Con Trump Putin colpirà la Siria?

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È stata definita l’elezione più importante del mondo, da quelle tedesche avvenute nel 1932. Nessun’altra elezione ha avuto la capacità di ribaltare completamente l’ordine dell’economia globale internazionale, la geopolitica, le alleanze, i trattati. Separando le spacconate dalle reali intenzioni di Donald Trump, possiamo affermare che l’appena eletto presidente degli Stati Uniti ha in realtà una visione del mondo diversa da qualsiasi da altro grande candidato della storia americana.L’ideologia isolazionista di Trump si basa su tre linee guida: l’opposizione agli accordi di alleanza degli Stati Uniti con altri Paesi, l’opposizione al libero commercio a vantaggio di un sistema economico internazionale più mercantilista e l’autoritarismo. Hillary Clinton, ad esempio, rappresentava un candidato dalle idee convenzionali che avrebbe preservato lo status quo. Ciò che ha reso unica questa elezione è stata la visione di Trump per la politica estera ed il futuro ruolo globale degli Stati Uniti. Dal momento che il mondo è essenzialmente organizzato intorno alla potenza americana, gli effetti dirompenti potrebbero essere devastanti considerando che, fino ad oggi, abbiamo assistito ad una strategia di politica bipartisan estera.Il rapporto con la Nato“La mia America avrà un esercito potente ed alleati che dovranno investire necessariamente nella difesa, in un’ottica di stabilità che spesso è mancata”. È questa la visione del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.La Nato fonda la sua autorità sulla presenza degli Stati Uniti. Valutare la stessa Organizzazione senza il supporto americano, sarebbe impossibile perché, ad oggi, ci si chiede quale sia la reale capacità militare dei paesi membri. In realtà, il contributo europeo nella Nato non è mai stato pensato come militare, bensì come un supporto logistico per la presenza in Europa degli Stati Uniti. I membri europei della Nato contano circa 230 milioni di persone in più rispetto agli Stati Uniti, con un prodotto interno lordo combinato che è leggermente superiore a quello americano. Ogni paese membro della Nato avrebbe dovuto investire il 2 per cento del Pil per la difesa, un obiettivo che, al 2013, era stato raggiunto soltanto da quattro delle 28 nazioni europee alleate. Gli Stati Uniti investono in media il 4,4 per cento del proprio Pil. Le nazioni europee mediamente l’1,6 per cento. È anche vero che la soglia del 2 per cento è chiaramente ipotetica. Ideale, per certi versi, ma solo in un paese con una forte economia. Il problema è che Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno incoraggiato le nazioni europee a costruire forze orientate verso missioni di proiezione come in Afghanistan, con l’invio di truppe lontane dai confini nazionali. Convogliando i fondi in questa direzione, la spesa militare interna è diventata opzionale.In passato Trump ha detto: “Dopo la Guerra fredda la nostra politica è andata fuori rotta e con il passare del tempo ha avuto meno senso. La logica è stata sostituita dalla stoltezza e dall’arroganza che ci hanno portato ad una catastrofica politica estera, una dietro l’altra. Proprio la nostra politica estera è un disastro completo e totale. Nessuna visione. Senza scopo. Nessuna direzione. Nessuna strategia. Le nostre forze armate in servizio attivo sono state ridotte da 2 milioni nel 1991 a circa 1,3 milioni di oggi. La Marina si è ridotto da oltre 500 navi a 272 nello stesso lasso di tempo. L’Air Force è un terzo più piccola di quella del 1991. I B-52 ancora oggi in combattimento sono entrati in servizio nel 1955. Cercheremo di risparmiare con saggezza e di investire nella spesa militare. La nostra economia ritornerà forte e per riuscire nell’impresa dovremo rivedere anche le nostre