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Nella giornata di lunedì l’amministrazione Trump ha assunto una storica decisione: iniziare a catalogare le organizzazioni che promuovono l’ideologia del suprematismo bianco all’interno del variegato ventaglio del terrorismo, una categoria eterogenea e fluida della quale fanno sostanzialmente parte movimenti che uccidono nel nome della religione e della politica.

È la prima volta in assoluto, però, che nella lista delle organizzazioni terroristiche ufficialmente riconosciute dagli Stati Uniti viene inserito un gruppo del suprematismo bianco. La scelta di iniziare la campagna anti-suprematista prendendo di mira un’entità russa, che non sembra svolgere alcuna attività sul territorio statunitense, è molto emblematica.

Lo storico annuncio

Gli attentati e i crimini d’odio commessi dalla galassia del suprematismo bianco sono aumentati a dismisura a partire dall’era Obama, subendo una brusca accelerata nel corso della breve ma intensa esistenza dell’amministrazione Trump. Gli attacchi più recenti hanno colpito le comunità ebraiche di Pittsburgh, 11 morti, e di Poway, 1 morto e 3 feriti, e la comunità latina di El Paso, lo scorso agosto, 22 morti e 24 feriti.

Ma non sono soltanto gli Stati Uniti l’unico paese occidentale travolto dal fenomeno. La Nuova Zelanda, il 19 marzo scorso, è stata teatro di uno dei più sanguinosi attentati mai commessi nel nome del potere bianco; nel massacro di Christchurch hanno perso la vita 51 persone.

Infine, la presidenza Trump ha deciso di raccogliere l’appello delle minoranze e nella giornata di lunedì il Dipartimento di Stato ha inserito un gruppo suprematista nell’elenco delle organizzazioni terroristiche ufficialmente riconosciute, sanzionate e perseguite da Washington. Il gruppo in questione è il Movimento Imperiale Russo, anche conosciuto come MIR, ha sede a San Pietroburgo, ed anche la leadership, composta da Stanislav Anatolyevich Vorobyev, Denis Valliullovich Gariev e Nikolay Nikolayevich Trushchalov, è stata integrata nella designazione.

Come sottolinea la nota ufficiale del dipartimento “queste designazioni sono senza precedenti, è la prima volta di sempre che gli Stati Uniti designano dei suprematisti bianchi come terroristi, illustrando quanto seriamente questa amministrazione prenda la minaccia […] azioni che nessuna precedente amministrazione ha preso per contenere questa minaccia”.

Il documento prosegue, evidenziando che la lotta contro il suprematismo bianco “colpirà ogni gruppo terroristico straniero, al di là dell’ideologia, che minacci i nostri cittadini, o i nostri interessi all’estero, o i nostri alleati”.

La rivalutazione del concetto stesso di terrorismo, allargato quindi anche alla galassia del potere bianco, e dei metodi utilizzati per contrastarlo e combatterlo, è stata resa possibile da un ordine presidenziale, firmato da Trump lo scorso settembre, che il dipartimento di Stato ha definito “la più significativa espansione dell’autorità di sanzionare il terrorismo dall’11 settembre”. L’ordine consente al dipartimento di Stato di accusare di terrorismo gruppi e singoli individui molto più facilmente, anche “senza il bisogno di mostrare che sono coinvolti in attacchi particolari”.

Il Movimento Imperiale Russo: chi sono?

Il RIM viene definito dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti come un “gruppo terroristico che offre addestramento di tipo paramilitare a neonazisti e suprematisti bianchi e che gioca un ruolo prominente nel cercare di riunire europei ed americani che hanno le stesse opinioni in un fronte comune contro quelli che percepiscono come nemici”.

Il gruppo, come suscritto, ha sede in Russia e avrebbe due centri d’addestramento a San Pietroburgo nei quali verrebbero somministrati corsi di combattimento corpo a corpo, utilizzo di armi da fuoco, sopravvivenza in luoghi selvaggi e ostili e l’arte della guerriglia urbana.

Il RIM non ha connessioni ufficiali con gli Stati Uniti, non ha simpatizzanti né affiliati, e non ci sono prove di eventuali viaggi di neonazisti e suprematisti statunitensi in Russia per partecipare alle attività del gruppo. È noto e di dominio pubblico, però, che il Traditional Worker Party di Matthew Heimbach, uno dei più nazionalisti bianchi più in voga negli Stati Uniti, abbia ricevuto un membro del RIM a Washington nel 2017.

