Trump invita Xi Jinping all’insediamento: obiettivo, archiviare il caos Biden

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Nel luglio 1971, Henry Kissinger fu il primo alto rappresentante del governo statunitense a visitare segretamente la Repubblica Popolare Cinese a Pechino. Durante quella visita, e in un successivo viaggio nell’ottobre dello stesso anno, furono compiuti significativi progressi che permisero di normalizzare le “relazioni sino-americane” in funzione anti-sovietica. Una strategia all’insegna del realismo politico, che culminò con lo storico viaggio di Richard Nixon in Cina nel febbraio 1972, che archiviò decenni di ostilità tra le due potenze rivali. Cinquant’anni dopo, Washington e Pechino sono tornate a essere rivali strategiche: la prima vuole mantenere l’egemonia globale, la seconda vuole che si prenda atto che quell’ordine internazionale dominato da una sola superpotenza è tramontato.

La mossa inusuale del tycoon

Questa rivalità può sfociare in un conflitto aperto dalle conseguenze imprevedibili e devastanti per entrambe le potenze (la “Trappola di Tucidide”) oppure mantenersi nei binari di una coesistenza pacifica, segnata da una progressiva distensione dei rapporti, o in una competizione limitata (magari a una guerra commerciale, come nella prima amministrazione Trump). Certo è che, rispetto a Joe Biden, il presidente eletto Donald Trump vuole dimostrare di saper dialogare – e soprattutto negoziare – con tutti, amici e rivali, Russia e Cina. Ne è dimostrazione il fatto che, come riportato da CBS News, il tycoon ha invitato il presidente cinese Xi Jinping a partecipare alla sua cerimonia di insediamento il mese prossimo.

L’invito al leader cinese sarebbe stato inviato a novembre, poco dopo le elezioni, ma non è chiaro se Xi abbia accettato. Karoline Leavitt, portavoce del team di transizione di Trump, ha confermato l’invito, definendolo un esempio dell’impegno di Trump a creare un dialogo aperto non solo con gli alleati, ma anche con avversari e concorrenti come Pechino. Soltanto pochi giorni fa, infatti, il magnate repubblicano ha minacciato di aumentare i dazi sulle merci cinesi e ha fissato al 19 gennaio, vigilia della sua inaugurazione, il termine per ByteDance, società cinese proprietaria di TikTok, per vendere l’app o affrontarne il divieto negli Stati Uniti.

La diplomazia vis-à-vis di Trump

Tra i partecipanti, sicura la presenza del premier magiaro Viktor Orban, che si appresta a diventare un punto di riferimento dell’amministrazione Usa in Europa. Trattasi di una mossa inusuale: i registri del Dipartimento di Stato dal 1874 mostrano infatti che nessun leader straniero ha mai preso parte a una cerimonia di passaggio di poteri presidenziale. Trump, tuttavia, ritiene che i rapporti personali e diretti tra i leader mondiali siano fondamentali, anche nel caso di potenze rivali. In questo ricorda, per molti versi, l’ex premier italiano Silvio Berlusconi.

Trump, infatti, ha un ottimo rapporto personale con Xi Jinping e nel novembre 2017 ha fatto visita alla Città Proibita, un sito storico e culturale iconico della Cina, accolto dal presidente cinese Xi Jinping e dalla first lady Peng Liyuan per un tour privato, un evento piuttosto raro per un leader straniero. Tanto più per un presidente americano. A questo punto c’è da chiedersi, come ha fatto l’ambasciatore Giampiero Massolo sul Corriere della Sera, se Donald Trump non possa addirittura diventare “stabilizzante”, e se la sua diplomazia della “pace attraverso la forza” non possa riportare un po’ di ordine dopo il caos provocato dall’amministrazione Biden.