politiche commerciali ed economiche, così come l’immigrazione”.Politica estera e terrorismo sono al secondo posto tra le preoccupazioni degli americani, dopo l’economia e la disoccupazione. “I Paesi che difendiamo dovranno rendere conto di tali servizi e, in caso contrario, gli Stati Uniti dovranno essere pronti ad abbandonarli, non abbiamo scelta. L’accordo iraniano è stato un male per la sicurezza ed umiliante per il nostro Paese davanti gli occhi dell’intero Medio Oriente. La prima cosa che farò da comandante in capo sarà un vertice con gli alleati della Nato ed asiatici per discutere un nuovo riequilibrio degli impegni finanziari e prendere atto delle nuove strategie per affrontare le nostre sfide comuni. Infine lo Stato islamico ed i Paesi che aiutano i terroristi: posso solo dirvi che i vostri giorni sono contati”.Secondo Trump, la Nato è una struttura obsoleta, mentre la presenza americana dovrebbe essere “retribuita” dai paesi che la richiedono come il comando del Pacifico, la Settima Flotta in Giappone e Corea del Sud e l’esercito in Europa. Parliamo di centinaia di miliardi di dollari l’anno, che nessun paese sarebbe in grado o disposto a pagare.“La Nato? È una buona cosa…se funzionasse anche senza di noi. Siamo seri. Gli sviluppi in Ucraina hanno investito molti paesi della Nato, ma non gli Stati Uniti. Eppure, se notate, stiamo facendo tutto noi. I nostri alleati cosa hanno fatto? Perché non interviene la Germania? Perché tutti i paesi confinanti con l’Ucraina non trattano con la Russia? Perché noi siamo la nazione più forte? È vero. La Nato come concetto va bene, ma all’atto pratico funziona solo se ci siamo noi dentro. Non ci aiuta nessuno. Volete un esempio? Regaliamo centinaia di miliardi di dollari per sostenere paesi che sono, in teoria, più ricchi di noi. O non lo sapete? Germania, Arabia Saudita, Giappone, Corea del Sud. Noi diamo denaro all’Arabia Saudita. Questa storia finirà, anche perché non possiamo più permetterci questi regali. La Nato è stata istituita in un momento diverso. È stata creata quando eravamo un paese più ricco. Prendiamo denaro in prestito dai cinesi, lo capite? La Nato ci costa una fortuna e sì, stiamo proteggendo l’Europa, ma stiamo spendendo un sacco di soldi. Punterò alla ridistribuzione dei costi ed assicuro che gli Stati Uniti non sopporteranno ancora il totale peso della difesa in Europa. Non è giusto e non otteniamo nulla in cambio, così come il nostro impegno in Corea del Sud. Un Paese ricchissimo che non ci dà quasi nulla per quello che facciamo”.Siria, adesso Putin può attaccareEntro le prossime ore, Putin autorizzerà i raid in Siria dalla sua flotta schierata a ridosso delle coste di Damasco. Mosca attendeva l’esito delle elezioni per conoscere il nome del prossimo interlocutore e modificare, se necessario, l’attuale strategia. Per certi versi, la proposta della candidata  Hillary Clinton, quella di creare una no-fly zone, era ritenuta la più pericolosa, considerando che sarebbe degenerata in un conflitto. La proposta della no-fly zone è stata fortemente dibattuta a Washington negli ultimi cinque anni, ma non ha mai attirato notevole entusiasmo da parte dei militari a causa del rischio associato alle difese aeree siriane ed alla presenza dei caccia russi. Sfide ovviamente diverse da quelle affrontate dagli Stati Uniti per le no-fly zone in Libia, Bosnia ed Iraq. Una no-fly zone avrebbe richiesto il consenso degli alleati regionali come la Turchia, potenziale partner più vicino alla Siria, ma che negli ultimi mesi si è impegnata per migliorare i legami con Mosca.Il Ministero della Difesa russo, intanto, ha identificato centinaia di target Isis nel distretto orientale di Aleppo. Si attende soltanto l’ordine diretto di Putin, ma un massiccio attacco russo in Siria è ritenuto imminente. Secondo il Cremlino, ad