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Il Passage to India del presidente americano Trump, in queste ore, tutto sembra tranne che un mero “passaggio” dopo mesi di tensioni acutissime tra Washington e New Delhi legate alla fornitura dei sistemi S-400 di fabbricazione russa. Oggi Trump ha iniziato la sua visita di Stato di tre giorni atterrando in quel di Ahmedabad, città natale di Modi, accolto con una cerimonia in pompa magna con tanto di abbraccio cordiale ai piedi dell’Air Force One.

Namastè Trump!

Un’immagine di certo non lasciata al caso ma che all’estero manda un messaggio chiaro e forte: l’India è ancora per gli Stati Uniti il potenziale pivot delle relazioni Indo-pacifiche. Travolto dall’abbraccio di Modi e dall’entusiasta accoglienza delle oltre centomila persone nello stadio di cricket di Modhera, il presidente Usa ha ringraziato il popolo indiano per l’evento Namastè Trump (Benvenuto Trump), con un tweet in hindi. Nel suo discorso ha anticipato che a breve verranno siglati tra i due paesi accordi sulla difesa del valore di tre miliardi e ha sostenuto che la vicenda personale di Modi è una storia toccante di una ascesa incredibile. Poco prima, presentandolo alla folla, Modi aveva detto “oggi abbiamo fatto la storia: i legami tra India e gli Usa non sono più una partnership qualsiasi, ma hanno raggiunto livelli altissimi”. L’affabile scambio di complimenti ed elogi tra i due leader riflette tutte le tensioni interne che sia Modi che Trump hanno dovuto affrontare negli ultimi mesi: il leader indiano è riuscito a radunare non solo il suo partito e la sua base attorno a lui, ma la maggioranza del paese, e ora deve affrontare le proteste legate alla legge sulla cittadinanza nelle strade. Trump sta uscendo da un processo di impeachment – pur se indenne – e si trova ad affrontare un’elezione generale dagli esiti incerti alla fine di quest’anno. Tra l’altro, Trump e Modi condividono una serie di somiglianze esteriori. Entrambi sono nazionalisti conservatori, entrambi hanno promosso levate di scudi contro la popolazione musulmana e gli immigrati e la loro popolarità mette in ombra quella del partito che rappresentano, sia che si tratti dei repubblicani che del Bjp.

Accordo sulle tariffe no, elicotteri si

Le tensioni internazionali e a casa non mancano, eppure perché proprio adesso Trump ha scelto di recarsi in India? L’accordo commerciale sembra essere in cima alle priorità di Washington: gli scambi Usa-India ammontano a circa 160 miliardi di dollari, ma le speranze di un accordo sono svanite da settimane mentre gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per questioni come l’aumento delle tariffe, i controlli dei prezzi e le posizioni dell’India nel commercio elettronico. L’immigrazione di lavoratori qualificati e il relativo regime dei visti si aggiungono alla lista delle intese difficili da raggiungere. L’India, dal canto suo, vorrebbe ripristinare le concessioni commerciali nell’ambito di un sistema tariffario chiamato Sistema di preferenze generalizzate (Spg), che offre ulteriori vantaggi ai prodotti dei paesi meno sviluppati: Trump ha interrotto i benefici dell’Spg per l’India nel 2019. Vi è poi la questione sicurezza.

L’India era stata preavvertita già nel 2018, dopo la firma di un accordo da 5 miliardi di dollari per i missili S-400, attirando su di sé le ire dagli Stati Uniti: una tale acquisizione avrebbe innescato sanzioni nell’ambito di un programma contro la Russia. Sebbene le sanzioni in nome del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act sembrano essere svanite nel nulla alla luce degli abbracci delle ultime ore, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti e l’India sono pronti a firmare un nuovo accordo per la vendita di elicotteri militari statunitensi per un valore di 3 miliardi di dollari alle forze armate indiane. Lo scorso autunno, Usa ed India hanno tenuto le prime esercitazioni militari congiunte in aria, terra e mare, dall’evocativo nome Tiger Triumph. “Credo che gli Stati Uniti dovrebbero essere il primo partner per la Difesa dell’India”, ha detto Trump durante il suo intervento di 27 minuti allo stadio di Ahmedabad: e questo accordo sembra confermarlo.

Gli indo-americani, forza politica emergente

Circa 4,5 milioni di persone di origine indiana vivono oggi negli Stati Uniti, una forza politica in crescita nel paese. Storicamente questa piccola fetta di elettorato si è sempre schierata con i democratici: nel 2016, solo il 16% degli indiani d’America ha votato per Trump, secondo il National Asian American Survey. Tendenzialmente questo elettorato non crede nel taglio delle tasse e nella formula del meno Stato, anzi, secondo il sondaggio di cui sopra, gli indiani negli Usa sono grandi sostenitori di un welfare generoso e della spesa pubblica. Forte dell’esperienza del 2016, Trump ha iniziato mesi fa flirtare con l’elettorato indiano in vista del super Tuesday: ne è stato un esempio, a settembre, il grande show a Houston, in Texas, chiamato “Howdy Modi“, dove Modi aveva dichiarato: “Non ho mai avuto un amico migliore, come presidente, del presidente Donald Trump”. L’elettorato indiano, mediamente, proviene dalla classe medio-alta e sebbene abbia sostenuto in maniera schiacciante i democratici nelle ultime tre elezioni, non è un bacino elettorale di fedelissimi come un normale elettore americano. Concentrati sulla costa orientale e occidentale, gli indiani vivono principalmente nelle blue belts governate dai democratici. Ergo, la visita di Stato di questi giorni potrebbe essere intimamente legata all’evento Modi-Trump a Houston: i sondaggi, infatti, stanno riscontrando una popolarità in declino dei democratici tra gli elettori indiano-americani. I candidati al Partito Democratico sono abbastanza critici nei confronti del governo Modi e le loro opinioni sul Kashmir potrebbero non essere accolte dalla comunità degli expat.

Corteggiare Delhi per punire Pechino?

Al netto dell’emergenza coronavirus, la “guerra” delle economie tra Stati Uniti e Cina resta ancora uno dei nodi gordiani dell’amministrazione Trump. Molti dei timori espressi da Washington riguardo la crescente aggressività economica cinese (il cui spauracchio era rappresentato, almeno fino ad un mese fa, dalla Nuova Via della Seta), sono fortemente condivisi dal governo di Modi. Allo scontro economico si aggiunge, poi, una questione di sicurezza che vede al Mar Cinese Meridionale come area di un potenziale scontro tra titani.

Ma l’India può davvero essere un’altra Cina in termini di difesa ed economici? Per il momento la risposta è no.