Sì a un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina riguardo gli attacchi sulle infrastrutture energetiche reciproche e a un graduale reset delle relazioni bilaterali tra Russia e Usa, ma soprattutto sì a un dialogo a tutto campo capace di guardare tutti gli scenari di confronto tra Washington e Mosca. La chiamata tra Donald Trump e Vladimir Putin di oggi ha prodotto una serie di risultati significativi.
Innanzitutto, si riscontra una piattaforma di dialogo per provare a porre fine, dopo tre anni, alla guerra in Ucraina sulla base di un dialogo che ha prodotto i primi risultati concreti. Meno del cessate il fuoco totale a cui Kiev era pronta, ma è la prima volta dal 24 febbraio 2022 che c’è l’intenzione di avviare un’astensione da parte dei combattimenti, per quanto parziale e solo per 30 giorni, delle due parti in conflitto: una trattativa deve pur partire da qualcosa, e Trump e Putin hanno iniziato a mettere le basi. Resta aperta la questione, sollevata da Putin, dello stop completo al sostegno militare e d’intelligence americano a Kiev come preludio a una trattativa per una pace definitiva, che per ora appare una condizione difficile da soddisfare.
In secondo luogo, tra Russia e Usa si prova a ricostruire la capacità di dialogo. Vasto programma, dopo dieci anni di conflittualità latente e per procura, ma su cui Trump e Putin investono risorse: si va dalla prospettiva di futuri accordi economici a gesti più simbolici, come incontri di hockey organizzati tra le rispettive squadre, per ristabilire le relazioni a livello politico, sociale e, innanzitutto, umano.
In campo anche gesti concreti: 175 prigionieri a testa saranno scambiati nella giornata di domani da Russia e Ucraina in uno scambio mediato dagli Usa. Da notare come il Cremlino, nel suo comunicato ufficiale, sottolinei che Putin e Trump “hanno toccato anche altri temi dell’agenda internazionale, tra cui la situazione in Medio Oriente e nella regione del Mar Rosso. Saranno compiuti sforzi congiunti per stabilizzare la situazione nelle aree di crisi e stabilire una cooperazione su questioni di non proliferazione nucleare e di sicurezza globale”.
Questo è il vero nodo gordiano della questione: in campo c’è molto più dell’Ucraina. Lo dice a chiare lettere la Russia: si è parlato “della speciale responsabilità della Russia e degli Stati Uniti nel garantire la sicurezza e la stabilità nel mondo”, un dato che impone una riflessione in cui Kiev può essere solo una parte del discorso. Forse è stato deluso chi si aspettava soluzioni palingenetiche o clamorosi colpi di scena. Ma la diplomazia va avanti a piccoli passi concreti, realismo e fiducia reciproca. Trump e Putin provano a ricostruire quella tra Russia e Usa. Sarà un percorso lungo, ma ne va della sicurezza dei due Paesi e del mondo intero. Una telefonata non è risolutiva. Ma sicuramente allunga la vita…perlomeno alla diplomazia. La quale è l’unica risolutrice di conflitti capace di produrre soluzioni durature, al netto dei proclami.
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