essere colpiti saranno le posizioni fortificate, i campi di addestramento ed i depositi di approvvigionamento dello Stato islamico. Saranno coinvolti tutti gli asset russi schierati nel Mediterraneo orientale, compresi i tre sottomarini posizionati tra Cipro e la costa siriana, equipaggiati con i missili da crociera Kalibr. Allertata, infine, anche la flottiglia del Mar Caspio. Possibile l’impiego dei bombardieri strategici Tu-95 e Tu-160. L’unica incognita riguarda il ruolo della portaerei Admiral Kuznetsov. Qualora dovesse entrare in battaglia, sarà il primo attacco nella storia della Russia portato da un vettore.La politica estera del presidente Trump“L’attuale segretario di Stato non credo abbia fatto un buon lavoro. La negoziazione di John Kerry con l’Iran è una delle cose peggiori che abbia mai visto. Gli abbiamo soltanto fatto due regali, sbloccando i fondi e non pretendendo i nostri prigionieri prima che iniziassero i negoziati. Fossi stato io la trattativa sarebbe stata diversa. Gli avrei detto: ‘liberate i nostri prigionieri o vi raddoppieremo le sanzioni’. In brevissimo tempo sarebbero stati liberati. Invece gli abbiamo dato un sacco di soldi che, ovviamente, non stanno investendo da noi. Avete notato che hanno acquistato 118 Airbus? Non velivoli della Boeing, ma Airbus. È una brutta vicenda, anche per Israele. Non possiamo più permetterci di spendere una fortuna per equipaggiare gli altri Paesi. Non spendiamo per noi, ma solo per gli altri. Le armi migliori poi, finiscono in mano al nemico. Noi le forniamo ai nostri alleati in Medio Oriente e poi le regalano nelle mani di chi ci vuole morti. Il figlio di un mio caro amico, non posso dirvi tanto su di lui, mi racconta che il nemico ha tutti i migliori sistemi d’arma realizzati negli Stati Uniti. I nostri ragazzi hanno attrezzatura obsoleta. I terroristi, invece, la migliore che riusciamo a produrre con tanto di scritta Made in Usa. Vi sembra normale? Inviamo forniture in Siria per miliardi e miliardi di dollari per equipaggiare i Combattenti per la Libertà. Ma chi ci dice che un giorno non si rivolteranno contro gli Usa? Sapete quanti Humvee corazzati ed armati con munizionamento pesante abbiamo regalato? 2300. Noi invece abbiamo soldati storpi perché i nostri mezzi non sono corazzati. I nostri ragazzi perdono gli arti in guerra perché li mandiamo in missione con veicoli non blindati. Il presidente Obama, quando ha lasciato l’Iraq, ha fornito una data precisa. Ho subito pensato fosse una cosa terribile da dire. Il nemico, infatti, si è ritirato e rinforzato per poi riprendere le posizioni perse. Altro esempio? Obama, lo scorso dicembre, ha annunciato che 50 dei nostri ragazzi migliori sarebbero stati inviati in Siria. Sono il meglio del meglio, ma perché dobbiamo indire una conferenza stampa per annunciare il dispiegamento dei reparti speciali? Gli abbiamo messo un mirino. Ecco cosa intendo per essere prevedibili, quando annunciamo al mondo che i nostri Tier-1 sono in Siria. Ci sono dei momenti in cui è meglio stare zitti. Qualcuno ha pensato fosse una buona idea. Per me è stata pessima”.

In merito alla Siria, Trump non ritiene la Russia come parte del problema nel Paese devastato dalla guerra. Mosca combatte l’Isis, conclude Trump intervenuto più volte sulla questione siriana. Affermazione non condivisa dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti, dall’amministrazione Obama e dalla Coalizione. Nel settembre dello scorso anno, Trump ipotizzò un ritiro graduale delle truppe statunitensi dalla Siria. Tesi poi stravolta lo scorso marzo, quando si disse pronto ad inviare una forza di terra. Tesi nuovamente stravolta con  l’intenzione di creare una zona di sicurezza all’interno della Siria. Per gli Usa solo un supporto finanziario: le truppe avrebbero dovuto fornirle gli Stati del Golfo.