Un passo alla volta, Stati Uniti e Cina si stanno avvicinando a un’intesa commerciale. Questa volta, salvo sorprese, Donald Trump dovrebbe aver detto la verità. Quando ieri il presidente americano ha scritto in un tweet che “siamo molto vicini a un grande accordo con la Cina. Loro lo vogliono e anche noi”, in molti si sono chiesti se il tycoon stesse beffando. A quanto pare no: The Donald ha detto la verità. Secondo quanto rivelato da fonti interne all’amministrazione della Casa Bianca, pare che le due parti abbiano raggiunto un accordo parziale sui commerci. Si tratta pur sempre di una prima pietra, non ancora indice di una risoluzione definitiva delle ostilità, ma questa piccola apertura ha tuttavia un’enorme importanza per due motivi. Da una parte Washington non imporrà a Pechino i dazi che sarebbero dovuti scattare in questo weekend, mentre dall’altra si è evitato, per il momento, lo scontro frontale. Come se non bastasse, l’annuncio di una pax commerciale con il Dragone all’orizzonte arriva in un momento critico per Trump, alle prese con lo spauracchio impeachment. Un eventuale successo in ambito geopolitico aiuterebbe il presidente Usa a scacciare gli incubi collegati alla sua possibile incriminazione.
La mossa di Trump
Alcuni esperti hanno però interpretato il cinguettio di Trump in modo diverso. Più che segnale di intesa quasi raggiunta, il tweet del presidente starebbe a indicare la volontà degli Stati Uniti di non far scattare le nuove tariffe minacciate su esportazioni cinesi per 160 miliardi di dollari perviste per domenica. Il messaggio di Washington è che c’è sì la volontà di trattare, anche se un accordo deve ancora essere raggiunto al termine di altre estenuanti riunioni e negoziati. Se Trump avesse fatto partire nuovi dazi, infatti, l’intesa con la Cina sarebbe deragliata definitivamente. Nei giorni scorsi, in cambio della firma sull’intesa, Pechino aveva chiesto al governo americano la rimozione delle tariffe esistenti; dal canto suo, la Casa Bianca si era offerta di ridurne le percentuali in cambio di una verifica sulla precedente promessa cinese di acquistare prodotti dagli agricoltori e allevatori americani. È proprio su questa base che è stata trovata l’intesa parziale, la stessa che ha bloccato l’escalation e consentito alla trattativa di procedere.
Riflettori sulla Cina
Nei giorni scorsi Trump aveva detto di essere disposto ad aspettare fino a dopo le elezioni americane del novembre 2020 per chiudere la guerra dei dazi con la Cina. Ieri ecco arrivare l’inaspettata svolta. Attenzione però a dare per scontata l’intesa, perché già all’inizio di ottobre il tycoon disse che Pechino e Washington erano riusciti a stringere un accordo sulla “fase uno”; nei mesi successivi non ci fu però alcuna firma. In ogni caso, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti avrebbero messo sul piatto la riduzione del 50% dei dazi esistenti su 360 miliardi di merci su prodotti importati negli Usa, oltre all’annullamento di nuove tariffe. In mezzo a tutto questo la Cina non ha confermato né smentito alcuna versione. La portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying si è limitata a parlare delle borse: “Non appena si sono diffusi i report sull’approccio alla ‘fase uno’, i principali mercati azionari in Usa ed Europa hanno avuto un balzo. Ciò dimostra che un accordo con i negoziati è di beneficio per le due nazioni e le loro genti, ed è anche quello che la comunità internazionale vuole”. Pechino autorizzerà l’accordo?
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