Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha concretizzato la sua minaccia di ridurre il numero dei militari di stanza in Germania: il Segretario alla Difesa Esper ha annunciato nella giornata di mercoledì quelli che sono i piani della Casa Bianca relativi al ridimensionamento della presenza americana nel cuore del Vecchio Continente.

Apprendiamo che il numero delle truppe sarà ridotto di 12mila unità, passando così da 36mila a 24mila uomini, che il comando delle forze Usa in Europa sarà spostato da Stoccarda in Belgio e che i cacciabombardieri F-16 del 52esimo stormo di base a Spangdahlem, nella Renania-Palatinato, saranno spostati in Italia, ad Aviano dove si trovano già i medesimi velivoli appartenenti al 31esimo stormo.

La mossa, come già detto, è stata ampiamente preannunciata ed ha il sapore del provvedimento punitivo a fronte della resistenza tedesca a voler aumentare sino al 2% del Pil il bilancio per la Difesa, che attualmente si aggira intorno all’1,36%. Quella per il bilancio della Difesa è una querelle che si protrae da mesi, e che ha visto coinvolte le massime cariche diplomatiche dei rispettivi Stati, con l’ambasciatore americano in Germania, il trumpiano di ferro Richard Grenell, in prima linea nella battaglia del presidente Usa.

La Casa Bianca vorrebbe responsabilizzare maggiormente i suoi alleati europei della Nato per quanto riguarda la Difesa, ma la decisione, che si allinea nella politica presidenziale di sostanziale disimpegno dai teatri considerati minori, ha un risvolto tutt’altro che politico: Trump, così facendo, vorrebbe che le maggiori spese dell’Europa per le proprie Forze Armate si concretizzassero nell’acquisto di armi made in Usa.

A riprova di questa volontà c’è proprio la questione tedesca: Grenell ed il Dipartimento di Stato sono stati molto infastiditi dall’atteggiamento di Berlino che, oltre a non voler aumentare le spese, impiega i soldi del proprio bilancio principalmente per acquistare armi non americane, anche se, da questo punto di vista, la decisione di acquistare F-18 e Typhoon per sostituire i Tornado della Bundesluftwaffe, va letta come una piccola pezza in un buco diplomatico che ha portato i rapporti trai due Paesi ai minimi storici, anche grazie alla decisione del Bundestag di proseguire con il Nord Stream 2, il gasdotto che raddoppierà la capacità di importare metano di produzione russa.

La risposta americana, pertanto, è stata quella di diminuire le truppe di stanza in Germania, con la possibilità oramai più che concreta di ridislocarne una buona fetta (circa 5400) in Polonia dove andranno a formare il quinto corpo d’armata.

Il Segretario Esper, mercoledì, è stato poi chiaro in merito al futuro del comando Usa in Europa: lo spostamento in Belgio “rafforzerà la Nato e migliorerà l’efficienza operativa e la prontezza di oltre 2mila membri in servizio in queste sedi”. Quasi 4500 uomini del secondo reggimento di cavalleria faranno ritorno negli Stati Uniti mentre i restanti, insieme a una buona parte di quelli spostati in Polonia, andranno a formare una sorta di corpo d’armata mobile che verrà dislocato a rotazione in Europa, per dare “una presenza più duratura, per aumentare la deterrenza e rassicurare gli alleati lungo il fianco sud-orientale della Nato”.

Mentre alcuni di questi provvedimenti potrebbero iniziare rapidamente, un alto funzionario della Difesa ha riferito che l’intero processo potrebbe richiedere anni in quanto dovranno essere costruite delle nuove infrastrutture negli Stati Uniti e all’estero per adattarsi al dispiegamento di nuove truppe.

Sorge un dubbio: se l’intento della Casa Bianca è spostare il baricentro della presenza militare americana in Europa verso i fronti del Baltico e del Mar Nero, quindi verso est, perché trasferire il comando in Belgio? Ma soprattutto perché spostare gli F-16 ad Aviano? L’aeroporto friulano potrebbe essere una destinazione transitoria, scelta perché, avendo già questo tipo di velivoli in forza nel 31esimo stormo, può ospitarne altri senza bisogno di grossi sconvolgimenti in attesa che vengano pronte nuove basi sul fronte sud-orientale rappresentato principalmente dalla Grecia o dalla Romania, essendo la Turchia fuori causa per via dei ben noti attriti con Washington.

La spiegazione più semplice è forse davvero quella di una punizione da parte dell’esecutivo americano: il presidente Trump ebbe a dire che “stiamo riducendo le forze, perché non stanno pagando quanto dovuto. È molto semplice. Sono delinquenti. Molto semplice” mentre lo stesso segretario Esper ha ribadito che “la Germania è il paese più ricco d’Europa, la Germania può e dovrebbe pagare di più per la sua difesa” arrivando all’obiettivo del 2% del Pil.

Una Germania che non esulta, come qualcuno potrebbe pensare, per la partenza delle truppe americane: Berlino, infatti, ha un rapporto molto controverso con le proprie Forze Armate, viste come un fastidioso orpello di cui potersi disfare al termine della Guerra Fredda, quando l’esercito tedesco era tra i primi in Europa per numero ed efficienza. Ora quello che rimane delle Bundeswehr, è solo un pallido riflesso di quegli anni.

Berlino infatti fatica a rimodernare la sua flotta, la sua aviazione e perfino i suoi reparti corazzati, che un tempo erano il fiore all’occhiello dell’Esercito e non per mancanza di fondi: l’economia tedesca potrebbe facilmente sopportare il 2% del Pil destinato alla Difesa, anzi, molto di più di quella soglia “fisiologica” per la Nato, ma si tratta proprio di una questione squisitamente politica del tutto trasversale: i tedeschi temono le proprie Forze Armate per via del loro passato, e preferiscono di gran lunga che alla loro difesa ci pensi qualcun altro, nella fattispecie gli americani che sino ad oggi avevano in Germania uno dei contingenti più numerosi di truppe all’estero.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME