Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha categoricamente escluso un’indagine ufficiale sul sabotaggio delle pipeline Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico, avvenuto il 26 settembre 2022. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha risposto con una battuta a chi gli chiedeva se intendesse identificare i responsabili delle esplosioni: “Se chiedessi a certe persone, probabilmente potrei dirvelo senza sprecare soldi per un’indagine”. Ha ribadito di non ritenere la Russia responsabile, ripetendo quanto già dichiarato durante la campagna elettorale del 2024. Alla domanda su chi fosse il colpevole, Trump è rimasto evasivo: “Non voglio mettere nei guai il nostro Paese”. Le sue parole fanno eco a un’intervista con il conduttore Tucker Carlson, in cui escluse la responsabilità russa, insinuando un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti senza fornire dettagli.
Le pipeline Nord Stream, infrastrutture strategiche per il trasporto di gas naturale dalla Russia all’Europa, erano fondamentali per l’approvvigionamento energetico europeo. Nord Stream 1, operativo dal 2012, trasportava fino a 60 miliardi di metri cubi di gas all’anno, coprendo nel 2021 circa il 16% delle importazioni di gas dell’Ue e la metà del fabbisogno tedesco. Le esplosioni del 2022, definite “il più grande sabotaggio nella storia europea”, hanno reso le pipeline inoperabili, mentre si tenta ancora di capire chi ha compiuto tale atto.
Il commando ucraino legato alla Cia
Le insinuazioni del presidente Usa rispetto a un possibile coinvolgimento di Washington trovano conferme nelle inchieste giornalistiche di Der Spiegel e del Premio Pulitzer Seymour Hersh. Come ha scritto lo scorso anno la testata tedesca, i responsabili del sabotaggio contro l’infrastruttura sarebbe un gruppo di una dozzina di ucraini, tra civili e militari, guidati da una donna. Questi “patrioti ucraini”, reclutati per una “missione rischiosa e simbolica”, avrebbero operato con un budget di appena 300.000 dollari, utilizzando la barca a vela Andromeda, noleggiata per 11.900 euro. La missione si è svolta in acque polacche, tedesche, danesi e svedesi, con gli esplosivi posizionati a 80 metri di profondità, 44 km a Nord-Est dell’isola danese di Christiansø.
Secondo Der Spiegel, il commando avrebbe legami di lunga data con la Cia, un dettaglio che alimenta le accuse di un coinvolgimento statunitense. Nel febbraio 2023, il giornalista investigativo Seymour Hersh, vincitore del Pulitzer, aveva già puntato il dito contro Washington, sostenendo che l’attacco fosse stato pianificato con il supporto della Norvegia durante l’esercitazione militare Baltops 2022. Le autorità tedesche hanno trovato tracce di esplosivo sull’Andromeda e identificato un sospettato ucraino, esperto di immersioni, che è sfuggito all’arresto in Polonia grazie a un diplomatico ucraino.
Cosa sappiamo finora e il silenzio dell’Ue
L’inchiesta solleva interrogativi sul coinvolgimento delle autorità ucraine e del presidente Zelensky. Ad aprile 2022, il piano di sabotaggio sarebbe stato presentato al generale Valerij Zaluzhny, allora comandante delle forze armate ucraine, che avrebbe chiesto se il presidente Volodymyr Zelensky ne fosse informato. La risposta negativa sembra averlo rassicurato, ma Der Spiegel ritiene improbabile che un’operazione di tale portata sia rimasta segreta a Zelensky. Il presidente ucraino, nel giugno 2023, ha negato ogni coinvolgimento: “L’Ucraina non ha fatto nulla del genere, e non lo farei mai”. Tuttavia, il Wall Street Journal riporta che Zelensky avrebbe inizialmente bloccato il piano, ma Zaluzhny lo avrebbe portato avanti senza autorizzazione.
Il sabotaggio di Nord Stream ha avuto profonde conseguenze economiche per l’Europa, in particolare per la Germania. Fulvio Scaglione, su InsideOver, ha sottolineato che è improbabile che l’Ucraina abbia agito da sola, considerate le implicazioni geopolitiche. L’ingegnere svedese Erik Andersson, che ha condotto un’indagine forense sul caso, intervistato in più occasioni dalla nostra testata, ha accusato i media americani come il Wsj di voler “ripulire l’immagine degli Stati Uniti”.
Al netto delle parole di Trump, ciò che sorprende è l’ignavia delle cancellerie europee e, in particolare, della Germania, che a questo punto dovrebbero chiedere conto al presidente Usa delle informazioni in suo possesso. Sempre che a quest’Europa interessi la verità.