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Il presidente eletto Donald Trump ha dichiarato che non intende coinvolgere l’ex candidata presidenziale repubblicana ed ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley né l’ex Segretario di Stato e già capo della CIA, Mike Pompeo, nella sua prossima amministrazione. “Non inviterò l’ex ambasciatrice Nikki Haley né l’ex Segretario di Stato Mike Pompeo a far parte dell’Amministrazione Trump, attualmente in fase di formazione”, ha scritto il tycoon sui social media. “Ho molto apprezzato lavorare con loro in passato e desidero ringraziarli per il servizio reso al nostro Paese”. Della serie: “grazie di tutto”, ma si tratta chiaramente di una bocciatura senza appello per i due ex membri dell’amministrazione repubblicana.

Duro colpo per i neocon

La decisione di escludere Haley e Pompeo rappresenta politicamente un duro colpo per l’ala neoconservatrice e interventista del partito repubblicano, che guarda a figure come Haley e Pompeo per il loro orientamento aggressivo in politica estera. Una corrente sempre meno influente all’interno del Gop, che Trump sembrerebbe voler escludere dalla squadra di governo a differenza di quanto accaduto nel 2016, quando dovette circondarsi non solo di Pompeo ma anche dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Il mancato coinvolgimento di queste figure nella nuova amministrazione Trump segnala un possibile cambio di rotta o un ridimensionamento di questa linea all’interno dell’amministrazione Usa.

Le prime dichiarazioni della squadra di Trump sembrano andare in questa direzione. Un consigliere di alto livello del presidente eletto ha infatti dichiarato che l’Ucraina deve essere “realistica” nei suoi obiettivi riguardo alla guerra, affermando che la Crimea occupata dalla Russia è “perduta”. Parlando alla BBC il 9 novembre, il consigliere repubblicano Bryan Lanza ha spiegato che l’amministrazione Trump chiederà al Presidente ucraino Volodymyr Zelensky di proporre una “visione realistica per la pace”. Lanza ha aggiunto che la richiesta di Zelensky di considerare la pace solo con la restituzione della Crimea non è fattibile. Un cambio di rotta deciso rispetto a quello dell’amministrazione Biden. Soltanto 12 settembre scorso, il segretario di Stato Antony Blinken disse che la “Crimea è Ucraina. La Crimea mostra il futuro che Putin cerca per tutta l’Ucraina. Non è un caso isolato, è un modello. Alla Piattaforma della Crimea ho ribadito il sostegno degli Stati Uniti alla lotta dell’Ucraina contro l’aggressione russa”. Ora la linea parrebbe essere molto diversa, incentrata più sul realismo che su un idealismo che non porta a nulla di concreto.

L’ex Segretario di Stato era a favore della guerra contro Teheran

Se Trump avesse riconfermato Pompeo, avrebbe certamente adottato una linea molto aggressiva in Medio Oriente, soprattutto nei confronti dell’Iran. L’ex capo della CIA ha infatti esortato, nelle scorse settimane, le nazioni amanti della pace ad aiutare Israele a “completare il lavoro” contro l’Iran, invece di chiedere un cessate il fuoco. Ha affermato che Libano e Stati del Golfo apprezzerebbero l’azione di Israele per eliminare la principale minaccia regionale, mentre solo Cina, Russia e Corea del Nord sarebbero scontenti di un indebolimento di Teheran. Pompeo ha criticato l’Amministrazione Biden, così come Australia, Regno Unito, UE e altri Paesi, per aver chiesto a Israele di deporre le armi in Gaza e in Libano, dove Israele ha recentemente aperto un nuovo fronte contro Hezbollah.

Sorprende meno, invece, l’esclusione di Nikki Haley, ex-ambasciatrice presso le Nazioni Unite e candidata alle primarie repubblicane. Tra il presidente eletto e l’ex ambasciatrice Onu, che durante le primarie era sostenuta da una folta schiera di repubblicani “Never Trump”, infatti, i rapporti si sono notevolmente raffreddati. E sono rimasti tali anche negli ultimi mesi.

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