L’organizzazione non rappresenta quindi un problema per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ma, come esplicitato nella nota del Dipartimento di Stato, la campagna contro il suprematismo interesserà tutte quelle entità che minacciano tanto i cittadini americani quanto “gli alleati” – e la circostanza vuole che il RIM sia collegato ad alcuni eventi che hanno avuto luogo recentemente in Svezia.

Due di tre cittadini svedesi, condannati per aver commesso una serie di attentati con esplosivo non letali di matrice xenofoba a cavallo fra il 2016 ed il 2017, avevano trascorso 11 giorni a San Pietroburgo prima di darsi al terrorismo. La corte che li ha condannati ha accusato il RIM di averli radicalizzati ed addestrati.

Perché colpire un’organizzazione russa?

Gli Stati Uniti hanno un problema di suprematismo bianco, termine omnicomprensivo all’interno del quale rientrano movimenti del separatismo e del nazionalismo bianco, del fondamentalismo protestante ultra-identitario, del neonazismo, del neo-confederatismo e della destra alternativa. La semplice esperienza storica del Ku Klux Klan, il precursore dell’ideologia del potere bianco nato nel contesto della guerra civile, è già di per sé eloquente.

Fra il 2017 ed il 2019 la galassia statunitense del nazionalismo bianco ha registrato un’espansione considerevole secondo il Southern Poverty Law Center, il principale ente che si occupa di razzismo e crimini d’odio nel paese. Le organizzazioni censite dal centro sono infatti aumentate da 100 a 155 e sono ormai attivate in quasi tutti gli stati federati, ed operano parallelamente o congiuntamente agli oltre 100 movimenti neonazisti esistenti.

La proliferazione di queste organizzazioni è stata seguita anche da un incremento dei crimini d’odio: 49 morti soltanto nel 2018.

Alla luce di questi numeri, viene spontaneo chiedersi perché l’amministrazione Trump abbia preferito iniziare la battaglia al suprematismo bianco designando un’organizzazione che non ha legami con il paese e contro la quale esiste soltanto un caso giudiziario in tutto l’Occidente. La spiegazione potrebbe essere fornita dalla nazionalità del gruppo, perché la scusante di una nuova guerra transcontinentale, combattuta per difendere cittadini ed alleati, potrebbe legittimare nuove pressioni su Mosca.

Sono le stesse dichiarazioni dell’ultima ora a sostenere questa visione. Il Dipartimento del Tesoro, che ha iniziato ad indagare sul MIR, avrà l’incarico di congelare ogni proprietà, o assetto, collegata al gruppo e presente nel paese. Inoltre, ai cittadini statunitensi sarà impedito di effettuare operazioni finanziarie con l’organizzazione, mentre verrà facilitata l’implementazione di sanzioni contro i suoi membri, come il divieto di ingresso nel paese e il monitoraggio dei loro movimenti all’estero.

L’accusa di una connessione formale con il Cremlino non è ancora stata lanciata ma, secondo Washington, le attività del MIR sarebbero “tollerate” da Vladimir Putin perché coinvolto nella difesa degli interessi russi all’estero, in primis il reclutamento di combattenti da inviare nel Donbass.

Anche la polizia federale, la FBI, è interessata a raccogliere informazioni sul fenomeno del suprematismo bianco made in Russia, perché l’attuale guida di un movimento neonazista nordamericano noto come La Base (The Base) si sarebbe trasferita a San Pietroburgo, proprio dove ha sede il MIR, e avrebbe stabilito dei “collegamenti” con i servizi segreti russi.

La nuova agenda anti-suprematismo bianco dell’amministrazione Trump potrebbe quindi rivelarsi meno “sociale” di quanto sia stata e sarà pubblicizzata, perché tutti gli indizi, per ora, la rendono un nuovo paragrafo dello scontro a distanza con Mosca. Questa volta, però, le sanzioni non riguarderanno gasdotti e separatismo nell’Ucraina orientale ma potrebbero essere legate al presunto finanziamento del nazionalismo bianco nel mondo.

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