Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito “positivi” i colloqui di ieri fra il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo francese Emmanuel Macron, sottolineando che l’incontro ha rappresentato “un dialogo molto costruttivo e confidenziale” molto “ricco in termini di contenuti”. Che sia stato positivo lo conferma il fatto, come riferito dalla Cnn, che poche ore più tardi Macron e il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, abbiano concordato di invitare la Russia al G7 del prossimo anno, ripristinando il G8. Lo rivela la giornalista della Cnn Kylie Atwood, su Twitter, facendo riferimento a “funzionari di alto livello dell’amministrazione” americana. A suo dire, “Trump dovrebbe sollevare la questione con i leader mondiali al G7” del fine settimana a Biarritz, in Francia. “Sarebbe appropriato che la Russia tornasse a riunirsi al G7, per dare vita di nuovo al G8”, ha dichiarato ieri Trump, parlando alla Casa Bianca con i giornalisti.

Secondo la fonte citata dalla Cnn, la Francia vuole normalizzare le relazioni con la Russia: lo testimonierebbe il fatto che Macron ha avuto ben sette incontri bilaterali con Putin da quando è in carica. Macron ha incontrato questa settimana il leader del Cremlino nella residenza estiva di Fort de Bregancon. Durante l’incontro con Putin, il capo dell’Eliseo ha auspicato un riavvicinamento tra Russia ed Unione europea e ha legato il rientro di Mosca nel G8 alla soluzione del dossier ucraino. Dal canto suo, Putin ha detto che non rifiuterebbe un ipotetico invito da parte dei G7, perché “qualsiasi contatto, in qualsiasi formato, con i nostri partner è utile”. A quanto riferito da Atwood, la telefonata tra Trump e Macron “era pianificata per discutere, in modo generale, dell’imminente G7”. “È stato Macron”, ha twittato la reporter, “a proporre d’invitare la Russia al summit il prossimo anno e Trump ha concordato, a quanto ha dichiarato la fonte”.

Macron: “La Russia è un paese europeo”

A colloquio con i giornalisti, il Presidente Usa Donald Trump ha affermato che il suo predecessore, Barack Obama, voleva che la Russia uscisse dal G8 perché “era stato superato in astuzia” da Vladimir Putin. “Immagino che il presidente Obama – poiché Putin lo ha superato in astuzia – ha pensato che non fosse una buona cosa avere la Russia dentro, quindi voleva che quest’ultima fuori dal vertice”, ha detto. Mosca è stata sospesa dal gruppo – allora noto come G8 – dopo che la maggior parte dei Paesi membri si è espressa contro l’annessione della Crimea, a seguito del colpo di stato di Euromaidan in Ucraina del 2014.

Già lo scorso giugno il Presidente Trump aveva proposto di far rientrare la Russia al tavolo del G7. Dal canto suo Emmanuel Macron ha ospitato Putin in Francia lunedì, colloquio nel quale il leader francese ha annunciato gli sforzi “per legare nuovamente Russia ed Europa” sottolineando la sua convinzione che “l’Europa si estende da Lisbona a Vladivostok”. “La Russia è un paese molto profondamente europeo”, ha scritto Macron sulla sua pagina Facebook in lingua russa il giorno dopo l’incontro con Putin. Macron si è spinto oltre, affermando che l’Unione europea e la Russia dovrebbero creare una nuova architettura della sicurezza europea: “Credo che riusciremo a creare una nuova architettura della sicurezza tra Ue e Russia. La Francia è pronta ad avere un ruolo in questo processo. Intendo il disarmo, così come altre questioni. Penso che saremo in grado di lavorare insieme sulla sicurezza del nostro continente”, ha dichiarato il Presidente francese.

Così Macron vuole assumere la posizione di leadership

Assicurandosi il sostegno di Donald Trump e della Casa Bianca nel reintegrare la Russia, ora che la tempesta del Russiagate si è conclusa con un nulla di fatto, Emmanuel Macron, a pochi giorni dal G7 che si svolgerà a Biarritz, in Nuova Aquitania dal 24 al 26 agosto, ha assunto il ruolo di assoluto protagonista della politica europea. Come nota Politico, l’apertura di Macron a Putin a pochi giorni dal G7 “offre al presidente francese la possibilità di provare a posizionarsi come il leader più forte d’Europa, con il Regno Unito ancora alle prese con la Brexit e la tedesca Angela Merkel che si prepara a uscire di scena fra due anni”. La Francia ha ripetutamente sottolineato l’importanza di lavorare con la Russia per risolvere le crisi in tutto il mondo, come l’accordo nucleare iraniano e i conflitti in Libia e Siria. Di fatto, Macron non ha parlato da presidente francese ma da leader europeo, ergendosi a portavoce di tutta l’Ue.

Nonostante la diatriba sulle proteste a Mosca e sui gilet gialli, le cronache raccontano di un colloquio fra Putin e Macron andato a gonfie vele. Tant’è che il leader francese ha annunciato che si recherà in Russia il prossimo maggio per celebrare il 75 ° anniversario della vittoria dell’Urss sulla Germania nazista. Per Trump, normalizzare i rapporti con Mosca rappresenta un’impresa ben più ardua e complessa, e che difficilmente potrà anche solo iniziare in quest’ultimo anno alla guida degli Stati Uniti. La sua politica nei confronti di Mosca è stata ambivalente: se in più occasioni ha ipotizzato a parole aperture nei confronti del Cremlino, nei fatti Donald Trump ha portato avanti una politica estera spesso aggressiva nei confronti della Federazione Russa incrementando il sostegno militare degli Stati Uniti verso l’Ucraina e confermando la militarizzazione dei confini orientali della Nato, minacciando così gli interessi strategici russi.

Ostacolato dalle indagini sul Russiagate, il Presidente degli Stati Uniti non si è minimamente avvicinato a quella “distensione”” con Mosca e a quei rapporti pacifici che aveva auspicato durante la campagna elettorale del 2016. E nonostante dichiarazioni talvolta contraddittorie e altisonanti, ha dovuto grosso modo perseguire la politica estera del suo predecessore nei confronti di Mosca. Tuttavia, il Presidente Usa è altrettanto consapevole, come altri all’interno della sua amministrazione, che l’avversario strategico numero di Washington non è Mosca ma Pechino e che negoziare con la Russia diventa a questo punto una necessità dettata dal realismo politico. Da qui le aperture verso Putin sul G7, che in questa fase storica convengono sia a Macron che a Trump sulla base dei rispettivi e convergenti interessi nazionali.