Ventisei milioni di americani hanno chiesto, a causa della crisi economica derivante dalla pandemia di Covid-19, il sussidio di disoccupazione. I numeri sono impressionanti ed in costante crescita: oltre quattro milioni di cittadini hanno infatti richiesto il benefit nella settimana trascorso ed il totale dei senza lavoro si avvicina, sempre di più, alle cifre preoccupanti raggiunte in seguito alla Grande Depressione del ’29. Secondo gli esperti il tasso di disoccupazione attuale nel Paese si aggira tra il 15 ed il 20 per cento contro il modesto 3,5 per cento fatto registrare a dicembre 2019. In appena due mesi la pandemia ha cancellato oltre 23 milioni di posti di lavoro creati dopo la fase recessiva del 2007-2009. La portata della recessione ha spinto il governo federale a concedere aiuti più generosi a chi ha perso il lavoro ma il budget dei singoli Stati è comunque precario.

Un percorso in salita

La grave crisi economica ha impattato anche sulla popolarità di Donald Trump. Il tasso di approvazione del presidente, secondo i dati di un sondaggio realizzato da Gallup, è calato dal 49 per cento di marzo al 43 per cento di aprile. Il numero di americani che disapprovano l’operato di Trump è, invece, in forte crescita: si passa dal 45 per cento di marzo al 54 per cento di aprile. Le prospettive in vista delle elezioni presidenziali di novembre non sono particolarmente buone: Joe Biden avrebbe un vantaggio compreso tra i 4 ed i 9 punti percentuali, in base all’indagine demoscopica consultata, sul presidente in carica mentre sembra probabile che alcuni Stati vinti dai Repubblicani nel 2016 possano tornare ad essere competitivi. Tra questi ci sono Arizona, Florida (un territorio chiave dove Biden potrebbe vincere a mani basse), North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin. Il Sud e buona parte del Midwest, invece, continuano ad essere fedeli a Trump e costituiscono un fortino probabilmente inespugnabile per i Democratici.

Una strategia vincente

Il Capo di Stato deve pianificare, con la massima urgenza, una strategia che possa ribaltare l’esito delle consultazioni. Trump potrebbe cercare di galvanizzare (o distrarre) gli animi degli americani con un grande successo in politica estera: un attacco frontale al Venezuela di Maduro oppure un’escalation serrata con l’Iran, rivale storico di Washington con cui le tensioni stanno crescendo, vistosamente, di settimana in settimana. Un’altra strada potrebbe essere quella di spaccare la base dei Democratici e di fomentare le divisioni tra il moderato Joe Biden ed il progressista Bernie Sanders. Il Partito Democratico è privo di un leader carismatico che possa parlare per tutti, una mancanza che Donald Trump potrebbe sfruttare a suo vantaggio. Joe Biden, in effetti, è stato perlopiù silente nell’ultimo periodo e si è distinto solamente per aver chiamato il presidente ed aver rimarcato come il governo federale deve prendersi “la responsabilità” di agire: i giovani ed i Latinos, inoltre, non sembrano particolarmente inclini a sostenerlo. L’arma segreta di Trump potrebbe dunque essere proprio Joe Biden, che dovrà dimostrarsi più dinamico e proattivo per pensare di puntare alla vittoria.

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