La vittoria legislativa conseguita dall’amministrazione Trump sul terreno della riforma fiscale ha riaperto il dibattito su un altro, importante progetto che il Presidente aveva inserito nella sua campagna elettorale, ovvero lo sviluppo delle infrastrutture statunitensi.

Il lungo decorso in sede congressuale del fallito tentativo di smantellamento della Obamacare e della riforma fiscale hanno fatto sì che la presentazione del disegno di legge sulle infrastrutture, prevista da Trump per i suoi primi 100 giorni di governo, non avvenisse nel 2017. Secondo quanto riportato da Bloombergil mese di gennaio 2018 potrebbe essere propizio per tale proposta, dato che Trump potrebbe essere tentato di sfruttare a suo favore il vento favorevole al Congresso per avviare il piano di rilancio delle infrastrutture statunitensi.

L’idea di Trump sulle infrastrutture: un piano da mille miliardi di dollari

Nell’abbozzo inizialmente prospettato dai portavoce dell’amministrazione, il progetto sul rilancio infrastrutturale degli Stati Uniti prevedeva un investimento decennale dal valore complessivo di 1.000 miliardi di dollari da ripartire tra investimenti diretti degli enti pubblici federali, degli Stati e del settore privato e tagli d’imposta per 200 miliardi di dollari a attori di primo piano come il colosso dell’ingegneria AECOM, il cui CEO Michael Burke é tra i principali sponsor del disegno di legge.

La Casa Bianca e il Dipartimento del Tesoro hanno ritenuto impossibile un’approvazione in combinato disposto della riforma fiscale e del disegno di legge sulle infrastrutture, quindi ora sperano che il successo del primo traini il secondo, facendo sì che si possa assistere a un completo rilancio di numerosi settori economici statunitensi e alla creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro grazie ai benefici dello stimolo fiscale.

Resta da verificare, invece, l’esistenza di spazi di cooperazione con i democratici: dopo un anno di aspre divisioni e la completa balcanizzazione del panorama congressuale, non è detto che siano ancora valide le parole pronunciate poco dopo la vittoria di Trump dalla leader della minoranza democratica alla Camera,Nancy Pelosi, che vedeva nel piano sulle infrastrutture un terreno di comune lavoro con il Presidente.

Il rilancio dopo il disastro dell’Amtrak e le contraddizioni del bilancio

Dopo il disastroso incidente dello scorso dicembre nello Stato di Washington, causato dal deragliamento di un treno dell’Amtrak che ha portato alla morte di tre persone, Trump ha nuovamente sottolineato come il disegno di legge sulle infrastrutture avrebbe rappresentato la migliore garanzia contro il verificarsi di nuove tragedie dello stesso genere.

Mentre le infrastrutture statunitensi vanno a fondo, infatti, il governo federale, che propone nella loro riqualificazione un volano per lo sviluppo economico, ha tagliato i fondi a diverse compagnie di trasporto come la stessa Amtrak, costringendole a un’austerità di bilancio che ha alimentato inefficienze, disservizi e problematiche culminate con la tragedia di dicembre, come segnala la ABC.

La sfida per il rilancio della connettività infrastrutturale interna all’America sarà decisiva per dare sostenibilità ai progetti economici di Trump: il lavoro da fare non manca, e l’istanza sollevata da Trump è senz’altro legittima, sebbene vada incasellata in una serie di politiche coerenti che non può prescindere da un piano singolo di investimenti, per quanto esteso. Con 60mila ponti a rischio, il 32% delle strade con manutenzione carente e 31 miliardi di dollari di perdita annua stimata per la scarsa capacità degli aeroporti, sulle infrastrutture gli Stati Uniti si giocano una grande fetta del loro futuro.

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