Indietro tutta sui transgender, la guerra culturale di Trump sbarca nelle forze armate Usa

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Il 27 gennaio 2025, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo volto a eliminare quella che ha definito “ideologia transgender” dalle forze armate statunitensi. L’ordine non rappresenta un divieto con effetto immediato, ma incoraggia il Pentagono a sviluppare una politica che consideri la loro presenza nelle forze armate incompatibile con il servizio militare.

Il documento sottoscritto dal Presidente stabilisce anche standard militari riguardanti pronomi e identità di genere, impedendo potenzialmente a migliaia di persone appartenenti alla categoria di servire il Paese. Al momento, non è chiaro se ai soldati transgender già in servizio sarà consentito di rimanere e, in caso contrario, come verrebbero sollevati dall’incarico.

Il braccio di ferro di Trump

Trump nell’ordinanza ha affermato che “molte condizioni di salute fisica e mentale sono incompatibili con il servizio attivo” e che le forze armate statunitensi “sono state afflitte da un’ideologia di genere radicale per compiacere gli attivisti”. Si tratta, però, di affermazioni basate sullo stereotipo secondo cui chi intraprende un percorso di transizione è confuso, “malato” e non sano fisicamente e mentalmente, ergo non possiede i requisiti adeguati per poter ricoprire ruoli che prevedono una certa responsabilità.

Dal pregiudizio alla confusione il passo è breve. “L’adozione di un’identità di genere incompatibile con il sesso di un individuo è in conflitto con l’impegno di un soldato verso uno stile di vita onorevole, veritiero e disciplinato, anche nella propria vita personale”, sostiene Trump. Si dà per scontato che la costruzione di un’identità che consenta a una persona di vivere al meglio comprometta direttamente il suo impegno all’onore, come se il non identificarsi con il genere assegnato alla nascita fosse un tradimento nei confronti del proprio corpo e della propria identità. Infatti, aggiunge anche che “l’affermazione di un uomo di essere una donna e la sua richiesta che gli altri onorino questa falsità non sono coerenti con l’umiltà e l’altruismo richiesti a un membro del servizio”.

Tra le indicazioni fornite a Pete Hegseth, ex giornalista di Fox News e neo-confermato segretario alla Difesa, c’è quella di vietare “l’uso di pronomi inventati e basati sull’identificazione” nelle forze armate e proibire a uomini e donne biologici di utilizzare strutture per dormire, cambiarsi e fare il bagno destinate al sesso opposto.

Prima della sua nomina al Pentagono, Hegseth ha scritto un libro, War on Warriors, in cui ha scritto che i transgender non dovrebbero mai essere ammessi al servizio militare, poiché ciò sarebbe dannoso per le reclute, per le forze armate e per la sicurezza nazionale. Da ciò, si può evincere l’impostazione delle possibili decisioni future.

La situazione prima di Trump

Prima dell’attuale amministrazione, le politiche riguardanti le persone transgender nell’esercito degli Stati Uniti sono state altalenanti e hanno subito diverse evoluzioni. Le amministrazioni democratiche hanno sempre tentato di consentire libero accesso al servizio, ma Trump ha più volte minato questo diritto.

Nel 2016, sotto l’amministrazione Obama, il Pentagono ha annunciato che le persone transgender potevano prestare servizio nelle forze armate. Ciò stabiliva che le truppe trans già in servizio potevano dichiararsi apertamente e che le reclute transgender avrebbero dovuto iniziare a essere accettate entro il 1 luglio 2017. Tuttavia, proprio nel 2017, durante il primo mandato di Trump, è stato reintrodotto un divieto che impediva alle persone transgender di arruolarsi, pur consentendo a coloro che già servivano di rimanere. Questo divieto è stato successivamente revocato nel 2021 dall’amministrazione Biden, ripristinando la possibilità per le persone transgender di servire apertamente, sostenendo che tutti gli americani che possiedono i requisiti necessari dovrebbero avere la possibilità di servire.

Non esistono dati certi su quanti soldati transgender siano in servizio attivo o di riserva, ma si stima che il numero di persone transgender nell’esercito statunitense sia compreso tra 9mila e 14mila su circa due milioni di militari in servizio.

Coerenza con le promesse elettorali

Se non altro, le recenti decisioni di Trump sono in linea con le promesse fatte durante la sua campagna elettorale. Durante i comizi, aveva già espresso l’intenzione di eliminare l'”ideologia transgender” dall’esercito e di porre fine ai programmi di diversità e inclusione nelle forze armate. Queste misure riflettono la sua visione sicuramente più tradizionale del ruolo militare e rappresentano una chiara critica alle politiche di inclusione adottate dalle precedenti amministrazioni.

Ma il nuovo ordine esecutivo è coerente anche con il discusso ordine esecutivo dal titolo Defending women from gender ideology extremism and restoring biological truth to the federal government (Difendere le donne dell’estremismo dell’ideologia gender e ripristinare la verità biologica nel governo federale). I destinatari sono le persone transgender e non-binary e si stabilisce che il Governo federale riconosce solo due sessi, maschile o femminile, come assegnati alla nascita.

Critiche e mobilitazioni degli attivisti

Le nuove direttive hanno subito suscitato critiche da parte dei gruppi per i diritti civili, che le considerano discriminatorie e potenzialmente incostituzionali. Organizzazioni come Lambda Legal e Human Rights Campaign hanno annunciato l’intenzione di intraprendere azioni legali contro queste misure e citare in giudizio l’amministrazione Trump, sottolineando la loro crudeltà e il potenziale danno alla sicurezza nazionale.

Lambda Legal e insieme a Modern Military Association of America hanno già fatto causa all’amministrazione Trump nel 2017 per bloccare la stessa politica, quando l’allora presidente annunciò con un tweet l’intenzione di vietare ai transgender di prestare servizio.

Oltre ai transgender nell’esercito…

Il provvedimento recentemente approvato fa parte di una serie di ordini esecutivi firmati da Trump che include la destituzione di Linda Fagan, comandante della guardia costiera, unica donna a capo di un ramo delle forze armate, nonché prima donna a guidare una branca dell’esercito statunitense- Tra le spiegazioni del suo sollevamento dall’incarico, Fagan è stata criticata per “l’eccessiva attenzione alle politiche di diversità, equità e inclusione, anche presso l’Accademia della Guardia costiera degli Stati Uniti, distogliendo risorse e attenzione dagli imperativi operativi”.

Trump ha poi ordinato la reintegrazione dei no-vax, ovvero dei militari espulsi per aver rifiutato il vaccino contro il COVID-19 e ha annunciato piani per la costruzione di un sistema di difesa aerea simile alla Cupola di Ferro israeliana. L’Iron Dome è stato utilizzato da Israele per intercettare i missili lanciati da Hamas da Gaza e da Hezbollah in Libano. Il sistema è però progettato per contrastare minacce a corto raggio e non è efficace contro i missili intercontinentali, che rappresentano la principale minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.

Queste ultime decisioni segnano un significativo cambiamento nelle politiche militari degli Stati Uniti, evidenziando un preoccupante ritorno a principi più tradizionali, in netta opposizione alle recenti iniziative di diversità e inclusione.