lontani da queste zone e l’inverno arriverà presto. Persiste il timore che le precarie condizioni dell’area possano favorire il ritorno in azione, su vasta scala, dei gruppi di guerriglieri separatisti locali. L’insurrezione in Kashmir e lo scontro tra Nuova Delhi ed i separatisti hanno già provocato, negli scorsi decenni, decine di migliaia di morti. Una mediazione efficace da parte di Donald Trump potrebbe, effettivamente, aiutare ad abbassare le tensioni ed a riportare il Kashmir e la sua popolazione verso uno stato di maggiore tranquillità.