Doveva esserci solo un saluto fugace, una stretta di mano veloce, un “hello!” detto in fretta e furia, ma Donald Trump ha stupito il mondo rendendo il suo terzo faccia a faccia con Kim Jong Un un evento storico. Il presidente americano aveva chiesto al leader nordcoreano un incontro al confine tra le due Coree e lo aveva fatto in modo bizzarro, scrivendo un tweet poco prima di atterrare in Corea del Sud. Al termine del G20 Trump doveva infatti recarsi a Seul assieme all’omologo sudcoreano Moon Jae In: e allora quale occasione migliore per rivedere un vecchio “amico”, come più volte è stato definito Kim Jong Un? D’altronde la capitale della Corea del Sud dista meno di 200 chilometri da Pyongyang e la Zona demilitarizzata era il luogo perfetto per uno scambio di battute.

Trump entra nella storia

Trump è arrivato nell’area indicata a bordo di un elicottero. Dopo aver osservato il paesaggio nordcoreano dalla cima di una torretta di controllo è sceso per avvicinarsi alla linea di confine. Qui si è materializzato Kim Jong Un per un incontro organizzato la sera precedente in fretta e furia, una sorta di fuori programma inatteso che si è però rivelato fondamentale sia dal punto di vista mediatico che soprattutto dal lato diplomatico. I due presidenti si sono ritrovati faccia a faccia, Trump ha poi superato il confine e fatto alcuni passi in Corea del Nord in compagnia di un sorridente Kim Jong Un. I due hanno rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa, per poi intrattenere un lungo colloquio riservato insieme alle rispettive delegazioni. The Donald si è detto onorato di essere il primo presidente americano ad aver messo piede sul suolo nordcoreano, riscuotendo i plausi di Kim per la determinazione mostrata nel voler ottenere un dialogo produttivo con Pyongyang. Trump ha persino detto di essere pronto a invitare il leader nordcoreano alla Casa Bianca qualora i rapporti tra le parti dovessero mantenersi in questo modo.

Battute e abito d’ordinanza

Il tycoon ha poi riservato ai cronisti presenti un paio delle sue battute: “Posso dirvi che Kim Hyock Chol – cioè il principale negoziatore nordcoreano presente all’ultimo vertice di Hanoi tra Trump e Kim – è ancora vivo e spero che anche gli altri lo siano”. I media di mezzo mondo avevano infatti scritto che Kim Hyock Chol era stato ucciso dal governo nordcoreano per il presunto fallimento avvenuto in Vietnam. L’altra gag ironica è avvenuta quando Trump ha ringraziato Kim Jong Un di essersi presentato all’appuntamento: “Se tu non fossi venuto mi avresti colpito duramente”. C’è un altro particolare da non tralasciare, a conferma della nuova distensione: Trump non solo è stato il primo presidente americano a metter piede in Corea del Nord, ma è anche il primo leader statunitense a presentarsi nella Zona Demilitarizzata in abito di ordinanza. Obama, nel 2012, indossava una giacca a vento scura, proprio come gli ex presidenti Ronald Reagan (1983), Bill Clinton (1993) e George W. Bush  (2002) durante le rispettive visite nella Zona demilitarizzata.

E adesso cosa succede?

Nonostante gli evidenti passi avanti resta da capire quali saranno i prossimi sviluppi politici. Di sicuro Trump e Kim dovranno rivedersi per arrivare a un accordo scritto su carta: la denuclearizzazione coreana in cambio di un progressivo allentamento delle sanzioni economiche che gravitano da anni sulla Corea del Nord. La strada adesso è spianata più che mai ma attenzione al Deep State americano, che già nei mesi scorsi aveva provato più volte a mettere il bastone tra le ruote al presidente americano; non per nulla Trump ha organizzato questo particolare meeting con un semplice tweet, senza passare per le tradizionali vie istituzionali. Alcuni esperti, come Victor Cha, professore alla Georgetown University, hanno definito l’incontro un evento da “reality Tv”, una “falsa diplomazia”, utile a riempire di complimenti Corea del Sud, Stati Uniti e Corea del Nord e legittimare allo stesso tempo il “perfido regime” di Kim Jong Un. 

Il ruolo della Cina

Eppure Trump ha mostrato di voler andare fino in fondo. Certo, al presidente americano non sono mancate né la volontà né il coraggio, ma senza l’intercessione di Xi Jinping probabilmente niente sarebbe successo. La questione nordcoreana è stata trattata tra il presidente statunitense e il leader cinese nell’ultimo bilaterale avuto in Giappone in occasione del G20 “della distensione”. Trump non ha imposto nuovi dazi sulle importazioni cinesi ed è sembrato disposto anche a trovare un accordo su Huawei; un favore economico con la Cina in cambio di una distensione diplomatica? La ricostruzione è verosimile, dal momento che Xi Jinping era volato a Pyongyang un mese fa per parlare con Kim Jong Un. Due indizi non sono una prova ma lasciano intendere che Pechino abbia svolto, dietro le quinte, un ruolo non da poco.