Il presidente eletto Donald Trump ha firmato gli ordini esecutivi per rilanciare la costruzione dell’oleodotto Keystone XL – bloccato dalla precedente amministrazione – e per togliere i vincoli posti sul Dakota Access. Trump ribalta così la strategia in materia di ambiente ed energia dell’amministrazione Obama, scatenando le ire dei democratici e dei comitati che si opponevano ai progetti.I progetti originali saranno rivistiNel commentare la firma dei due provvedimenti, destinati a far discutere a lungo, il tycoon ha sottolineato che “saranno oggetto di rinegoziazione nei termini da parte nostra”, annunciando dunque una parziale revisione dei progetti originali. “Il processo normativo in questo paese è diventato un pasticcio aggrovigliato – ha commentato il il presidente – e questo è molto ingiusto verso le persone”, ha detto ai giornalisti riuniti nello Studio Ovale. “Abbiamo intenzione di sistemare il nostro paese, i nostri ponti, le nostre strade. Non possiamo rimanere fermi 15 anni per ottenere un’autorizzazione, se un ponte sta per cadere o se una strada è fatiscente, dobbiamo intervenire”.Nuovi posti di lavoroIl presidente eletto sembra intenzionato a portare avanti un nuovo “New Deal”, costruendo nuove infrastrutture e creando così nuovi posti di lavoro. Parlando con i giornalisti, Trump ha infatti ribadito che i materiali utilizzati per la costruzione delle condotte verranno dagli Stati Uniti e da società americane – un fattore che permetterà a “molti metalmeccanici“di tornare al lavoro”. “Gli oleodotti si costruiranno negli Stati Uniti, come si faceva ai vecchi tempi” – ha ribadito il presidente repubblicano.Oleodotti oggetto di grandi contestazioniIl progetto del Keystone XL, respinto dall’ex presidente Barack Obama nel 2015, è stato al centro di una delle più grandi battaglie nella storia del movimento ambientalista, con gli attivisti che hanno condotto, per anni, una guerra ferocissima. Durante la campagna presidenziale, Trump ha ripetutamente promesso di approvare il Keystone XL, che porterebbe il greggio da Alberta al Texas, permettendo al governo degli Stati Uniti di ricevere il 25% dei profitti derivanti dall’oleodotto.La costruzione dell’opera rappresenterebbe certamente anche un vantaggio per Harold Hamm, fondatore e amministratore delegato di Continental Resources, la compagnia petrolifera che rappresenta il più grande produttore di petrolio del Nord Dakota. “Un oleodotto è certamente necessario – ha osservato Hamm in un recente convegno del settore – Si porta il meglio del greggio di alta qualità ai centri abitati”.I comitati promettono battagliaAnche il Dakota Access, che andrebbe dal North Dakota all’Illinois, è stato oggetto di feroci contestazioni e dure battaglie da parte dell’universo ambientalista. Le violente manifestazioni, a cui si sono aggregati anche alcune tribù di nativi americani, hanno attirato l’attenzione dei mass-media mondiali. Non sarà dunque così facile per l’amministrazione Trump portare avanti l’opera. Jamie Henn, fondatore del comitato ambientalista 350.org, promette battaglia: “Contrasteremo la costruzione degli oleodotti lungo tutto il loro percorso” – ha annunciato.”Ambientalismo fuori controllo”Proprio oggi, in una riunione con i dirigenti del settore automobilistico, Donald Trump aveva criticato la burocrazia legata alle certificazioni ambientali: “I nostri amici che vogliono costruire e investire negli Stati Uniti – ha osservato – devono aspettare troppi anni per ottenere delle autorizzazioni ambientali. Sono in larga misura ambientalista, ma ormai la questione è fuori controllo”. 

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