Che i rapporti fra l’amministrazione Trump e le Nazioni Unite non fossero idilliaci, lo si è capito sin dall’inizio del mandato del presidente Usa. Dalla Casa Bianca non sono mai arrivate parole di elogio nei confronti del Palazzo di Vetro, considerato eccessivamente burocratico e legato a regole da rivedere per snellire e rendere efficiente un’organizzazione che ormai a molti appare del tutto anacronistica. Questo non significa, chiaramente, che la presidenza Trump faccia a meno delle possibilità offerte dall’Onu agli Stati Uniti grazie al suo peso politico e all’essere membro permanente del Consiglio di Sicurezza. La forza dirompente di Nikki Haley, delegata al Palazzo di Vetro per l’amministrazione americana, è la dimostrazione del fatto che gli Stati Uniti vogliano comunque rafforzare la propria linea in politica estera anche in sede Onu. Tuttavia il rapporto è sempre estremamente controverso e Trump ha già dimostrato che se la diplomazia diventa un ostacolo al raggiungimento di un obiettivo, le sue regole diventano assolutamente secondarie.

Non deve quindi stupire il fatto che, mercoledì notte, Mike Pence abbia annunciato che il presidente Trump ha dato ordine al Dipartimento di Stato di interrompere i finanziamenti per i programmi “inefficaci” delle Nazioni Unite per aiutare i cristiani perseguitati in Medio Oriente, affermando che l’amministrazione americana fornirà direttamente il sostegno alle associazioni che si occupano di questa causa. “Da oggi in poi, l’America fornirà un sostegno diretto alle comunità perseguitate attraverso UsAid”, ha dichiarato Pence a Washington, durante l’annuale cena di solidarietà di In Defense of Christians. Ricordando che i cristiani sono stati vittime di un genocidio compiuto dalle milizie dello Stato islamico in tutto il Medio Oriente, Pence, stando a quanto riportato dal Washington Times, ha detto che la “triste realtà” è che l’Onu spende circa un miliardo di dollari l’anno per gli aiuti umanitari nella regione e, nonostante questo, non riesce ad aiutare abbastanza i cristiani perseguitati. “Mentre i gruppi basati sulla fede con capacità consolidate e con radici profonde in queste comunità sono più che disposte ad assistere, le Nazioni Unite troppo spesso rispondono negativamente alle loro richieste di finanziamento”, ha dichiarato Mr. Pence, che ha concluso con un messaggio rivolto a tutte le associazioni in difesa dei cristiani: “Ma miei cari amici, quei giorni sono finiti. Questo è il momento. Ora è il momento. E l’America sosterrà queste persone nell’ora di bisogno “.

L’annuncio di Pence sulla decisione del presidente Trump di bypassare l’Onu ha significati molto precisi. Dal punto di vista esterno, l’immagine che Trump vuole dare al mondo è quella di comprendere il ruolo dei cristiani perseguitati mostrandosi in grado di tutelare le minoranze colpite dalla furia dello Stato islamico. Le comunità cristiane, soprattutto in Siria e in Iraq, rappresentano un segmento molto importante della popolazione, pur se numericamente inferiore a quella musulmana, e rappresentano soprattutto delle forze storicamente legata ai regimi laici di Damasco e Baghdad rispetto agli alleati islamisti della coalizione internazionale. Riuscire a connettere le minoranze cristiane con gli Stati Uniti sarebbe importante, per l’amministrazione americana, per ottenere una testa di ponte nelle comunità locali dopo che la Russia si è dimostrata la potenza “cristiana” più impegnata nella tutela dei fratelli perseguitato dal Daesh. A questo motivo geopolitico, si aggiunge poi un messaggio di politica interna non irrilevante. Innanzitutto per l’attacco alla precedente amministrazione Obama, che utilizzava l’Onu come strumento di sostegno a quelle comunità, e che per Pence è stata la causa di una spesa eccessiva e totalmente inefficace. In secondo luogo, la presa di posizione in favore dei cristiani dimostra la volontà dell’amministrazione di rafforzare il legame con il cristianesimo americano, non solo quello protestante: un legame necessario anche dal punto di vista elettorale. Infine non va sottovalutata l’immagine che consegna Trump con questo messaggio, e cioè quella di un leader che evita le regole della diplomazia e della burocrazia dell’Onu se serve per salvare migliaia di innocenti. Un’immagine forte ma eloquente che s’inquadra nello stampo che vuole dare Trump alla sua amministrazione, quello del dinamismo e dell’operatività contro i formalismi voluti dall’establishment.

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