Non bastava il pasticcio sulla Libia e il mancato incontro di di Giuseppe Conte con il premier libico Fayez al Serraj: ora anche gli Usa e la Cia, secondo un’indiscrezione riportata da Dagospia, starebbe sempre meno cercando la collaborazione di Roma. Il distacco sarebbe avvenuto dopo gli ormai famigerati viaggi estivi a Roma dell’attorney general americano, William Barr, alla ricerca di elementi per la sua contro-inchiesta sul Russiagate, in particolare sull’operato dei servizi segreti europei nell’estate 2016. A pesare inoltre, la totale irrilevanza nell’ambito dello scacchiere internazionale con cui – purtroppo – il nostro Paese deve fare i conti.
Come ricorda Lorenzo Vita su Inside Over, infatti, sul piano geopolitico per l’Italia si prospettano tempi molto difficili, e mai come questa volta il nostro Paese appare così in balia degli eventi, specialmente in un’area fondamentale come quella del Mediterraneo (in particolare in Libia). Da una parte Luigi Di Maio vola al Cairo per incontrare i rappresentanti di Francia, Egitto, Cipro e Grecia e si rifiuta di firmare l’accordo finale sulla Libia per i toni troppo duri nei confronti della strategia turca nel Paese e nei confronti di Fayez al Serraj. Dall’altro lato Giuseppe Conte vede Khalifa Haftar a Roma e, una volta incontrato il generale, si ritrova tra le mani la rabbia di Tripoli, a tal punto che Serraj diserta l’incontro di Palazzo Chigi. L’Italia è tagliata fuori.
Presto Durham scoprirà le carte
Il nostro Paese attende inoltre l’esito delle indagini sulle origini del Russiagate. Alla fine di ottobre, l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata dall’Attorney general William Barr e condotta dal Procuratore John Durham si è “evoluta” in un’indagine criminale a tutti gli effetti. Questo significa che i dirigenti e gli ex funzionari dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e permette a Durham di raccogliere testimonianze, accedere ad ulteriori documenti e di formulare delle accuse precise. Significa anche che l’indagine preliminare condotta in questi mesi ha portato alla raccolta di prove significative. Secondo Fox News, infatti, l’indagine del procuratore John Durham “si è estesa” sulla base delle prove raccolte il viaggio del Procuratore a Roma con William Barr.
Barr, in una recente intervista rilasciata a Fox News, ha spiegato che Durham “non sta esaminando solamente l’aspetto Fisa” ma tutta “la condotta” delle agenzie e degli attori privati coinvolti, “sia prima che dopo le elezioni”, sottolineando che l’indagine del Procuratore sarà ultimata “nel giro di qualche mese”. “Si sta muovendo molto diligentemente”, ha spiegato Barr a Martha MacCallum di Fox News. Secondo Barr, il procuratore John Durham è convinto che in Italia “possano esserci informazioni utili all’indagine”. Al centro degli interessi americani c’è la figura di Joseph Mifsud. È probabilmente morto, come già ipotizzato? Oppure è vivo? Se sì, chi lo nasconde e lo protegge? Come ci ha spiegato l’avvocato di Mifsud, Stephan Claus Roh, “nessuno può scomparire così nel nulla in Italia, nell’Unione Europea – osserva – dove tutto è controllato e supervisionato. Nessuno può sparire nel nulla senza l’aiuto di qualche organizzazione. Qualcuno ha aiutato Mifsud a nascondersi. Non so se è la mafia, il governo o qualche altra organizzazione, non lo so, non ne ho idea. Ma si tratta di un’organizzazione potente da essere in grado di nascondere Mifsud”.
Quali “informazioni utili”?
Da parte dell’Italia, The Donald si aspettava una collaborazione totale: a maggior ragione perché, secondo quando dichiarato dallo stesso Presidente americano nell’ottobre scorso, “i servizi segreti di Gran Bretagna, Australia e credo Italia hanno investigato sul mio conto, sono espressamente contro di me. E’ una caccia alle streghe”. Un “torto” che l’inquilino della Casa Bianca voleva venisse ripagato. L’Italia sta dunque collaborando attivamente con gli Usa sul caso Spygate? Sa se il docente maltese è vivo e dove si trova? Domande, a cui, prima o poi, qualcuno dovrà dare risposta. Soprattutto alla controparte americana.
Secondo quando riportato da Dario Fabbri su Limes, “è impossibile stabilire se l’intelligence di Roma abbia realmente collaborato con gli emissari americani, oppure abbia scelto di bluffare come previsto dalla grammatica e suggerito dai colleghi d’Oltreoceano”. Di certo, sottolinea, “il campo trumpiano non ha ottenuto nella penisola informazioni utili a ribaltare la situazione, a stroncare le accuse avanzate dalla corrente contraria. Si è limitato a rispondere all’assalto”.