Mentre gli occhi del mondo sono concentrati sull’apertura dei negoziati Usa-Russia attorno al nodo cruciale della questione ucraina, il primo ministro indiano Modi è volato alla casa Bianca per un incontro ufficiale con il presidente Trump. Al centro delle loro discussioni: i rapporti commerciali, fra cui il tema dei dazi e della cosiddetta Via del Cotone, ovvero il corridoio economico India-Golfo-Ue presentato nel settembre del 2023 e voluto dagli Stati Uniti di Biden per creare un sistema parallelo e concorrente alla Via della Seta cinese; e, soprattutto, rapporti e accordi militari, conclusi con una notizia di elevata rilevanza. L’India aumenterà di diversi miliardi la propria quota di acquisti militari dagli Stati Uniti e, fra questi, ci saranno anche i caccia stealth F-35 di fabbricazione statunitense.
Quella che in conferenza stampa è stata definita dal ministro degli Esteri indiano Misri come un’ipotesi ancora “in fase di proposta”, è stata invece presentata da Trump come una solida certezza e un accordo già siglato, senza però entrare nei dettagli delle tempistiche di consegna degli armamenti. In ogni caso, le vendite militari all’estero, soprattutto quelle di tecnologie all’avanguardia come i jet F-35, possono richiedere diversi anni prima di essere implementate. La scelta di Nuova Delhi di aprire il proprio dispositivo militare alla matrice di fabbricazione statunitense, segue una tendenza in realtà già presente negli ultimi quindici anni. Dal 2008 infatti l’India ha fatto acquisti per 20 miliardi di dollari dall’industria militare Usa per il proprio settore della difesa.
Questo incremento è in realtà una grande opportunità anche e soprattutto per gli Stati Uniti, dal momento che si prevede che l’India, che è il più grande importatore di armamenti al mondo, nel prossimo decennio arrivi a spendere fino a 200 miliardi per la modernizzazione del proprio esercito e, così facendo, gli Usa potrebbero superare la Russia che da decenni è il primo fornitore militare di Nuova Delhi, ma che a causa del coinvolgimento nel conflitto militare in Ucraina ha visto contrarsi la propria capacità di esportazione.
L’india come partner strategico degli Usa
Ma è proprio su questa ambiguità strategica indiana fra Russia e Stati Uniti, che riflette anche lo schieramento internazionale di Modi volto ad affermare una diplomazia della neutralità in diversi contesti conflittuali fra cui anche quello ucraino, che potrebbe giocarsi una partita rilevante per il futuro geopolitico dell’India. Attualmente l’aeronautica indiana opera infatti il sistema di difesa antiaereo s-400 Triumph e caccia Mig-29K di produzione russa, e questo potrebbe via via diventare un terreno di frizione con Washington come accaduto in passato nel caso turco.
Negli ultimi anni, a far aumentare le tensioni fra Washington, Nato e Ankara, era stata la decisione del 2019 del Governo turco di acquistare il sistema di difesa missilistico di produzione russa S-400. In tutta risposta, in quell’occasione gli Usa avevano optato per sanzionare l’agenzia di approvvigionamento militare turca sulla base del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act ed escludere Ankara dal programma Joint Strike Fighter F-35. A maggio del 2023, gli Usa premettero anche affinché la Turchia inviasse gli stessi sistemi antiaerei in Ucraina per sostenere la sua difesa dall’aggressione russa, ricevendo un secco no da parte di Erdogan. La vicenda si è successivamente risolta negli ultimi mesi del 2024, con la decisione del governo turco di assecondare le pressioni statunitensi e rinunciare in via definitiva agli S-400 di fabbricazioni russa e rimpiazzarli con un sistema di difesa aerea nazionale noto come “Çelik Kubbe”.
In continuità con quanto accaduto durante la presidenza Biden, l’India si conferma un partner chiave per la strategia indo-pacifica degli Stati Uniti, volta a ridimensionare la crescita economica e militare cinese. Ha delle tempistiche particolari anche l’annuncio indiano circa il recente accordo secondo cui nel 2025 Nuova Delhi si impegnerà ad onorare contratti di vendita missilistica per 200 milioni di dollari alle Filippine, solidificando un’intesa con Manila che la Cina, viste le continue e crescenti tensioni nel Mar cinese meridionale, non può che guardare con evidente sospetto.