La pandemia di coronavirus che ancora non è stata messa totalmente sotto controllo, l’alto numero di disoccupati causati dalla crisi economica, i fatti legati a George Floyd e le incertezze legate al mondo dei mercati finanziari hanno in queste settimane pesato sulle possibilità di Donald Trump di essere rieletto alla Casa bianca. Al contempo, anche i maggiori exit poll elettorali hanno segnato una posizione di vantaggio per il candidato democratico Joe Biden, che piace molto all’interno del mondo politico americano di sinistra. Tuttavia, non è ancora detto che egli abbia la possibilità di diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America: il più grande pericolo sembra infatti provenire proprio da quegli errori che già quattro anni fa avevano condannato Hillary Clinton al secondo posto nel cuore degli americani. E a sostenerlo – esattamente come nel 2016 – è stato il regista ed attivista americano Michael Moore, noto per le sue inchieste politiche e da sempre vicino alle posizioni democratiche – ma quasi sempre in rotta con le alte sfere del partito e vicino all’ideologia più prettamente socialista di Bernie Sanders.
Trump vincerà le prossime elezioni presidenziali
Come riportato dalla testata giornalistica britannica The Guardian, Moore ha espresso più di una perplessità riguardo alle possibilità di Biden di vincere la prossima tornata elettorale. In modo particolare, a causa di una serie di errori organizzativi che lasciano intendere come il fallimento – come da lui stesso definito – di Clinton non sia servito da lezione al mondo democratico. Esattamente come nel 2016, infatti, Biden sembra essersi dimenticato di quegli Stati che hanno sempre rappresentato lo zoccolo duro del partito democratico e che allo stato attuale sarebbero in bilico anche nelle stesse proiezioni dei sondaggi. Senza considerare che, come spesso accade con i partiti di destra occidentali, una buona parte degli intervistati non dichiara le proprie elezioni di voto e in modo ben più diffuso rispetto agli ambienti di sinistra.
I pericoli principali per Biden infatti proverrebbero da quella regione bagnata dal lago Michigan che già nel 2016 era risultata discriminante per l’elezione a presidente di Trump, che si era rivelato in grado di parlare al cuore ed alle paure dell’elettorato – con Clinton che, invece, non si era nemmeno presentata a esporre il suo programma. E sarebbe proprio questo sentimento di abbandono percepito dal ceto operaio che, in ultima battuta, minerebbe le possibilità di vittoria dei democratici: troppo attenti a “sgambettare” l’avversario ma poco avvezzi nel guardarsi alle spalle.
Biden parla alle élite, Trump ammalia il popolo
Un altro dei grandi vantaggi di Trump nei confronti di Biden è dato dalla dialettica utilizzata durante i comizi: sicuramente più povera lessicalmente ma assolutamente più efficace per quanto riguarda il tornaconto elettorale. Trump parla al popolo, alle sue emozioni, alle sue speranze ed alle sue paure: Biden, invece, parla alle élite cerca ogni scusa per attaccare il suo avversario, che da molti però è ancora percepito come l’unico politico in grado di mantenere alto il nome degli Stati Uniti nel mondo.
Questa mancanza di fondamenti nel programma democratico e soprattutto nel modo e modalità in cui viene esposto è un assist al candidato repubblicano, che dal canto suo procede al ritmo di un rullo schiacciasassi su tutte quelle che sono le promesse fatte nel 2016. E soprattutto, con l’attenuante di aver affrontato delle criticità internazionali che nessuno dei suoi predecessori – tolto forse e in modo differente Franklin Delano Roosvelt – aveva mai affrontato.
Lavorare sugli errori passati è l’unica strada per battere il tycoon
Concludendo il suo discorso, Moore è tornato a parlare del grande lavoro necessario da parte dei democratici per poter battere Donald Trump., il quale dovrebbe passare da una fitta presenza sul territorio e dal riavvicinamento al popolo che in questi anni è andato scemando. Una posizione molto “alla Sanders”, ma necessaria per poter attaccare l’avversario proprio in quel terreno che sul quale egli è più forte e che Biden non è riuscito a scalfire: la classe media americana, legata ai valori tradizionali americani e che necessita di una figura forte alla quale affidarsi. Figura che, almeno al momento, Biden non sta assolutamente rappresentando.