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Da una parte un acerrimo nemico da combattere. Dall’altra numerosi alleati che si combattono a vicenda. Questo lo scenario delicato in cui si trova l’amministrazione Trump che da mesi sta cercando di creare una “Nato araba” con i suoi partner in Medio Oriente in funzione anti-Iran. Ma le frizioni tra gli alleati del Golfo continuano ad ostacolare i piani del presidente americano.

Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Giordania, Oman e Qatar. Sono i Paesi che Donald Trump sta continuando a corteggiare per creare una potente coalizione contro l’Iran. Di questo si è parlato nel corso dell’ultimo incontro a New York tra il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, e i ministri degli Esteri dei partner mediorientali. Durante il meeting Pompeo ha sottolineato la necessità di sconfiggere lo Stato islamico, porre fine ai conflitti in Siria e Yemen e, soprattutto, “fermare l’attività maligna dell’Iran nella regione”.  

“Tutti i partecipanti hanno concordato sulla necessità di affrontare le minacce provenienti dall’Iran”, si legge in una nota del Dipartimento di Stato.  Una dichiarazione che sembrerebbe aprire la strada alla creazione dell'”Alleanza strategica del Medio Oriente” se non fosse per la dura opposizione di un importante partner americano. Si tratta del Qatar che non ha intenzione di cedere fino a quando non sarà risolta la crisi del Golfo. “Prima di parlare di Alleanza nella regione, si deve trovare una soluzione al nostro isolamento. Questa è la vera sfida”, ha dichiarato il ministro degli Esteri qatariota, Mohammed bin Abdulrahman al Thani. 

La crisi del Golfo

Dal giugno 2017, la coalizione a guida saudita composta da Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrain ha interrotto le relazioni diplomatiche e sospeso tutti i rapporti con il Qatar. L’accusa rivolta a Doha era quella di sostenere le organizzazioni terroristiche, in particolare i Fratelli Musulmani, nemici della dinastia saudita, ma sono soprattutto lo scarso allineamento del Qatar alle politiche dettate dalla coalizione del Golfo e gli interessi in comune con l’Iran ad aver scatenato la crisi tra i Paesi. A distanza di oltre un anno, la situazione nella regione non è migliorata e i diversi attori continuano a giocare a farsi la guerra sullo scacchiere internazionale.

Lo scontro tra l’alleanza a guida saudita e il Qatar mette così l’amministrazione Trump in una posizione delicata. Stati Uniti e Kuwait hanno tentato in più occasioni di mediare tra i Paesi del Golfo, senza riuscire a trovare una soluzione definitiva. Il faccia a faccia di venerdì scorso tra Qatar e Arabia Saudita alla presenza di Pompeo non ha allentato le pressioni: “Non c’è stato alcun progresso. Siamo grati a Trump per i suoi sforzi, ma le risposte da parte dei Paesi del blocco non sono state positive”, ha dichiarato il ministro degli Esteri qatariota al termine dell’incontro, mentre i sauditi hanno preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. 

La creazione di un blocco contro il regime iraniano fortemente voluto dal presidente Trump rischia per ora di non vedere la luce. Le contrapposizioni tra i Paesi del Golfo stanno ostacolando i progetti dell’amministrazione americana che nel frattempo sta cercando di coinvolgere anche Israele in quello che è stato denominato “l’accordo del secolo” per il Medio Oriente.

La risposta dell’Iran

“Il segretario di Stato Mike Pompeo ha fatto solo mosse sbagliate contro l’Iran”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. “Cosa dovrei fare con lui? Credo che abbia commesso gravi errori sulla regione. Credo che gli Stati Uniti debbano rivedere la propria politica nei nostri confronti”. Ma l’amministrazione Trump non intende fare passi indietro. Ora c’è “solo” da trovare una soluzione per la crisi del Golfo. Poi la strada verso una coalizione contro il regime iraniano dovrebbe essere tutta in discesa.

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