Un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato a Fox News che il procuratore generale William Barr ha chiesto al presidente Donald Trump di “introdurlo” ai Paesi stranieri che avrebbero potuto avere informazioni pertinenti all’indagine del procuratore americano John Durham su possibili comportamenti scorretti da parte della comunità dell’intelligence all’origine dell’indagine sul Russiagate. Tra questi Paesi, oltre all’Australia e alla gran Bretagna, c’è anche l’Italia, dove Barr si è recato nei giorni scorsi come anticipato in esclusiva da InsideOver lo scorso 28 settembre, prima che la notizia dell’incontro di Barr e Durham con i funzionari del governo Conte venisse confermata da New York Times e Washington Post. Secondo quanto riportato da Fox News, i Paesi interpellati da Barr – tra cui l’Italia – “sono stati utili” e hanno fornito il supporto necessario richiesto.

Come ha spiegato su Twitter il deputato repubblicano Jim Jordan: “William Barr sta seguendo i fatti che conducono a come è iniziata la narrativa sulla falsa collusione. Questo sforzo richiede di parlare con le agenzie di intelligence di tutto il mondo. Ecco perché (Barr) sta raccogliendo informazioni dai nostri alleati come Australia, Gran Bretagna e Italia”. Nei mesi scorsi, William Barr ha costituito un team investigativo guidato dal procuratore John Durham per indagare sulle origini delle indagini dell’Fbi sul Russiagate nel 2016 e determinare se la raccolta di informazioni sulla campagna di Trump fosse “lecita e appropriata”. “Barr è stato in viaggio ufficiale in Italia negli ultimi due giorni. L’Italia detiene le chiavi del regno”, ha scritto su Twitter l’ex collaboratore di Trump George Papadopoulos, menzionando altresì Joseph Mifsud, il docente maltese della Link University di Roma al centro del Russiagate americano, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Robert Mueller – avrebbe rivelato proprio a Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton.

Non è il primo viaggio di William Barr in Italia

Come riporta il Corriere della Sera, ci sono stati almeno due incontri tra il ministro della giustizia statunitense William Barr e i capi dei servizi segreti italiani. Riunioni segrete che avevano come obiettivo la raccolta di informazioni sull’origine del Russiagate e in particolare sul destino di Joseph Mifsud. Adesso, secondo il Corriere della Sera, sarà il Comitato di controllo sui Servizi a dover indagare sulla “legittimità” dei contatti autorizzati da palazzo Chigi. “Barr – scrive il Corriere – è infatti un esponente politico dell’amministrazione statunitense e bisognerà accertare come mai Gennaro Vecchione, il capo del Dis, abbia ritenuto opportuno assecondare la richiesta”. In realtà, fra i vari aspetti, l’amministrazione Usa vuole capire qual è il ruolo governo italiano dell’epoca (2016-2017) e se quest’ultimo fosse a conoscenza della vicenda Mifsud/Papadopoulos.

Washington sta raccogliendo tutte le informazioni necessarie al fine di accertare chi fosse realmente coinvolto nella “cospirazione” internazionale che ha prodotto l’indagine sul Russiagate.

Di recente, il giornalista investigativo John Solomon ha pubblicato su The Hill un articolo in cui cita dieci documenti classificati che il presidente Usa potrebbe presto divulgare e che potrebbero causare un terremoto politico a Washington, confermando la tesi della cospirazione contro il tycoon della Casa Bianca ad opera dei democratici, dell’Fbi, del Dipartimento della Giustizia e dei servizi segreti occidentali, italiani e inglesi in testa. Tra i dieci documenti classificati citati dal giornalista di The Hill ce n’è uno, il più interessante, che riguarda proprio il nostro Paese e il ruolo svolto dai governi Renzi e Gentiloni nella possibile cospirazione contro Donald Trump: si tratta dei documenti che proverebbero che gli alleati degli Usa nel 2016 avrebbero contribuito agli sforzi dell’Fbi al fine di provare i presunti collegamenti di Trump con la Russia – poi smentiti.

Da chiarire il ruolo di Joseph Mifsud

Centrale in tutta questa vicenda è il ruolo di Joseph Mifsud che, come vi abbiamo raccontato su IlGiornale.it, in tempi non sospetti, ha fornito una deposizione audio al procuratore John Durham. La notizia della deposizione di Joseph Mifsud è stata data in diretta su Fox News dal giornalista John Solomon qualche settimana fa: “Posso assolutamente confermare che gli investigatori di Durham hanno ottenuto una deposizione audio di Joseph Mifsud dove egli descrive il suo lavoro, perché ha preso di mira George Papadopoulos, chi lo ha indirizzato a fare questo, quali istruzioni gli furono date, e perché ha messo in moto l’intero processo di introduzione di Papadopoulos alla Russia nel marzo 2016, che è davvero il punto focale e di partenza di tutta la vicenda della narrativa sulla collusione” ha spiegato Solomon incalzato dalle domande di Sean Hannity. “Posso inoltre confermare – ha aggiunto il giornalista – che la Commissione giudiziaria del Senato ha ottenuto la stessa deposizione”.

Come spiegavamo lo scorso 1° agosto, in una lettera datata 3 maggio e inviata a inviata a Fbi, Cia, al Segretario di Stato Mike Pompeo e al Direttore dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale, il deputato repubblicano Davin Nunes osserva: “Se Mifsud ha contatti estesi e sospetti tra i funzionari russi, come illustrato nella relazione del Procuratore Speciale Robert Mueller, allora una ventaglio incredibilmente ampio di istituzioni e individui occidentali potrebbe essere stato compromesso, incluso il nostro Dipartimento di Stato”. In alternativa, prosegue Nunes che cita la Link University più volte nel suo rapporto, “se Mifsud non è una minaccia in fatto di controspionaggio, ciò metterebbe in dubbio la rappresentazione centrale del Consigliere Speciale circa le sue attività e solleverebbe domande sulla veridicità delle sue dichiarazioni e affermazioni”.

Come riporta Il Corriere, però, “adesso sarà il Comitato di controllo sui Servizi (Copasir) a dover indagare sulla «legittimità» dei contatti autorizzati da palazzo Chigi”.