Trump KO: il Senato approva una risoluzione per bloccare altre azioni militari in Venezuela

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Battuta d’arresto per il presidente Usa Donald Trump. Il Senato degli Stati Uniti ha approvato ieri, con 52 voti a favore e 47 contrari, una mozione procedurale per avanzare una War Powers Resolution volta a bloccare ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza l’esplicita autorizzazione del Congresso. La risoluzione, sponsorizzata dal senatore democratico Tim Kaine (Virginia) e sostenuta anche da repubblicani critici della politica estera del presidente come Rand Paul (Kentucky), arriva a pochi giorni dall’operazione americana che ha portato alla cattura e alla rimozione del leader venezuelano Nicolás Maduro.

Il voto contro Trump, un segnale politico chiaro

Il voto è stato prevalentemente lungo linee partitiche: tutti i democratici hanno sostenuto la mozione, mentre la maggior parte dei repubblicani si è opposta. A fare la differenza sono stati cinque senatori repubblicaniSusan Collins (Maine), Todd Young (Indiana), Rand Paul (Kentucky), Josh Hawley (Missouri) e Lisa Murkowski (Alaska) – che hanno fornito i voti necessari per superare la soglia. Se la risoluzione passasse al voto finale sul merito, previsto per la prossima settimana, rappresenterebbe la prima volta dal 2020 che il Senato limita formalmente i poteri presidenziali in materia di uso della forza all’estero.

I sostenitori della misura hanno enfatizzato la necessità di riaffermare l’autorità costituzionale del Congresso sulla dichiarazione di guerra. «Se non affermiamo questi poteri, non solo per il nostro ramo del governo ma per il popolo americano, non ci sarà modo di fermare ciò che verrà dopo, perché l’amministrazione ha chiarito che il Venezuela è solo il primo colpo», ha dichiarato il senatore Adam Schiff (democratico della California) prima del voto.

I democratici criticano l’operazione in Venezuela

Schiff ha espresso timori che l’operazione venezuelana possa essere seguita da interventi in altri Paesi, citando Cuba, Colombia, Messico o persino la Groenlandia come possibili obiettivi futuri. Anche il senatore Jack Reed (democratico, Rhode Island) ha criticato la mancanza di pianificazione a lungo termine dell’amministrazione Trump: «Il Congresso esiste per supervisionare e scrutinare l’esecutivo, non per applaudire dai margini. Lodiamo i nostri militari per l’operazione della scorsa settimana, ma siamo profondamente preoccupati per la fase successiva».Altri interventi hanno sottolineato i rischi per le truppe americane.

La senatrice Elissa Slotkin (democratica, Michigan) ha avvertito: «Alla fine del giorno, sono i figli e le figlie americane a essere chiamati a creare stabilità. Questa amministrazione ha dichiarato apertamente di credere di “possedere” il Venezuela».

Perché è un segnale da non sottovalutare

Risoluzioni simili sul Venezuela o sulle operazioni contro imbarcazioni narco-terroriste nel Caribe, condotte dagli Usa da settembre, erano fallite in passato per mancanza di sostegno repubblicano. Questa volta, però, le dichiarazioni dell’amministrazione su un controllo prolungato del Venezuela e sulle sue risorse petrolifere hanno spinto alcuni repubblicani a rompere le righe.

La risoluzione, se approvata definitivamente dal Senato, avrà comunque scarse probabilità di diventare legge: dovrebbe passare anche alla Camera, controllata dai repubblicani, e il presidente Trump potrebbe porvi il veto. Rimane tuttavia un segnale significativo di un disagio bipartisan verso questa politica estera estremamente aggressiva e interventista. Nel frattempo, il senatore Kaine ha annunciato l’intenzione di presentare analoghe risoluzioni per prevenire azioni militari unilaterali in altri Paesi menzionati dall’amministrazione Trump.

La reazione di Trump e Lindsey Graham

Che il segnale politico non sia da prendere sotto gamba lo dimostra la reazione furiosa di Trump dopo il voto.

Su Truth Social, il presidente Usa si è scagliato duramente contro i senatori repubblicani capeggiati dal libertario Rand Paul: «I Repubblicani dovrebbero vergognarsi dei Senatori che hanno appena votato insieme ai Democratici nel tentativo di toglierci i Poteri per combattere e difendere gli Stati Uniti d’America.
Susan Collins, Lisa Murkowski, Rand Paul, Josh Hawley e Todd Young non dovrebbero mai più essere eletti a una carica pubblica» ha affermato.
Questo voto, ha aggiunto Trump, «ostacola enormemente l’Auto-Difesa Americana e la Sicurezza Nazionale, impedendo l’Autorità del Presidente come Comandante in Capo. In ogni caso, e nonostante la loro “stupidità”, la War Powers Act è Incostituzionale e viola totalmente l’Articolo II della Costituzione».

Durissima reazione anche da parte del senatore neoconservatore Lindsey Graham, uno dei maggiori confidenti del presidente Usa in questa fase: «Il voto di oggi al Senato degli Stati Uniti sulla Risoluzione sui Poteri di Guerra relativa al Venezuela è stato un regalo ai nostri nemici, incoraggerà ulteriori comportamenti scorretti in Venezuela e rappresenta un tentativo incostituzionale di limitare il potere del Comandante in Capo» ha dichiarato Graham, che poi ha aggiunto.

«Nel corso della mia carriera politica sono sempre stato coerente sull’idea che, secondo la Costituzione degli Stati Uniti, esiste un solo Comandante in Capo e quello è il Presidente. Ho sempre respinto l’idea che la Costituzione degli Stati Uniti permetta al Congresso di sostituire il giudizio del Presidente come Comandante in Capo in materia di impiego della forza militare».

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