Nel giorno in cui Trump chiude le frontiere comminando dazi a quasi tutto il mondo, il presidente del fondo sovrano russo Kirill Dmitriev si reca alla Casa Bianca per incontrare Steve Witkoff, il più stretto consigliere del presidente e figura chiave della sua amministrazione.
Importante segnalare due aspetti. Anzitutto che i media ufficiali russi hanno tenuto a sottolineare che Dmitriev è stato inviato su specifica istruzione di Putin. Un particolare che appare pleonastico ma non lo è: è evidente che, oltre a proseguire nei colloqui intrapresi da tempo sul conflitto ucraino e le questioni economiche, Dmitriev è latore di un messaggio dello zar al presidente degli Stati Uniti.
Inoltre va registrato che è la prima volta che un alto funzionario russo viene ricevuto in America dall’inizio della guerra ucraina. Il fatto di riceverlo alla Casa Bianca e non in un’altra sede istituzionale, cosa possibile dato che non si tratta di una figura politica, segnala l’importanza che l’amministrazione Trump ha inteso dare alla visita.

La visita di Dmitriev e il mondo multipolare
La coincidenza temporale tra l’annuncio ufficiale dei dazi e la visita di Dmitriev non appare affatto casuale e segnala lo spostamento tettonico impresso alla geopolitica globale da Trump. In realtà tale brusco sommovimento non è appannaggio di un singolo, cioè Trump, come da analisi più che semplicistiche, ma è stato generato dalla guerra ucraina, che ha accelerato in maniera impressionante il processo di erosione dell’unilateralismo americano, facendo da volano a un nuovo ordine mondiale improntato al multilateralismo.
Tale l’eterogenesi dei fini di un conflitto per procura contro la Russia che avrebbe dovuto far collassare uno dei due antagonisti globali degli Stati Uniti e, in prospettiva, la Cina perché impossibilitata a sostenere in solitaria il confronto contro gli Usa trionfanti su Mosca. Una forzatura che, nell’idea dei suoi fautori, avrebbe ristabilito in via provvisoriamente definitiva l’unilateralismo americano.
Non è andata così e Trump ha fatto da volano a un processo di ri-orientamento dell’Impero d’Occidente, teso ad allineare gli Stati Uniti all’assetto globale multilaterale. I dazi, nella mente di Trump e dei suoi sostenitori, sono solo una parte di tale riallineamento, il cui scopo è quello di fare dell’America l’attore protagonista del nuovo mondo multilaterale (che in prospettiva dovrebbe dar luogo a una nuova Yalta Usa-Cina-Russia, sebbene in forma diversa dalla pregressa, che ricacci oltre l’orizzonte degli eventi la Terza guerra mondiale, oggi di stretta attualità).
Un processo contrastato, ovviamente, a tutti i livelli, ché l’ossessione dell’unilateralismo è ancora forte nelle élite occidentali, da cui l’attuale violenta, rischiosa e imprevedibile fase di transizione, che costringe l’Imperatore d’Occidente a navigare a vista, situazione che incrementa sia i rischi che l’imprevedibilità delle dinamiche geopolitiche.
Così il momentum della visita di Dmitriev alla Casa Bianca appare simbolico anche sotto questo profilo, perché è la Russia il vero motore del multilateralismo, dal momento che la Cina poteva anche convivere, anzi prosperare (sebbene in via subordinata), nella globalizzazione a trazione Usa. E segnala che la determinazione per il multilateralismo è opzione irrevocabile dell’amministrazione Usa. Né va dimenticato che i dazi Usa, frazionando il commercio globale, hanno il potenziale di contribuire a incrementare il processo multilaterale.
Dazi amari
Quanto alle ricadute economico-finanziarie dei dazi sulle nazioni bersaglio c’è poco da dire. Palese la sofferenza a cui andranno incontro, in particolare le classi meno abbienti.
Ma i ceti popolari destinati a subirne di più le conseguenze appaiono quelli dei Paesi europei perché la fissità delle élite del Vecchio Continente sull’unilateralismo – che sperano di riproporre nel cuore dell’Impero sostenendo la rivolta dell’establishment Usa appena scalzato – e la mancanza di realismo sottesa a tale fissazione, palesato in maniera plastica dal folle quanto perdente sostegno a Kiev, li porta ad abbracciare politiche disastrose.
Lo denota fin da ora l’isteria relativa al ReArm Europe, che vampirizzerà risorse comuni a tutto vantaggio dei pochi beneficiari del nascente apparato milita- industriale di incerto destino che, come si è visto nel caso americano con le sue masse sempre più impoverite, non è in grado di rilanciare l’economia generale, neanche quando lavora a pieno ritmo scatenando guerre, cosa che peraltro l’Europa difficilmente potrà fare a causa dei pesi massimi con cui si dovrebbe confrontare (Usa, Cina e Russia).
Detto questo, sui dazi e contro-dazi siamo solo all’introduzione, seguiranno capitoli tutti da leggere. Si spera che l’attuale noir lasci spazio a una lettura più leggera.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

