Donald Trump è pronto a incontrare il presidente russo, Vladimir Putin, in occasione del suo viaggio in Asia, quando i due leader saranno presenti per il vertice Apec in Vietnam. Rispondendo a una domanda della giornalista di Fox News, Laura Ingraham, il presidente degli Stati Uniti ha detto che “potrebbe esserci un incontro con il presidente Putin” ed ha voluto sottolineare l’importanza di questo incontro e dei punti centrali del possibile vertice: Siria, Corea del Nord e Ucraina. Sono i tre nodi della politica mondiale e sono i tre punti, oltre all’Iran, in cui gli Stati Uniti e la Russia si trovano su fronti opposti. Per il presidente Usa “Putin è molto importante perché ci può aiutare con la Corea del Nord. Può aiutarci con la Siria. E dobbiamo parlare di Ucraina”. Una frase che attesta la necessità dell’amministrazione Usa di interrompere l’isolamento in cui la sta conducendo la sua recente politica estera, ma anche la volontà di intraprendere un rapporto più proficuo con Mosca su tutti i dossier più scottanti della politica mondiale. Una mossa tipicamente trumpiana, poiché il tycoon americano non ha mai disdegnato un approccio diretto con i suoi omologhi, rivali o alleati, senza passare per la via dei canali diplomatici.

È evidente che queste tre crisi sono tre nodi da sciogliere per entrambe le superpotenze. Ed è altrettanto evidente che le tre crisi hanno un’importanza diversa per l’una o per l’altra amministrazione: tutte e tre fondamentali, ma con gradi differenti e con interessi molto spesso diametralmente opposti. Per la Russia, la guerra in Siria significa avere garanzie sul futuro del Medio Oriente, delle sue basi in Siria e sull’asse strategico con Teheran. Per Trump significa prima di tutto contenere l’Iran e fare in modo che i suoi principali alleati dell’area, ossia Arabia Saudita e Israele, siano garantiti da qualsiasi tipo di espansione dell’influenza iraniana e del rafforzamento della potenza militare sia dell’Iran che di Hezbollah. In Ucraina, la questione è diversa, ma ugualmente importante per entrambe le potenze: per la Russia si tratta di non avere la Nato al confine meridionale e non perdere un Paese (o una parte di esso) dalla sua orbita. Per gli Stati Uniti, l’Ucraina significa conquistare un Paese da inserire nelle fila dell’Alleanza Atlantica e dell’Europa sganciandolo da Mosca. Infine, sulla Corea del Nord, se entrambi gli Stati considerano prioritaria la denuclearizzazione del Paese, Washington e Mosca hanno due approcci completamente diversi e due interessi divergenti. Putin ha sempre proposto la via del dialogo e chiesto di cessare con le provocazioni militari di Kim e con le esercitazioni Usa. Trump ha invece mostrato da subito un approccio muscolare, a tratti violento, e una scelta di scontro totale con Kim Jong-un che finora non sembra aver sortito gli effetti desiderati. Un approccio diverso che rivela anche un’idea molto diversa del futuro della penisola: Putin non vuole militari Usa al confine con la Russia; Trump (e il Pentagono) non possono invece considerare strategicamente utile la fine della presenza Usa nella penisola coreana e in Giappone. Con interessi così divergenti, l’unica opzione possibile sembra che quella di un “do ut des” tra Mosca e Washington in cui una entrambe cederanno l’area che sta più a cuore all’altra, in modo da ottenere una vittoria in quella ci sono più interessate. Ma certo non sarà facile, dal momento che cedere su alcuni punti può significare, in sostanza, una sconfitta.

L’invito a un incontro con Putin sembra essere stato accolto in maniera molto positiva anche da Mosca. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha voluto rilevare la necessità e l’apprezzamento per “ogni tipo di contatto” fra i due Paesi. E anche la Duma, attraverso il presidente della commissione Esteri, Leonid Slutsky, ha confermato l’importanza di un vertice che abbia come focus questi tre dossier della politica estera russa e americana, con la ferma speranza che “consentirà ai due leader di definire le loro posizioni sulla crisi e forse anche di avvicinarle”. Trapela ottimismo tra le stanze del Cremlino, così come trapela volontà di dialogo da parte della presidenza Usa. E tutto quanto nonostante il clima rovente nella politica americana proprio riguardo alle interferenze russe nelle elezioni che hanno condotto Trump alla Casa Bianca. E per certi versi, il desiderio del presidente Usa di incontrare Putin in un momento come questo, può anche sembrare sorprendente, visto che è sotto fuoco incrociato di repubblicani e democratici per i presunti legami con Mosca. Ma sembra che, per fortuna, i problemi della politica mondiale siano più importanti del Russiagate.

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