Fino ad oggi, sulle ultime vicende siriane, hanno dialogato direttamente a telefono od a distanza via Twitter. Adesso, come si apprende nella giornata di martedì ancora una volta via social, Donald Trump e Recep Tayyp Erdogan si incontreranno il prossimo 13 novembre a Washington. È molto probabile che il vertice bilaterale tra Usa e Turchia verta sulla Siria, alla luce anche dell’attacco partito nelle scorse ore da parte di Ankara nei confronti dei curdi stanziati nel nord del paese arabo.

“Turchia importante alleata”

Soltanto nella giornata di lunedì, sempre tramite Twitter, il presidente Usa parlava con toni molto minacciosi nei confronti di Erdogan. Le attenzioni, in particolare, erano rivolte per l’appunto alla Siria: ad inizio di questa settimana, Donald Trump ha ufficializzato il ritiro dal paese da parte delle truppe Usa, lasciando spazio alla possibilità turca di intervenire contro i curdi. Poi, poche ore dopo, ha ridimensionato la portata del ritiro ed ha rivolto un invito ad Erdogan affinché non attui interventi su vasta scala in Siria: “Potrei distruggere l’economia turca se ciò accadesse”, scriveva infatti Trump sui social.Martedì invece, è arrivato il giorno della svolta: il tycoon newyorkese ha infatti  parlato della Turchia come di un’importante alleata, rimarcando l’appartenenza alla Nato.

“La Turchia è un alleato della Nato importante e con buona reputazione – si legge nel tweet di Trump – In tanti dimenticano con opportunismo che la Turchia è un grande partner commerciale degli Stati Uniti, costruisce i telai in acciaio degli F-35″, rimarcando quindi i motivi che tengono ancora oggi salda l’appartenenza di Ankara nell’alleanza atlantica. Ma non solo: “Si tratta anche un paese con cui è facile trovare accordi – prosegue Trump – che mi aiuta a salvare vite nella provincia di Idlib, e che ha consentito il rimpatrio, e in ottima salute, del pastore Andrew Brunson, che aveva di fronte a sé ancora da scontare molti anni di prigione”.

Dalle minacce dunque, a frasi in cui ad essere sottolineati sono i punti in comune tra i due paesi: un segnale di come, da parte di Trump, c’è tutta l’intenzione di non cancellare l’alleanza con la Turchia ma, al contrario, di rafforzarla.

Lo scenario siriano

A questo punto però, ci si chiede quale potrebbe essere la situazione in Siria il prossimo 13 novembre e quale, soprattutto, la posizione ufficiale che Trump comunicherà ad Erdogan di persona durante l’incontro fissato a Washington. Il presidente Usa più volte ha comunicato di non voler lasciare soli i curdi ed ha ammonito Ankara invitandola a non intraprendere azioni su larga scala. L’impressione è che dalla Casa Bianca si vogliano “sorvegliare” le mosse di Erdogan, ma non impedirle del tutto.

Del resto, Trump sa molto bene che Russia ed Iran hanno già dato il benestare all’operazione voluta da Erdogan e che il futuro della Siria dipende anche da questo intervento. La stabilità dell’area passa dai compromessi trovati, tacitamente e non, tra i vari attori dell’area mediorientale. E la Turchia, in tal senso, vuole la “sua” zona cuscinetto: Trump, alla Casa Bianca, impartirà le direttive su come ed in che tempi ottenerla.