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Da quando si è insediato alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato costantemente messo in discussione. Lo spettro dell’inchiesta del Russiagate ha agitato le acque della sua amministrazione sin dal primo giorno. Ora, a farsi viva è l’ipotesi che il presidente possa essere messo sotto impeachment: secondo alcuni giuristi, infatti, Trump potrebbe essere messo in stato d’accusa per via dei guai in cui sono finiti due suoi ex collaboratori. Il primo è Michael Cohen, che ha confermato di aver pagato due donne durante la campagna elettorale – la pornostar Stormy Daniels e l’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal – al fine di comprarne il silenzio e dunque violando la legge sul finanziamento della campagna elettorale. L’altro è l’ex manager della sua campagna elettorale, Paul Manafort, che è stato condannato per 8 capi d’imputazione, di cui cinque per frode fiscale.

Il Congresso americano sceglierà dunque di iniziare un processo a carico dell’inquilino della Casa Bianca? La strada è tutta in salita.

Perché l’impeachment rimane improbabile

Come spiega l’Agi, le procedure di impeachment sono piuttosto lunghe. Il via lo dà la Commissione Giustizia della camera bassa del Congresso: il voto deve venir poi confermato prima dall’intera Camera dei Rappresentanti con una maggioranza semplice, e successivamente dai due terzi del Senato. Più della metà dei parlamentari statunitensi dovrebbero perciò “sfiduciare” Trump, giudicandolo colpevole di un capo di accusa. Difficile che ciò accada finché i repubblicani controllano il Congresso.

Anche secondo il Washington Post l’impeachment rimane improbabile finché i repubblicani controllano gli organi governativi. La situazione potrebbe cambiare in autunno “qualora i democratici dovessero prendere il controllo della Camera dopo le elezioni di mid-term”: elezioni nelle quali però i democratici dovrebbero letteralmente spazzare via i repubblicani, poiché la messa in stato di accusa viene deliberata dalla Camera dei rappresentanti a maggioranza assoluta, ma la condanna viene pronunciata con deliberazione del Senato a maggioranza dei due terzi. 

Il precedente: John Edwards

Come ricorda The National Interest, all’inizio del 2012, John Edwards, ex senatore democratico degli Stati Uniti, fu stato assolto dall’accusa di finanziamento illecito alla sua campagna elettorale. Su altri cinque capi d’accusa, per corruzione, falsa testimonianza e uso illecito di denaro raccolto a scopo elettorale, la giuria non è riuscita a raggiungere una posizione unanime e ha dovuto quindi rinunciare a un verdetto.

La procura lo accusò di aver usato fino a un milione di dollari raccolti a scopo elettorale per coprire la sua relazione con Rielle Hunter. L’accusa non era riuscita a dimostrare che i pagamenti erano legati alla campagna, al contrario di essere motivati, ad esempio, dal desiderio di proteggere la sua reputazione e il suo matrimonio. Anche se ci sono differenze nei due casi che potrebbero rivelarsi significative, la vicenda di Edwards dimostra che è quasi sempre molto difficile dimostrare certe accuse e la questione sotto il profilo giuridico – anche nel caso di Trump – presenta delle ambiguità. 

Rischio polarizzazione

È probabile dunque che i democratici riescano ad avere la maggioranza alla Camera dopo le elezioni di mid-term, ma è difficile che riescano ad ottenere un’ampia maggioranza al Senato. E proprio come accadde conBill Clinton, la messa in stato d’accusa contro Donald Trump potrebbe cadere proprio al Senato.

Nel frattempo, però, il tema dell’impeachment continuerà a tenere banco nell’opinione pubblica ed è probabile che le lezioni di quest’autunno si trasformino in un sondaggio sul presidente. “La questione – sottolinea The National Interest – polarizzerà l’America ancor più di quanto non sia polarizzata ora. Abbasserà il livello di fede dei cittadini nelle sue istituzioni politiche anche al di sotto del livello attuale. Lascerà gli americani ancora più disgustati dalla politica di quanto lo siano ora. Scuoterà e deriderà i quasi 63 milioni di americani che hanno votato per Trump e che accetteranno l’assalto legale solo se procederà senza ambiguità”.

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