Trump punta la Bielorussia. E invia Bolton a trattare

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La strategia politica dell’amministrazione Trump nei confronti della Federazione Russa si conferma ancora una volta contraddittoria e ambivalente: da una parte il presidente Usa chiede di riammettere Mosca nel ‘club dei Grandi’, ripristinando il G8, dall’altra, a pochissimi giorni di distanza dal G7 di Biarritz, invia il proprio Consigliere per la sicurezza nazionale in un viaggio diplomatico che non farà certo piacere al Cremlino. Come rivela Foreign Policy, John Bolton, dopo essersi recato a Kiev, in Ucraina, arriverà nelle prossime ore a Minsk, capitale della Bielorussia, per dei colloqui con il Presidente Alyaksandr Lukashenko.

È la prima volta che un alto funzionario della Casa Bianca fa visita all’ex Repubblica sovietica. Secondo Foreign Policy, la visita di Bolton a Minsk smentisce l’apparente affinità di Donald Trump nei confronti di Mosca e conferma altresì, nel concreto, la linea dura della sua amministrazione verso la Federazione Russa. Come riporta Radio Free Europe, in un messaggio inequivocabile diretto a Mosca, la Bielorussia, per la prima volta, sta cercando di acquistare petrolio dagli Stati Uniti in quanto mira a diversificare il suo approvvigionamento energetico dalla Russia. Un ulteriore segnale di aperture verso l’Occidente: dal 2017 Minsk ha ridotto in maniera significativa i requisiti in materia di visti per i visitatori di decine di Paesi, inclusi gli Stati membri dell’Ue e le nazioni del Nord America.

La reazione “composta” di Mosca

A tal proposito, Mosca ha sottolineato che l’acquisto di greggio americano da parte della Bielorussia “è una questione che riguarda la sovranità di Minsk” e di “fattibilità economia”. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha dichiarato che “è possibile acquistare gas sul mercato a prezzi più elevato oppure in maniera più economica dalla Russia”. “Ogni Paese decide da solo” ha sottolineato Peskov, che commenta così il viaggio di Bolton a Minsk: “Prima di tutto, le autorità del Paese hanno tutto il diritto di invitare chi vogliono. In secondo luogo, non si tratta di una visita ufficiale dal momento che i due Paesi non hanno una vera e propria cooperazione bilaterale, quanto piuttosto una visita di lavoro”, ha aggiunto il rappresentante della presidenza di Mosca.

John Bolton in Ucraina

Il Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Radio Free Europe a Kiev che non è necessario che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky agisca in maniera decisa e rapida nel Donbass. “Dalla prospettiva del nuovo governo ucraino, credo che il presidente Zelensky sia ben consigliato nella scelta della strategia da applicare con la Russia, usando tutte le cautele”, ha spiegato Bolton. “Non credo ci sia alcuna motivazione per accelerare verso un’azione o un’altra. Lavorare prendendosi il tempo necessario sarebbe la scelta più sensata per il nuovo esecutivo ucraino”, ha aggiunto il consigliere alla sicurezza Usa. In merito ad un possibile ingresso degli Stati Uniti nel Formato Normandia, Bolton si è limitato a sottolineare l’interesse di Washington nel seguire la situazione relativa al Donbass e ai rapporti fra Ucraina e Russia.

“Noi sosteniamo gli sforzi riformisti di Zelensky, nonché la sua visione volta a creare un’Ucraina più forte e più florida”, ha scritto su Twitter il Consigliere per la sicurezza nazionale. Era stato lo stesso Bolton ad evocare la possibilità di un incontro tra Zelensky e il presidente americano Donald Trump a Varsavia, dove entrambi sono attesi il primo settembre per la commemorazione per gli 80 anni dell’inizio della Seconda guerra mondiale.

La politica di Trump nei confronti di Mosca

Nonostante l’isterismo sul Russiagate e alcune aperture del presidente Donald Trump all’omologo russo Vladimir Putin, la politica strategica di Washington nei confronti di Mosca rimane conflittuale, soprattutto nell’Europa orientale. L’amministrazione Trump ha coinvolto le forze degli Stati Uniti nelle esercitazioni militari della Nato in Polonia e in altri Paesi dell’est europeo ai confini della Russia, nonché nel Mar Nero, avvicinandosi pericolosamente alla base russa di Sebastopoli. Come racconta The American Conservative, Washington ha inoltre inviato le truppe americane a partecipare a esercitazioni militari congiunte con le forze ucraine, un atto che Mosca considera particolarmente provocatorio.

Washington ha anche approvato due importanti vendite di armi alle forze di terra di Kiev negli ultimi due anni. La prima transazione risale al dicembre 2017 ed era limitata alle armi leggere: tale accordo includeva l’esportazione di fucili M107A1 e munizioni, per una vendita del valore totale di 41,5 milioni di dollari. La transazione dell’aprile 2018 è molto più seria. Non solo è più onerosa (47 milioni di dollari), ma include anche armi letali, in particolare 210 missili anti-carro Javelin – il tipo di armi che l’amministrazione di Barack Obama si era rifiutata di fornire all’ex paese sovietico.