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Le elezioni statunitensi si avvicinano e nel quadro di una corsa serrata tra Donald Trump e Kamala Harris si moltiplicano le ipotesi su quali gruppi di elettori possono risultare, alla prova dei fatti, decisivi. Un gruppo apertamente conteso dai due candidati è quello dell’elettorato cattolico, sempre più rilevante nelle ultime corse presidenziali.



Il voto cattolico sarà importante su scala nazionale ma anche in diversi Stati in bilico, come l’Arizona e, soprattutto, la Pennsylvania, “nuovo Ohio” e swing State per eccellenza. E la sua evoluzione racconterà molto degli equilibri politici interni agli Stati Uniti in una fase di grandi polarizzazioni sociali e identitarie. Lo ha raccontato di recente anche Politico: “Entrambe le campagne sembrano sensibili alla sua importanza elettorale, con i democratici preoccupati che lo scambio di Kamala Haris con Joe Biden costerà loro il sostegno cattolico negli stati in bilico, e Donald Trump che twitta un’immagine della Madonna di Guadalupe e una preghiera a San Michele Arcangelo in un apparente tentativo di corteggiare i voti cattolici”, specie quelli dei cittadini di stirpe latinoamericana.

Il ruolo di Vance e Walz

Gli Stati Uniti si avviano alla fine della presidenza del secondo cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy, Joe Biden, e alle loro spalle i due candidati maggiori portano con sé aspiranti vicepresidenti che alla Chiesa di Roma fanno riferimento. In ticket con Harris c’è Tim Walz, governatore del Minnesota, che ha sempre rivendicato la sua formazione cattolica progressista; al fianco di The Donald, invece, J.D. Vance, convertito in età matura al cattolicesimo, portavoce di una visione della fede che unisce battaglie conservatrici e identitarie sul piano sociale e etico (si è definito  “100% pro-life“) a un dichiarato sostegno per gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.

Nelle parabole di Walz e Vance, in un certo senso, si può leggere la contraddittorietà del messaggio dei candidati al mondo cattolico e la battaglia in corso per il cuore e le menti dell’elettorato vicino alla Chiesa di Roma. Walz rivendica la formazione cattolica pur essendo un convinto sostenitore dell’aborto e di temi come la transizione di genere. Ancor più complessa la posizione di Vance L’ex venture capitalist della tecnologia proveniente dall’America profonda, protestante e individualista, e oggi senatore dell’Ohio, si proclama fautore del “laburismo” cattolico delle encicliche sociali sull’attenzione ai poveri e paventa anche l’anti-elitismo proprio di una certa contestazione cattolica al capitalismo di Wall Street, che negli Anni Trenta del Novecento fu popolarizzata dal prete e radio-predicatore Charles Coughlin. Ma al contempo ignora platealmente ogni forma di insegnamento cattolico sul fronte dell’accoglienza e della gestione del problema migratorio, oppure sull’universalità del welfare.

La “scomunica” del Papa

Il cattolicesimo che le campagne elettorali di Trump e Harris vogliono solleticare è dunque à la carte. Si sposa con la tribalizzazione del messaggio politico americano. Parla a “follower” della Chiesa più che a veri fedeli, cercando di leggere il messaggio cattolico alle luci delle guerre culturali americane. Una posizione che Papa Francesco ha già avuto modo di sottolineare definendo “contro la vitaentrambi i candidati, stigmatizzando le prese di posizioni di Harris sull’aborto e quelle di Trump sull’immigrazione. Una “scomunica” che ha spinto Papa Francesco a chiedere ai cattolici americani di votare quel che ritengono, secondo coscienza, il male minore. A non piegare, dunque, Dio a Cesare. Anche il cattolicesimo Usa è, innanzitutto, fenomeno americano.

Il mondo cattolico diviso, Trump avanti nei sondaggi

In questa fase, in ogni caso, il voto del 25% di americani che si professa cattolico peserà. Un sondaggio del National Catholic Reporter dà a The Donald un vantaggio leggero nei sondaggi negli Stati in bilico che decideranno la corsa alla Casa Bianca, di peso non secondario nelle urne: “Trump è in vantaggio su Harris per il 50% contro il 45% negli Stati chiave attentamente monitorati, un margine che potrebbe essere un fattore importante data la vicinanza della competizione”. In particolare, “l’ex presidente ha un vantaggio maggiore nel Wisconsin, dove è in vantaggio di 18 punti percentuali, e nel Michigan, dove è in vantaggio di 12 punti tra gli elettori cattolici”.

Assieme alla rimonta di Trump nelle fasce nere e latine dell’elettorato e alla sorprendente performance tra i musulmani questo lascia presagire una corsa aperta fino all’ultimo. In cui il campo cattolico sarà decisivo, secondo un processo nel quale più del messaggio della Chiesa conterà la percezione identitaria dei singoli. Rendendo meno ecumenico, di per sé, e diviso al suo interno il mondo americano che fa riferimento a Roma. Un dato che per il futuro dei cattolici nella “Democrazia di Dio” non potrà essere sottovalutato.

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