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Le ultime mosse di Donald Trump preoccupano il Medio Oriente, già sconvolto da decenni di continue guerre. Mentre il presidente siriano Bashar Al Assad sembra voler dare una possibilità al tycoon, ma solo se è davvero intenzionato a combattere il terrorismo, l’Iran sembra esprimere preoccupazioni maggiori nei confronti degli Stati Uniti. Il rischio che l’accordo sul nucleare salti è alto e Teheran non vuole farsi trovare impreparata. Ma a subire i danni di questa escalation tra il Paese degli ayatollah e Trump potrebbe essere, per un effetto domino, il Libano, dove gli Hezbollah sono alleati con il presidente cristiano maronita Michel Aoun.Nei giorni scorsi, mentre Aoun definiva le milizie di Hezbollah “una componente essenziale nella difesa del Paese”, il presidente americano faceva visita al premier israeliano Benjamin Netanyahu, convenendo sulla necessità di “contrastare la minaccia posta dall’Iran” e di che ne fa gli interessi per procura, ovvero gli Hezbollah di Hassan Nasrallah.Il Partito di Dio è considerato un gruppo terroristico dal Dipartimento di Stato americano ed è pesantemente finanziato da Teheran. In questi anni di guerra in Siria, Hezbollah è riuscito ad avere un ruolo di primo piano, contribuendo alla liberazione di diversi villaggi dai gruppi ribelli. Ovviamente la presenza del Partito di Dio – composto principalmente da sciiti – ha determinato molte rappresaglie ai danni della comunità sunnite presenti in Siria. Alcuni anni di violenza inaudita sono stati anche diffusi sul web.Barack Obama ha scelto di non contrastare frontalmente Hezbollah e l’Iran, puntando invece sul rafforzamento dell’Esercito libanese. Con Trump tutto questo rischia di saltare.L’intenzione di “contrastare le ‘proxies’ iraniane” ribadita da Trump a Tel aviv rischia però di coinvolgere direttamente il governo libanese ed il suo sistema bancario (uno dei pilastri dell’economia), visto che Hezbollah ha avuto un ruolo decisivo nell’elezione a presidente del suo alleato Aoun e nella formazione di un governo di “larghe intese”, nel quale secondo alcuni osservatori detiene oggi un peso specifico senza precedenti.Secondo quanto afferma Emile Hokayem dell’International Institute for Strategic studies, intervistato dal Wall Street Journal, “il Libano subirebbe più di chiunque altro le conseguenze di una escalation tra Usa e Iran”. “Il sistema bancario libanese è molto esposto alle decisioni del Tesoro americano, che possono essere imposte con rapidità”. Il governatore della Banca centrale libanese, Riad Salameh, ha inoltre ricordato che il Libano ha già adottato lo scorso anno le misure legislative richieste dagli Stati Uniti sul controllo dei movimenti bancari, assicurandosi che Hezbollah non si inserisse “abusivamente” nel sistema, dove circa il 65% dei depositi sono in dollari. “Il governo libanese rappresenta tutte le componenti del Paese, ed è normale che Hezbollah sia incluso. Il governo ha già affermato di volersi conformare agli standard internazionali, ma altre sanzioni (nei confronti di Hezbollah, ndr) non saranno autorizzate perché abbiamo già fatto ciò che ci è stato richiesto per essere in linea con quegli standard”, ha affermato Salameh.Lo scorso anno, su indicazione di Washington, la Banca centrale libanese aveva chiuso i conti correnti di alcuni soggetti collegati a Hezbollah. Ora, però, Hezbollah fa parte del governo e, come ricorda Charbel Cordahi, consigliere economico del Fpm (il partito fondato da Aoun), “qualunque cosa accada tra Stati Uniti e Iran, l’interesse occidentale è che il Libano rimanga stabile. Se la stabilità viene minacciata, non ne pagheranno il prezzo solo i libanesi”.”Hezbollah ha missili anti nave”Secondo quanto fanne sapere fonti israeliane, Hezbollah avrebbe ottenuto armi strategiche in grado di minacciare le forze navali israeliane in caso di conflitto. Per l’intelligence di Tel Aviv, il Partito di Dio avrebbe a disposizione otto missili anti-nave P-800 Onyx, conosciuti anche come Yakhont. Tali armi potrebbero essere utilizzare per “minacciare in maniera significativa la marina israeliane, la sesta flotta statunitense e imbarcazioni civili in transito nel Mediterraneo, così come gli impianti di trivellazione per gas e petrolio recentemente realizzati da Israele”. Gli Yakhont hanno una gittata di oltre 300 chilometri e sono in grado di sfuggire ai più avanzati sistemi di difesa missilistica.La lettera di AhmadinejadNel frattempo, l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha scritto una lettera conciliante indirizzata a  Donald Trump: “Ha l’opportunità storica  di essere il pioniere di nuovi e grandi sviluppi e di fare così la storia”.  Secondo Ahmadinejad il nuovo presidente americano potrà finalmente mettere fine a 38 anni di tensioni tra Washington e Teheran: “Sua eccellenza Trump ha sinceramente descritto il sistema politico americano e la struttura elettorale come corrotta e contraria al bene pubblico”. L’ex presidente iraniano, dopo aver esortato il presidente americano a mettere fine all’interventismo in Medio Oriente e denunciata “l’arroganza” delle passate amministrazioni, ha criticato il controverso bando, bloccato dalla magistratura, all’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi musulmani, tra cui l’Iran.

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